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5 maggio 1964 – Il bellariese Ezio Giorgetti primo italiano Giusto tra le Nazioni

L’11 settembre 1943, all’indomani dell’occupazione tedesca, un gruppo di famiglie ebree, che provenienti dai Balcani nel corso degli anni precedenti avevano trovato rifugio in Italia, giunge a Bellaria nel tentativo di raggiungere il Sud già occupato dagli Alleati.

A Bellaria il gruppo entra in contatto con Ezio Giorgetti, proprietario di una pensione, l’Hotel Savoia. Quella che all’inizio fu una decisione presa per motivo puramente economici, al fine di allungare la stagione lavorativa ormai agli sgoccioli, si trasforma ben presto in una rischiosa missione di solidarietà.

Giorgetti, con l’attiva complicità del maresciallo dei carabinieri Osman Carugno, capo della stazione locale, ospita il gruppo e provvede alle loro necessità. Anche quando il gruppo è costretto ad evacuare, Giorgetti e Carugno si prendono cura della loro sistemazione, dapprima in altre strutture alberghiere e quindi in un casolare presso Madonna di Pugliano, fra Villagrande, San Leo e Maiolo.

Al centro, il maresciallo Osman Carugno

Al centro, il maresciallo Osman Carugno

Giorgetti, che ha numerosi contatti con gli antifascisti della regione e di San Marino, assieme al maresciallo Carugno continua a provvedere a tutte le necessità del gruppo; ottengono per loro anche tessere annonarie e documenti d’identità falsi. Quando la situazione si fa più critica nella zona con il passaggio del fronte e la massiccia presenza di truppe tedesche e fasciste, i profughi sono dispersi in piccoli gruppi tra le famiglie di Pugliano Vecchio, nel comune di Montecopiolo, dove rimarranno incolumi fino alla Liberazione.

Il gruppo di ebrei salvati grazie al coraggio di Ezio Giorgetti e Osman Carugno era composto da 30 persone (in massima parte donne, vecchi e bambini), più altri 8 che si aggregarono al gruppo per breve periodo.

Il 14 dicembre 1956 Giorgetti ricevette dalla comunità ebraica di Roma un attestato di benemerenza per quanto aveva fatto.

Secondo quanto riporta la pagina ufficiale dell’Ambasciata d’Israele in Italia, Ezio Giorgetti ebbe l’onore di essere il primo italiano ufficialmente iscritto all’Albo dei Giusti tra le Nazioni nel memoriale dello Yad Vashem, il 5 maggio 1964 (altri riportano il 17 giugno). Analogo riconoscimento fu conferito nel 1986 alla memoria di Osman Carugno.

Lo Yad VaShem

Lo Yad Vashem

Questa è la dichiarazione giurata di Ziga Neumann, medico di Zagabria, che insieme ad altre testimonianze valse il riconoscimento a Giorgetti:

“…Dopo molte e insormontabili difficoltà, riuscimmo a fuggire fino a Bellaria, sulla costa adriatica nei pressi di Rimini”.

“Il destino ci riservò la fortuna di incontrare, fra i primi in questa zona, un uomo originario di San Mauro Pascoli, Ezio Giorgetti, proprietario di una pensione che in quel periodo dell’anno era già chiusa. Eravamo circa in 30. Capì che eravamo rifugiati e noi gli nascondemmo che eravamo tutti ebrei. Ci aprì la pensione nonostante l’enorme lavoro e le spese che ciò comportava, non fece mai cenno al pericolo a cui si esponeva dinanzi all’avanzata delle truppe tedesche. L’uomo – da qui mi riferirò a lui chiamandolo con il suo nome, Ezio – diede prova d’essere persona di carattere nobile, altruista e d’orientamento sociale e politico di stampo liberale”.

“Divenimmo veri amici. Ezio si preoccupò di tutto: viveri e sicurezza. Dopo l’occupazione del luogo da parte dei tedeschi ed il loro ordine di evacuare l’intero quartiere dove la pensione era situata, Ezio cercò per noi un altro rifugio e organizzò il trasferimento in un altro luogo del paese, questo con tutti i rischi che ciò comportava. Quando anche lì successe la stessa cosa, Ezio si recò in un villaggio nelle vicinanze e trovò una grande fattoria sulle colline, sopra la città di Pesaro, in un piccolo paese chiamato Pugliano Nuovo. Fu Ezio ad assumere tutti gli obblighi finanziari del nostro vitto e alloggio verso i proprietari della fattoria. Senza il suo aiuto e il suo coraggio non saremmo stati in grado di rifugiarci in quel posto. Dopo qualche tempo i tedeschi ordinarono lo sgombero per adibire la fattoria ad ospedale militare e così dovemmo di nuovo fuggire dai nazisti. Fu ancora una volta Ezio ad aiutarci e a salvare le nostre vite. Usò i buoni rapporti che aveva con alcuni contadini in collina per renderci accetti e concederci di abitare nel piccolo e remoto villaggio di Pugliano Vecchio. Là rimanemmo fino al settembre del 1944, quando le truppe alleate liberarono l’area, e noi potemmo trasferirci dalle colline a Pesaro, dove ci accolsero gli alleati lì stazionati”.

“Durante tutto questo periodo Ezio fu sempre disponibile per un aiuto consultivo e attivo. Nonostante i rigidi controlli dei tedeschi, non mancò di farci visita anche durante la nostra permanenza in luoghi distanti situati in collina, e si preoccupò sempre di tutto. Era di vedute apertamente antifasciste e mantenne stretti contatti con elementi antifascisti nella piccola Repubblica di San Marino. Usò questi contatti per assicurare la nostra fuga nella Repubblica, qualora non fosse riuscita per altre vie”.

“Non avevamo altri documenti identificativi se non quelli italiani falsificati. La nostra vera identità era celata in ogni nostro contatto diretto con le autorità. La maggior parte di noi non parlava italiano, e i pochi che erano in grado mantenevano comunque un palese accento straniero. Quindi, anche per questo fu Ezio a mantenere i contatti, evitando di farci avere rapporti diretti con le autorità”.

“Per aiutarci, Ezio trascurò i suoi interessi personali, subordinò i suoi impegni di lavoro e la cura della sua stessa famiglia”.

“Non esagero i fatti, ma racconto la semplice verità a nome di tutto il gruppo, inclusi la mia famiglia ed i miei genitori, salvati dalle mani dei nazisti grazie all’aiuto, alla devozione e al sacrificio personale di Ezio”.

“Dichiaro che questo è il mio nome e che tutte le dichiarazioni riportate sono vere”.

Dott. Ziga Neumann

Giorgetti durante la visita allo Yad Vashem

Giorgetti durante la visita allo Yad Vashem

Il Quotidiano Italiano aggiunge altri dettagli: oltre a Giorgetti e Carugno, un ruolo importante nella vicenda fu svolto dal commerciante Giuseppe Rubino, originario di Barletta, ma proveniente da Milano e sfollato a Bellaria per sfuggire ai bombardamenti.

Inoltre: “D’accordo con la famiglia Biribanti, Ezio organizzò il trasferimento del gruppo a Igea Marina, presso la pensione Esperia. La sicurezza degli ebrei fuggiaschi venne garantita da Ezio, da Carugno e, con loro, da persone che sapevano, ma non esitarono a ‘coprirli’. Fra questi, anche il segretario del partito fascista, Mirko Mussoni. All’Esperia, ancora privi di documenti, gli ebrei vissero per circa tre settimane, rimanendo a finestre chiuse durante il giorno, uscendo solo nelle ore di buio, al fine di rimanere il più possibile lontani da occhi indiscreti. Ebbero contatti anche con don Emilio Pasolini, emissario del vescovo di Rimini, mons. Vincenzo Scozzoli, che si prodigò a dar loro aiuto materiale (cibo e coperte) e soprattutto morale. Grazie alla cooperazione fra Ezio, Giuseppe Rubino (che procurò un timbro falso del comune di Barletta), il segretario comunale di San Mauro Pascoli Alfredo Giovannetti (che già si era prodigato per avere le carte annonarie per le razioni di generi alimentari) e il maresciallo Carugno, gli ebrei ebbero i loro documenti falsi”.

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La pensione Esperia di Igea Marina

Nel 2002 una targa in memoria di Ezio Giorgetti è stata collocata dal Comune di Bellaria Igea Marina in una piazzetta a lui dedicata presso il Parco del Gelso.

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