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6 marzo 1492- Raimondo Malatesta ammazzato a tradimento, inizia “l’esterminio de signori”

Il 6 marzo 1492 Raimondo Malatesta è assassinato dai suoi nipoti, Pandolfo e Gaspare. Il delitto avviene in casa di Elisabetta Aldobrandini, madre del signore di Rimini, Pandolfo IV Malatesta detto Pandolfaccio.

Secondo Cesare Clementini (che scrisse fra il 1616 e il 1627) l’omicidio di Raimondo sta all’origine del «precipizio de’ cittadini e l’esterminio de signori», cioè i Malatesti.

Il clima fratricida che aveva imperversato in questa famiglia nella prima metà del ‘300 si era poi placato, per riaccendersi però anche prima di questi fatti. Già dopo la morte di Sigismondo nel 1468, entrambi i suoi figli legittimi, Valerio e Sallustio, erano morti in circostanze a dir poco oscure, dietro le quali in molti vedevano la mano del loro fratellastro illegittimo, Roberto. E fu effettivamente lui a succedere al padre, che invece lo aveva praticamente diseredato.

Detto per qualche motivo “il magnifico”, Roberto tenne caparbiamente la signoria per tredici anni, riuscendo anche a recuperare qualcosa dei domini perduti. Capitano valoroso, gli accadde di morire subito dopo la sua più grande vittoria, conseguita al servizio di Papa Sisto IV. La battaglia si svolse il 21 agosto 1482 a Campomorto, nelle paludi pontine, contro il Duca di Calabria che aveva invaso lo Stato della Chiesa per conto del re di Napoli. Ammalatosi di febbri malariche mentre sbaragliava il nemico, morì poco dopo a Valmontone. Come sempre in qui tempi, non mancò chi sospettasse di un avvelenamento, additando un Riario come possibile mandante. Sepolto con tutti gli onori in San Pietro, il Papa gli fece dedicare un magnifico, quello sì, monumento funerario (attribuito a Eusebio di Caravaggio), che oggi si trova al Louvre.

Eusebio_da_caravaggio_(attr.),_roberto_malatesta,_1483-84,_dalle_grotte_vaticane

Roberto Malatesta

A combattere in quella giornata di Campomorto, con Roberto c’era anche Raimondo Malatesti, figlio di Almerico Malatesta e di Amabilia Castracani, appartenente a un ramo laterale dei signori. È lui che porta a Rimini la notizia della morte del Magnifico. Pandolfo (IV), figlio e successore di Roberto, ha appena sette anni. Suo tutore diventa Galeotto II Lodovico, fratello di Raimondo.

Raimondo era un soldato, che già aveva militato al servizio di Sigismondo Pandolfo. Diventa poi il braccio destro di Roberto, lo aiuta nei suoi maneggi ed è al suo fianco quando riesce a impadronirsi di Castel Sismondo e della signoria. Opera poi al comando di piccoli contingenti malatestiani ad Ascoli, Fermo, Fano.

Nel 1490 Raimondo scorta a Bologna il quindicenne Pandolfo IV Malatesta; qui viene armato cavaliere dal signore della città, Giovanni Bentivoglio.

Dieci anni dopo la morte di Roberto, sono i due figli di Galeotto Lodovico, Pandolfo e Gaspare, a uccidere Raimondo.

Sulla morte di Raimondo fioriscono immediatamente le dicerie, più o meno interessate. Per esempio, qualcuno sussurra che le pugnalate fatali non sono arrivate da Pandolfo e Gaspare, ma da Pandolfo Malatesta IV in persona, travestito da pellegrino, mentre la vittima sta uscendo da un ballo in maschera dato da Elisabetta Aldobrandini. La quale, forse, è amante dello stesso Raimondo.  

Poco dopo, lo stesso Galeotto Lodovico incarica i suoi due rampolli di imbastire una congiura contro il suo ex pupillo e ormai legittimo signore, Pandolfo IV.

Violante Aldobrandini, seconda moglie di Galeotto Lodovico, manda però tutto all’aria, svelando la trama a sua sorella Elisabetta, la madre di Pandolfo IV.

Da sinistra, Elisabetta Aldobrandini e Violante Bentivoglio, rispettivamente madre e moglie di Pandolfo IV

Da sinistra, Elisabetta Aldobrandini e Violante Bentivoglio, rispettivamente madre e moglie di Pandolfo IV (Pala del Ghirlandaio nel Museo della Città di Rimini)

Cinque mesi dopo l’assassinio di Raimondo e sempre in casa di Elisabetta Aldobrandini, Galeotto Lodovico viene ammazzato senza tante cerimonie. Lo stesso accade a suo figlio Pandolfo, fatto fuori in casa di colui che si sta meritando il soprannome di Pandolfaccio. Solo all’altro figlio Gaspare viene concesso “l’onore” di un arresto formale e di una specie di processo; poi gli tagliano la testa. 

Pandolfo, quello fatto sparire dal signore di Rimini suo omonimo e parente, ha quattro figli: Carlo, Malatesta, Raffaella, Laura. Pandolfaccio, bontà sua, almeno loro li perdona tutti, per dimostrare di volere la riappacificazione.

Non servirà a gran che. Gli intrighi di sangue continueranno a gravare su Rimini per almeno altri dieci anni, fino alla rovina completa dei Signori.

(immagina in apertura: “Trionfo della morte” (1446) galleria regionale di Palazzo Abbatellis, Palermo)

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