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28 giugno 1908 – Nasce a Rimini Libero Misserini, pugile e alfiere del motociclismo

Il 28 giugno 1908 nasce a Rimini Libero Missirini.

Come leggiamo sul sito del Comune di Rimini, Libero nasce all’ultimo piano di una casetta dell’allora Via Emilia al civico 32, nel Borgo San Giuliano.

A 16 anni inizia la sua carriera nei pesi leggeri, nelle fila della Libertas, sospinta da quel Santarelli, che si scopre doti di grande maestro, senza essere mai salito su un ring e che ha dato alla società riminese l’onore di nove azzurri avendo nella nazionale contemporaneamente quattro atleti, la metà dell’organico: Missirini, Rodriguez, Neri e Lotti.

Dal 1926 in poi, i pugili riminesi conquistano una vittoria dopo l’altra, prima a livello ragionale, poi nazionale e internazionale. Nel 1931 Libero è forse all’apice del successo sportivo, lo chiamano “la Volpe del ring”, per come riesca ad associare furbizia, tecnica e potenza.

Nel 1932 arriva quella che forse è la più grande ricompensa per chi pratica sport, la convocazione a partecipare agli allenamenti collegiali di Formia, preparativi alla formazione della rappresentativa azzurra alle Olimpiadi di Los Angeles.

Di Libero si parla così in un giornale riminese del 25 maggio 1932: “Da Missirini, il forte e buon Missirini, siamo sicuri di non aver dispiaceri. Inutile pronosticare; soltanto la certezza che egli farà,come di consueto tutto il possibile. E fare tutto il possibile per Missirini significa dare fino all’ultima energia per il conseguimento della vittoria”. L’articolo esce in occasione del raduno di Formia, dove si devono selezionare gli azzurri per le Olimpiadi di Los Angeles. Libero mette in mostra quelle doti che ne hanno caratterizzato l’intera sua parabola sportiva, e nonostante le ottime prestazioni come quelle contro Fiore e Marini, forse per la sua giovane età e forse per la diretta concorrenza di pugili quali Bianchirli, campione d’Europa, viene giudicato “ancora inesperto”.

L’amarezza è grande e lascia una traccia profonda. I pugili riminesi continuano però a stendere gli avversari di mezza Europa.

Neri, Magnani e Missirini intanto sono entrati nei Vigili del Fuoco. Già dal marzo 1930, Libero fa parte del Corpo dei Civici Pompieri in qualità di operaio dell’officina acquedotto e autoveicoli.

Nel 1937 Missirini abbandona la camera agonistica dopo aver disputato da protagonista ben 350 incontri.

Arriva la guerra con tutto il suo carico di tragedie. Ma dopo il conflitto, con un’Italia tutta da ricostruire, per Missirini è come se iniziasse una nuova vita.

“Nell’ottobre del 1945, quando le macerie del conflitto appena concluso – si legge sempre nel sito del Comune – coprono terrificanti la quasi totalità della penisola, è ancora Rimini, prima fra le prime città a ripresentare un avvenimento motociclistico quando lo sport sembra paralizzato o, comunque impotente nello sforzo di ritrovare il vecchio ritmo. Fu quella di Rimini del 1945 una meravigliosa giornata, non tanto per la Romagna che ritrovava intatti i suoi vecchi entusiasmi quanto per il motociclismo italiano che sul suo esempio seppe riorganizzarsi per poi puntare in pochi anni ai campionati mondiali. La gara, che fu di velocità, vide alla partenza oltre ai numerosi piloti dell’epoca, anche Omobono Tenni, una vera leggenda vivente del motociclismo mondiale. Quella gara fu vinta da Balzarotti, seguito da Nino Martelli, su una Guzzi prestatagli dall’amico Roberto Sandrolini”.

“Ebbene quel circuito di Rimini del 14 ottobre 1945, fu sul punto di naufragare per il troppo entusiasmo e la mancanza di attrezzature nonché per l’enorme folla, la carenza organizzativa e il disastroso tracciato di gara. Due personaggi si alzarono su quel marasma e imposero la disciplina. Erano l’uno Guglielmo Sandri, vincitore della prima Milano – Taranto a oltre 106 di media su strade aperte al traffico, e l’altro Libero Missirini, che aveva fatto dello sport motociclistico, una fede da coltivare. E proprio a Libero si deve l’organizzazione di quel grande evento internazionale. Solo chi possedeva una così grande passione per gli sport motoristici, volontà ferrea, e costante tenacia, poteva arrivare ad organizzare annualmente, quella che verrà in seguito ricordata da tutti con un nome carico di suggestione, come “mototemporada”, corsa di moto sui viali di Marina centro dal 1945 al 1972. La mototemporada, come la battezzò il giornalista sportivo Ezio Pirazzini, era una fantastica manifestazione, una specie dì istituzione, migliaia di persone si muovevano nel fine settimana verso il litorale adriatico per assisterv”i.

Inoltre, nella primavera del 1945 Missirini, con Brolli e Pasolini, getta la basi del suo primo Moto Club.

Libero negli anni a seguire, rappresentò forse, la “massima” autorità sportiva motociclistica’ riminese. I circuiti cittadini si susseguirono, di anno in anno, di pari passo con l’oramai altrettanto prestigioso rally Rimini-San Marino. E la più antica Repubblica del mondo, mostra la sua riconoscenza nominandolo “Cavaliere ufficiale dell’ordine di sant’Agata” con decreto emanato nel 1955, dagli allora Capitani Reggenti.

Libero Missirini, oltre alla carica di delegato Coni, fa parte in quegli anni di quasi tutte le società sportive della città. Gli sforzi organizzativi di quegli anni, vedranno non pochi riconoscimenti, tra i quali quello del comitato olimpico nazionale italiano nel 1966, per l’impulso dato alle gare di rally, e regolarità,. Lo stesso comitato, tornava a sottolineare poi, le numerose e lusinghiere affermazioni in campo organizzativo, per le quali veniva attribuito il premio.

Missirini non organizzava unicamente spettacoli sportivi, egli era interprete di un sentimento comune a tutte le genti della nostra terra, e per ricordare i suoi grandi campioni si adoperò con ogni mezzo: “La nuova fatica di Missirini è andata a compimento. Il monumento a Renzo Pasolini per il quale egli si era battuto con tanto fervore è stato inaugurato alla presenza di sportivi ed autorità………Missirini e quelli che hanno contribuito per erigere il monumento al grande Renzo hanno interpretato il pensiero di una enorme platea senza alcun dubbio di tutta l’Emilia Romagna”. (Il Resto del Carlino giugno 1976).

A coronamento di un’intera vita spesa a servizio dello Sport, e delle sue istituzioni, Libero il 24 maggio del 1988 viene invitato al Quirinale dal Presidente Cossiga, per essere insignito della massima onorificenza del CONI, la “stella d’oro” al merito sportivo, proposto dalla Federazione Motociclistica Italiana con questa motivazione: “Personaggio di spicco del motociclismo nazionale, ha dato vita ad un elevato numero di Gran Premi e raduni internazionali. Membro di numerose commissioni federali nel periodo 1954-1982 è dal 1945 Presidente del glorioso Moto Club Rimini”.

“…Libero Missirini 80 anni è una istituzione a Rimini. Un personaggio autentico, ricco di umanità, di mille aneddoti, di tanto amore per la sua città per le cose che ha fatto: prima il pugile poi il Comandante dei Vigili del Fuoco, il Direttore del parco autoveicoli del Comune, dell’Amir, dell’Azienda Pompe Funebri, il Presidente dell’Associazione Azzurri e della Banda cittadina, ma soprattutto l’organizzatore delle corse di moto nei viali di marina centro dal 1945 al 1972”. Tirando le somme, quasi volesse fare un consuntivo della propria esistenza, così si racconta: “…tra non molto lascerò la presidenza del Moto Club Città di Rimini per motivi di salute e anche perché da tempo i Moto Club non sono più quelli di una volta. Non contano più niente nella federazione e nel nostro sport…”

Sul finire di quegli anni, ripercorrendo a ritroso gii avvenimenti che ne hanno caratterizzato la vita di sportivo e organizzatore, alla domanda se si ritenesse un personaggio, rispose: “Molti mi ritengono tale, ma io quello che ho fatto, sia come comandate dei Vigili del Fuoco, sia come direttore tecnico dell’Azienda Autoveicoli del comune, e come Presidente dei Clubs Motoristici, l’ho fatto per dare lustro ai miei concittadini ed alla mia città, ed ancora mi dedico alla Banda come Presidente, perché nel ’68, quando ci fu la scissione nessuno ebbe il coraggio di rimetterla in sesto…”.

Sarà così sino al 2 ottobre 1994, quando Libero se ne andò per sempre.

“A lui il motociclismo, e non solo romagnolo, deve molto perché è stato uno dei primi incantatori di quella manifestazione davvero incantevole che si chiamava mototemporada, purtroppo morta prima di lui in un lontano giorno del 1971, quando Agostini gli disse: “Libero stavolta è proprio finita per i tracciati stradali”. E lui mestamente annui, senza sbraitare pur sapendo che ci aveva rimesso un sacco di soldi.” (II Resto del Carlino 4 ottobre 1994 di Ezio Pirazzini).

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