Home > Politica > 5 ragioni per dire no ad un governo con PD e Grillini

5 ragioni per dire no ad un governo con PD e Grillini

Scrive Giuseppe Chicchi su Chiamami città :
“Può l’Italia permettersi un’altra campagna elettorale, con la stessa legge elettorale, per votare a giugno e magari asettembre?”. La domanda è ovviamente retorica e su questa si può assolutamente convenire.

C’è però un “piccolo dettaglio”: il Paese è diviso in tre tronconi e l’attuale legge elettorale non consente di governare se tra almeno due, o parte di due, tronconi non si raggiunge un accordo per avere la maggioranza in Parlamento.

La risposta che Chicchi dà, condivisa anche da una parte (per ora?) minoritaria del PD è che noi dobbiamo dialogare con i 5S per cinque ragioni fondamentali. In primis scongiurare un nefasto governo per il Paese 5S/Lega.

Mettendo da parte (a fatica) l’irritazione verso chi pretende di indicare ad altri la strada in cui egli stesso si è perso presagendo scenari funesti dopo averli vissuti in casa propria, vediamo ora di esprimere altrettanti ragioni per cui non sarebbe una buona idea seguire il consiglio dell’ ex sindaco.

1) Gli elettori hanno bocciato noi e premiato soprattutto Lega e 5S: la cosa non ci interessa?

2) Certo che siamo in un sistema proporzionale, ma spetta ai vinti o ai vincitori la prima mossa?

3) Bersani a suo tempo fu coerente. Dopodiché sappiamo com’è andata: non ci interessa neanche questo?

4) Incassati gli sberleffi– che tuttavia non hanno prosciugato la vena masochista di chi li ha ricevuti – ci siamo fatti carico degli “interessi del Paese” con “alleanze innaturali” e sostenendo governi tecnici. Affermare che “abbiamo già dato” è da irresponsabili? Forse sì, ma sostenere che questo porta il PD “a prendere ancora meno voti ” è davvero singolare. Una cosa è sicura: i voti in meno, soprattutto quelli in fuga dal PD, da CGIL, dalle Cooperative, da taluni imprenditori, sono quelli che hanno letto la nostra “responsabilità” come garantismo di chi sta bene avendo lavoro e redditi sicuri, o peggio ancora dell’establishment italiano ed europeo. Cosa non nuova del resto, visto quel che è successo alla Clinton e a Cameron.

5) Mattarella constata l’impossibilità di formare un governo lo darà in mano ai tecnici? Dov’è la novità?
Qualcuno dovrà poi spiegare, visto i voti che hanno preso, se si defileranno anche questa volta dal farsi carico della ineludibile responsabilità di ciò che questo comporta. E se si andrà a votare la responsabilità verrà data al Pd perché non è stato abbastanza  responsabile? Facciamo davvero?

Detto questo ci sono nuovi elementi che emergono sulla scena italiana e internazionale.

Sulla prima, appare ormai chiaro, dalle scelte compiute in materia di nomina delle cariche istituzionali ad ogni livello, la falsa equidistanza dei 5S nei confronti di Lega e PD. Il primo candidato premier gradito a Berlusconi, non necessariamente Lega o FI, farà cadere la fragile e strumentale foglia di fico con cui i grillini hanno tirato la corda per non avere Berlusconi di mezzo. C’è una solida “ motivazione ideologica” in tutto questo: pd e FI sono il “vecchio”, Lega e 5S il “nuovo” che il 4 marzo ha indicato a governare. Con buona pace del saccente Travaglio che, avendo studiato (sotto l’effetto di quale sostanza, visto la siderale distanza su reddito di cittadinanza, diritti civili, Europa, vaccini..?) i programmi elettorali di tutti i partiti, definisce quelli PD/5S i più compatibili legittimando pertanto un governo tra queste due forze politiche.

Sulla seconda, la possibile escalation della questione siriana, viste anche le odierne prese di posizione di Lega e 5S, suggerirà a Mattarella la via obbligata di un governo istituzionale e d’emergenza, A cui tutti, ma proprio tutti, non vedo come possano rispondere di no.

Rimane per noi – e per ogni forza progressista di questo mondo globalizzato– capire le ragioni profonde della crisi di rappresentanza e conseguentemente come intercettare le richieste di aiuto che provengono dalle emergenze della riduzione dei posti di lavoro, dalla crescente emarginazione economica e sociale di ceti sempre più vasti, dall’impoverimento della classe media e dal colossale problema dell’immigrazione. E su questo Chicchi ha ragioni da vendere quando afferma che “la sinistra ha perso la dimensione storica degli eventi di oggi, ha separato la politica alla cultura e non produce più egemonia culturale”. La stessa egemonia culturale che parlava alle menti e non alla pancia di chi l’ascoltava!

Giorgio Grossi

Scroll Up