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7 marzo 1744 – L’esercito austriaco lascia il Riminese dopo un inverno di violenze, ma anche di feste con Goldoni

Il 7 marzo 1744 l’esercito austriaco finalmente lascia Rimini per andare verso il Regno di Napoli a combattere contro gli Spagnoli. Sono 30 mila uomini al comando del principe Giorgio Cristiano von Lobkowitz. E lasciano un pessimo ricordo, in una città che poteva avere 20-25 mila abitanti.

Gli Austriaci hanno occupato Rimini il 25 ottobre dell’anno prima scacciandovi appunto gli Spagnoli, vi hanno impiantato i loro “quartieri invernali” e hanno in ogni modo vessato la popolazione. La soldataglia ha infierito in particolare a San Clemente, con omicidi, ruberie anche nelle chiese e violenze d’ogni genere, con le donne prime vittime. Niente di nuovo, non che gli Spagnoli si siano comportati meglio, come in ogni guerra da sempre.

A pare rare eccezioni come gli eserciti ottomani, che avevano ereditato la tradizione che fu romana e poi bizantina di relativa autosufficienza grazie alll’organizzazione di linee regolari di rifornimento, ancora nel XVIII secolo gli eserciti europei se volevano mangiare si dovevano comportare come le cavallette: si “nutrivano” dei territori che attraversavano, con effetti facili immaginare. E non solo nei territori nemici: tutte le città e le campagne erano tenute a mantenere le truppe di passaggio, se non volevano guai peggiori. Tanto era inevitabile, che tutto ciò era codificato da regole e trattati; ma mai poteva darsi il caso che un territorio anche solo di transito di un’armata avesse da guadagnarci.

Ma questa che guerra è? E Rimini cosa c’entra?

È la cosiddetta Guerra di successione austriaca, che per ben otto anni insanguinò l’Europa dal 1740 in poi. Motivazioni dinastiche, grovigli di alleanze e pretese territoriali grandi e piccole, che coinvolsero da una parte Austria, Inghilterra, Olanda, Hannover, Sassonia, Assia, i Savoia e l’impero Russo; dall’altra: Prussia, Francia, Spagna, Baviera, Svezia, Genova e perfino una brigata di irredentisti irlandesi. Una tipica guerra settecentesca, totalmente incomprensibile ai più che la dovevano subire e anche a molti che la combattevano, nonostante fossero tutti soldati di mestiere: la leva obbligatoria è ancora lontana .

Fra l’altro, proprio durante questo conflitto a Genova nel 1746 si verificò la celebre, quanto mistificata (nell’800), rivolta di “Balilla” per scacciare gli Austriaci della città. Al di là del ruolo assai dubbio svolto in quei fatti dal ragazzo Giovan Battista Perasso, la sommossa non ebbe certamente alcun carattere patriottico “italiano”: la Repubblica di Genova era alleata dei Francesi e degli Spagnoli e stava solo cercando di liberarsi nei nemici Austriaci e Piemontesi.

Emilio Busi, Luigi Asioli, La cacciata dei tedeschi da Genova per il moto del Balilla, 1842, Museo Civico di Pistoia

Emilio Busi, Luigi Asioli: “La cacciata dei tedeschi da Genova per il moto del Balilla”, 1842, Museo Civico di Pistoia

Ma di nuovo, cosa c’entrano Rimini e lo Stato della Chiesa di cui fa parte? Niente.

Il peso politico del papato è ai minimi termini e i suoi territori sono percorsi dai belligeranti senza poter opporre alcuna resistenza. Quando finalmente tornerà la pace con il trattato di Aquisgrana,  le potenze daranno a Filippo di Borbone i feudi pontifici di Parma, Piacenza e Guastalla senza che il Papa ne venga neppure informato E dopo che la delegazione pontificia è stata ostentatamente ignorata.

Il Papa è Benedetto XIV, il Cardinal Lambertini già amatissimo Arcivescovo di Bologna, spirito aperto, tollerante e pacifico, per nulla sprovveduto. Ma obbligato a prendere atto dei duri tempi che si trova ad affrontare, cercando almeno di limitare i danni.

Benedetto XIV

Papa Benedetto XIV

Ma danni inevitabilmente ve ne furono, grandi e piccoli. Fra questi ultimi, ne subì, e proprio nel Riminese, il veneziano Carlo Goldoni.

Il padre della commedia moderna, che era anche drammaturgo, scrittore, librettista nonché avvocato, era arrivato a Rimini nel 1743 per mettersi al servizio degli Spagnoli, perché ogni esercito di allora offriva fior di spettacoli ai propri ufficiali.

Carlo Goldoni

Carlo Goldoni

All’arrivo degli Austriaci,  Goldoni era scappato in barca fino a Cattolica insieme agli Spagnoli, poi fino a Pesaro  sulla carretta di certi contadini. Ma il suo bagaglio era rimasto a Cattolica, dove intanto erano piombati gli ussari e i croati della cavalleria irregolare austriaca.

Il veneziano, disperato, torna allora a Rimini e assedia lui il comandante, principe di Lobkowitz. Questi alla fine lo riceve assai bene, non è ignaro della sua fama e anzi lo arruola in vista del magnifico ballo che ha intenzione di offrire in città il 7 gennaio, nel giorno stesso in cui a Vienna si sarebbero celebrate delle nozze regali.  

Un matrimonio d’amore, perché tutti sanno che la corte viennese fino all’ultimo vi si è opposta e che l’imperatrice Maria Teresa ha potuto autorizzare le nozze di sua sorella Maria Anna solo dopo la morte del padre, l’imperatore Carlo VI, il quale sperava in un partito migliore. Ma Maria Anna ama sinceramente, ricambiata, Carlo Alessandro di Lorena, fratello minore di Francesco Stefano, consorte di Teresa, anche se la Lorena non è più sua e ormai è solo un Feldmaresciallo fra altri.

Nasce così la cantata, messa poi in musica da Francesco “Ciccio” Maggiore, maestro napoletano, poi pubblicata col titolo «La Pace consolata per le felicissime Nozze della Serenissima Arciduchessa Marianna d’ Austria, col serenissimo Principe di Lorena, serenata del Dottor Carlo Goldoni, Veneto. In Rimini per Giuseppe Albertini, 1744, 4.° ».

Maria Anna d'Austria

Maria Anna d’Austria

Charles_Alexandre_de_Lorraine

Carlo Alessandro Principe di Lorena

Agli sposi viene conferito il governo dei Paesi Bassi austriaci. Ma mentre l’amato marito deve tornare alla guerra senza fine, Maria Anna Eleonore Wilhelmine Josepha von Habsburg, Arciduchessa d’Austria, Principessa reale di Ungheria, Principessa reale di Boemia, Principessa reale di Croazia e Slavonia, Principessa reale di Germania, Principessa imperiale del S.R.I., Principessa di Lorena, muore dando alla luce un figlio senza vita a Bruxelles il 16 dicembre di quello stesso 1744, all’età di 26 anni.

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