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30 dicembre – Senta Marteina la tira zo la fareina

Il 30 gennaio la Chiesa cattolica commemora Santa Martina, diaconessa romana e martire nel III secolo. Nebulosa la leggenda che la circonda, a iniziare dal fatto che la nobildonna capitolina sarebbe stata atrocemente seviziata con degli uncini e poi decapitata. Il tutto sarebbe però avvenuto, secondo la sua Passio, sotto l’impero di Alessandro Severo. Solo che questo imperatore non perseguitò i cristiani e anzi si distinse per tolleranza religiosa, eccetto che verso il culto solare siriaco di El-Gabal che era stato instaurato dal cugino e predecessore Eliogabalo, assassinato dai pretoriani dopo inauditi eccessi, quali avere cinque mogli e due mariti.

La chiesa dei Santi Luca e Martina nei Fori Romani

Alessandro Severo fra l’altro “fece suo il detto «Quod tibi fieri non vis, alteri ne feceris» (“non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te”); lo ripeteva di frequente e lo fece incidere, secondo l’Historia, sul suo palazzo e in altri luoghi pubblici” (Wikipedia).

“Senta Marteina la tira zo la fareina”, Santa Martina tira giù la farina. Questo proverbio, diffuso anche in altre regioni, come altri allude alla doppia valenza della neve: sgradita al momento, ma miglior garanzia di un buon raccolto, perché il terreno viene ripulito dai parassiti e la coltre protegge i semi di cereali gettati in autunno.

“Fè fareina”, fare farina, era, come spiega Gianni Quondamatteo, “il gioco dell’incavallarsi dei ragazzi”.

Invece “At ardùs fareina, poibra ad zes”, ti riduco in farina, polvere di gesso! “è una grossa minaccia in campagna”.

(nell’immagine in apertura: “Il ritorno dei cacciatori” di Pieter Brueghel il Vecchio, 1565 – Vienna, Kunsthistorisches Museum)

30 gennaio 1988 – La banda della Uno bianca colpisce alle Celle

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