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5Stelle contro Bonaccini per il rinvio delle lezioni in presenza nelle superiori

“È assurdo assistere al balletto delle Regioni che dispongono arbitrariamente rinvii nelle aperture delle scuole. Il ministro Azzolina ha fatto tutto quanto c’era da fare per rendere la scuola un luogo sicuro e garantire ai ragazzi ciò a cui hanno diritto. Non si faccia pagare ai giovani questo altissimo prezzo: non ci potranno essere ristori al danno culturale e sociale che si porteranno dietro”: così, a fronte delle dilazioni disposte dalle Regioni sulla ripresa delle lezioni in presenza, i parlamentari emiliano-romagnoli del Movimento 5 Stelle, Maria Laura Mantovani, Gabriele Lanzi, Michela Montevecchi, Vittorio Ferraresi, Maria Edera Spadoni, Stefania Ascari, Davide Zanichelli, Alessandra Carbonari, Marco Croatti e Giulia Sarti.

“Prolungare la chiusura della scuola e impedire ai ragazzi di tornare nelle loro classi non è una scelta fatta in nome della comunità – proseguono i portavoce – Lo scorso 23 dicembre sono stati presi degli accordi tra il governo e le Regioni, messi nero su bianco, che devono essere rispettati. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità ci dicono che frequentare gli ambienti scolastici non rappresenta un amplificatore dei contagi.

E le comunità scolastiche stanno seguendo regole rigorose da mesi». “Il presidente Bonaccini oggi ha rinviato l’apertura delle scuole superiori al 25 gennaio con una netta virata rispetto alle dichiarazioni di appena qualche giorno prima, quando aveva annunciato che era tutto pronto per la ripartenza.”

Non escludiamo che ci sia dietro una concertazione tra Regioni per disattendere agli impegni presi in precedenza. Eppure, dal coordinamento effettuato dal ministro Lamorgese con la rete delle prefetture è emerso il sì alla riapertura, sulla base di modelli organizzativi condivisi. Inoltre le Regioni hanno ricevuto ulteriori 100 milioni di euro, che si aggiungono agli oltre 300 già ricevuti in estate, per quelle che sono le esigenze del trasporto pubblico locale in relazione alle scuole. I Presidenti ci dicano chiaramente se non sono in grado di garantire agli studenti del proprio territorio il diritto costituzionale allo studio e all’istruzione”.

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