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A Firenze Natalia Goncharova: senza quella donna il 900 non sarebbe stato lo stesso

Una mostra splendida, straordinaria si sta accingendo a chiudere i battenti fra una settimana: quella dedicata all’artista russa Natalia Goncharova (1881-1962) nella splendida cornice di Palazzo Strozzi a Firenze. Una vita controcorrente, una delle principali figure femminili delle avanguardie di primo Novecento, attiva come pittrice, costumista, illustratrice, grafica, scenografa, decoratrice, stilista, ma anche come attrice cinematografica, ballerina e performing artist ante litteram.

La mostra, curata da Ludovica Sebregondi della Fondazione Palazzo Strozzi, è stata possibile grazie, ancora una volta, alla sinergia con la Tate Modern di Londra. Una presenza ormai costante nelle mostre italiane più importanti ed innovative (come ad esempio quella in corso a Roma su “Bacon, Freud, la Scuola di Londra.Opere della Tate”, al Chiostro del Bramante dal 26 settembre 2019 al 23 febbraio 2020). Sotto questo nome c’è un complesso di quattro musei pubblici britannici creato nel 2000, ospitata nella riconversione di una centrale elettrica dismessa nel centro di Londra, che raccoglie ed espone opere dal 1900 a oggi. Un patrimonio di opere d’arte posseduto enorme.

Natalia e Mikhail al ristorante Petit Saint-Benoît a Parigi dove mangiano abitualmente, 1932. © Russian State Archive of Literature and Art (RGALI)

Natalia nasce nel 1881 nel governatorato di Tula, nella Russia centrale, in una famiglia della piccola nobiltà. Trasferitasi a Mosca con la famiglia, si forma alla Scuola di pittura, scultura e architettura.

Dal 1901 suo compagno è Mikhail Larionov (1881-1964), figura centrale dell’avanguardia. Assieme sono presenti in tutte le mostre dei movimenti artistici più innovativi, in Russia, a Berlino, a Londra. Dal 1913 inizia a dedicarsi alla scenografia e alla realizzazione di costumi teatrali per i “Ballets Russes” di Serge Diaghilev. Nel 1915 la coppia lascia Mosca e tra il 1916 e il 1917 sono in Spagna e a Roma, ambedue al lavoro per Diaghilev. Si stabiliscono poi definitivamente a Parigi nel 1919 e non torneranno più in patria, divenuta nel frattempo Unione Sovietica dopo la Rivoluzione d’Ottobre. Nel 1938 ottengono la cittadinanza francese.

Natalia progetta costumi e scenografie per Diaghilev fino alla morte di lui nel 1929, e in seguito lavora per altre produzioni teatrali, insegna pittura e collabora con case di moda, editori e riviste. Natalia e Mikhail convivono per cinquant’anni – una coppia aperta, la loro – sposandosi solo nel 1955, al fine di garantire a chi fosse sopravvissuto il lascito artistico dell’altro. Goncharova muore nel 1962, Larionov nel 1964, dopo aver sposato in seconde nozze Alexandra Tomilina, a lungo sua partner sentimentale e collaboratrice, cui affida la comune eredità.

Ingresso alla Mostra di Natalia Goncharova a Palazzo Strozzi a Firenze

Nonostante la scelta di “non ritorno”, Natalia e Mikhail desiderano infatti che le proprie opere siano destinate ai musei del paese di origine, cui pervengono solo nel 1989 dopo una lunghissima battaglia legale e negoziati internazionali (il Governo francese si trattenne 16 dipinti e 43 opere su carta di Natalia in cambio delle tasse di successione). Tanto per intenderci i non molti dipinti di Natalia in mano a privati collezionisti, sono stati battuti da Christie’s a Londra in occasione di vendite a cifre da capogiro. “Fiori” proveniente dalla Collezione di Guillaume Apollinaire fu aggiudicato nel 2008 per 10,8 milioni di dollari. In Russia nel 1989 tornarono centinaia di opere di Natalia e Mikhail, le loro collezioni di oggetti, la loro enorme biblioteca: il tutto depositato alla Galleria Tretjakov di Mosca.

In mostra ci sono 130 opere, di cui un centinaio della Goncharova. Le altre di Paul Gauguin, Henri Matisse, Pablo Picasso, Umberto Boccioni, Giacomo Balla: artisti che sono stai per lei amici e punto di riferimento. In una sorta di viaggio tra la campagna russa dove è cresciuta, Mosca dove si è formata e Parigi dove ha scelto di vivere, la mostra permette di raccontare la straordinaria vivacità di un’artista originale e innovativa, vera e propria enfant terrible dell’avanguardia. Il percorso ospita opere, in prestito da importanti collezioni e istituti internazionali: da musei russi quali la Galleria Tretjakov di Mosca e il Museo Statale Russo di San Pietroburgo, e dalle collezioni della Tate, della National Gallery, della Estorick Collection e del Victoria and Albert Museum di Londra. Fondamentali anche i prestiti da istituzioni italiane come i milanesi Museo del Novecento e il Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco, oltre che dal Mart di Rovereto.

Natalia Goncharova: “Modella (su sfondo blu)”, 1909-1910, olio su tela, cm 111 x 87. Mosca, Galleria Statale Tretjakov. Lascito di A.K. Larionova Tomilina, Parigi 1989

La mostra, organizzata su otto sale, presenta le opere più interessanti nella Sala 3 (“1913. Una monografica al femminile”) e nella sala 4 (“Religione”).

Sala 3. Il 30 settembre 1913 a Mosca si aprì una retrospettiva di Natalia Goncharova in cui erano riunite circa ottocento opere tra dipinti, acquerelli, sculture, pastelli, disegni per teatro, tessuti, figurini di moda, ricami, carta da parati e “lubki” (un genere di stampa popolare russa a uso delle classi meno abbienti, con racconti e notizie sotto forma di vignette provviste di didascalie). Fu l’occasione per presentare dieci anni di lavoro che coprivano la sua carriera fino a quel momento, testimoniandone l’infaticabile attività. Le opere includevano le esperienze postimpressioniste, neoprimitiviste, ispirate all’arte tradizionale russa, fino alle più recenti e innovative ricerche.

Fu la prima mostra monografica di un artista dell’avanguardia russa, e i dodicimila visitatori ne decretarono il successo, seppur controverso, consacrando Natalia Goncharova come figura carismatica dell’avanguardia. Prima donna, nel 1910, ad aver esposto dipinti raffiguranti nudi femminili, fu per tre volte accusata e processata per offesa alla pubblica morale e pornografia. Venne sempre assolta. Alla mostra furono acquistate tre opere dalla Galleria Tretyakov, il primo museo russo di arte nazionale, che riconobbe dunque Natalia come uno dei principali artisti contemporanei del paese.

«Questa donna trascina tutta Mosca e tutta San Pietroburgo dietro di sé; non si imita solo la sua opera, ma anche la sua personalità». Serge Diaghilev, 1913.

Natalia Goncharova “Gli Evangelisti”. 1. Evangelista in blu 2. Evangelista in rosso 3. Evangelista in grigio 4. Evangelista in verde, 1911, olio su tela, cm 204 x 58 (ciascun pannello). San Pietroburgo, Museo Statale Russo

Sala 4. Natalia Goncharova si dedica a temi religiosi soprattutto fra il 1909 e il 1910, anche se ha continuato ad affrontarli almeno fino al 1916. Le sue opere sacre sono provocazioni consapevoli, non solo perché dipinte da una donna, cui la tradizione ortodossa impedisce di eseguire icone, attività riservata agli uomini perché solo loro creati a immagine di Dio, ma anche poiché unisce fonti tradizionali come i “lubki” e i dipinti delle iconostasi bizantine, che nel mondo ortodosso hanno valore sacrale, allo stile profano della modernità, ponendoli sullo stesso piano.

Di qui le controversie e gli scontri con le autorità e la Chiesa: le sue opere di soggetto sacro furono considerate parodie, e otto vennero sequestrate nel 1912 alla mostra “La coda dell’asino”, anche perché ritenute non appropriate per un’esposizione dal titolo dissacrante. Nella monografica moscovita del 1913 Natalia Goncharova riunì i dipinti religiosi in una sala separata, e furono riconosciuti tra i lavori più significativi, ma nella versione ridotta della mostra che si tenne l’anno successivo a San Pietroburgo, le ventidue opere di argomento sacro, tra cui il polittico “Gli Evangelisti”, vennero sequestrate per ordine del Santo Sinodo e Natalia denunciata per blasfemia. In seguito fu assolta dall’accusa.

Natalia Goncharova “Ciclista”, 1913, olio su tela, cm 79 x 105. San Pietroburgo, Museo Statale Russo

Dall’autunno 1916 alla primavera del 1917 Natalia e Mikhail vivono a Roma – dove peraltro erano già stati nel 1914. Collaborano con Diaghilev nella preparazione del balletto “Parade”, con musica di Erik Satie, su testo di Jean Cocteau. La coreografia originale fu di Léonide Massine, sipario, scene e costumi di Pablo Picasso. L’opera venne rappresentata dai “Balletti russi” di Serge Diaghilev il 18 maggio 1917 al Théâtre du Châtelet a Parigi. Diede una mano anche Igor Stravinsky. A Roma conoscono e frequentano Eleonora Duse, Giovanni Papini, Alfredo Casella, Vincenzo Cardarelli, Giacomo Balla, Fortunato Depero, Filippo Marinetti. E’ un momento straordinario per la coppia, ma anche per la cultura italiana che entra in contatto con i grandi della cultura europea.

Nell’immagine in apertura: Mikhail Larionov “Ritratto di Natalia Goncharova”, 1915, tempera, gouache e collage su cartoncino, cm 99 x 85. Mosca, Galleria Statale Tretjakov. Dono di V. Moritz, 1961, Mosca)

Paolo Zaghini

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