A quasi vent’anni dalla stagione politica che portò alla nascita del Partito Democratico
10 Maggio 2026 / Paolo Zaghini
In molti partecipammo nei primi anni duemila alla lunga stagione politica che portò alla nascita del Partito Democratico nel 2007. Sono passati quasi vent’anni da allora, ma dubito che in molti ricordino quei tanti passaggi che furono necessari per la costituzione del nuovo Partito.
Provo a riassumerli, con una attenzione particolare per le vicende riminesi, fermandomi però solo al primo passaggio decisionale, ovvero i congressi delle sezioni dei DS e della Margherita e ai due congressi circondariali: il 2. Congresso per la Margherita, il 4. Congresso per i Democratici di Sinistra.

22 giugno 2007. Riccione, Palazzo del Turismo. Convegno provinciale de L’Ulivo, Margherita, DS. “Prove tecniche di Partito Democratico”. Al tavolo, da sin., Dario Franceschini (Capogruppo alla Camera de L’Ulivo), Chiara Geloni (futura direttora di Youdem, la tv del Pd, che diresse sino a gennaio 2014), Andrea Gnassi, Luigi Bonadonna
Poi dopo ci sarà il Congresso di fondazione del PD (il 9 gennaio 2008), la prima grande manifestazione del PD riminese all’Arco d’Augusto con Walter Veltroni (il 23 febbraio 2008), e la strutturazione del nuovo Partito. Ma di questo non parlerò avendolo già fatto (“La nascita del PD a Rimini, una storia che non sarà facile scrivere” su chiamamicitta.it del 12 agosto 2023). Mi fermerò al momento in cui migliaia di tesserati, militanti e dirigenti, dovettero decidere di abbandonare molte certezze e puntare le vele verso il largo. Il Partito Democratico fu una scelta sconvolgente per tanti, ma anche l’acquisizione di una consapevolezza da parte di molti altri di voler costruire un futuro politico diverso per l’Italia.
Il Partito Democratico (PD) nacque ufficialmente il 14 ottobre 2007 come fusione tra Democratici di Sinistra e Margherita, al termine di un percorso iniziato nel 2004 con la lista unitaria “Uniti nell’Ulivo” per le elezioni europee. Questa esperienza segnò il primo passo verso l’unificazione del centro-sinistra. Un momento decisivo furono le primarie del 16 ottobre 2005, che portarono alla scelta di Romano Prodi come leader dell’Unione.

Luigi Bonadonna, Segretario della Margherita
Alle elezioni politiche del 2006, la lista unitaria dell’Ulivo ottenne un importante successo e, dopo la vittoria dell’Unione, si rafforzò l’idea di costruire un partito unico. Prodi promosse la stesura del Manifesto per il Partito Democratico.
Nel 2007 i congressi nazionali di DS (tra il 9 e il 21 aprile) e Margherita (dal 20 al 22 aprile) approvarono formalmente il processo costituente, pur con alcune divisioni interne soprattutto nei DS. Il 23 maggio venne creato il “Comitato 14 ottobre”, incaricato di organizzare le primarie costituenti.
Il 14 ottobre 2007 oltre 3,5 milioni di elettori parteciparono alle primarie e Walter Veltroni fu eletto primo segretario nazionale. Il 27 ottobre si riunì a Milano l’Assemblea Costituente, che avviò la definizione degli organi dirigenti e dei documenti fondativi: Statuto, Manifesto dei Valori e Codice Etico.
Tra il 2007 e il 2008 si sviluppò il radicamento territoriale con la nascita dei circoli e delle strutture locali e regionali. Il 16 febbraio 2008 l’Assemblea Costituente approvò i documenti fondamentali, completando il percorso di nascita del nuovo partito. Il PD si presentò così come nuovo soggetto politico riformista, nato dall’incontro tra culture politiche diverse del centro-sinistra italiano.

23-24 marzo 2007. Invito per il 4° Congresso dei Democratici di Sinistra riminesi
Questa breve sintesi del percorso di nascita del PD a livello nazionale ebbe naturalmente una ricaduta locale. Una premessa: ho ritrovato un fascicolo che conserva i verbali dei 18 congressi comunali della Margherita del 2007 all’interno, in maniera erronea, di uno dei cinque faldoni intestati PPI (partito operante fra il 1994 e il 2002) conservati presso l’Istituto Storico della Resistenza. E ho ritrovato anche i verbali dei 46 congressi dei DS del 2007 nei faldoni dell’archivio del PCI/PDS/DS di Rimini e i testi degli interventi al Congresso provinciale sempre presso l’Istituto Storico della Resistenza. Una documentazione fondamentale per avere dati certi del confronto politico verso la nascita del Partito Democratico.
La Margherita ad inizio 2007, tra il 12 febbraio e il 4 marzo, tenne i suoi congressi comunali in 18 Comuni su 20 (non lo fecero i comuni di Gemmano e di Torriana). Votarono, su un documento unitario di consenso al percorso di nascita del Partito Democratico, in 1.654 tesserati su 2.512 iscritti. I congressi comunali elessero 150 delegati al Congresso provinciale che si tenne l’11 marzo 2007 nella Sala congressi della SGR.

Andrea Gnassi, Segretario dei Democratici di Sinistra
Il Congresso comunale di Rimini, che si era tenuto il 4 marzo 2007 nella Sala congressi della Società Gas, vide il voto di 969 iscritti su 1.509 tesserati. Al Segretario uscente Roberto Piva, che aveva guidato la Margherita per sei anni, subentrò Enzo Fabbri, affiancato da Lanfranco Maggioli.
Fu il coordinatore provinciale riminese uscente, Roberto Mussoni, che aprì il Congresso sottolineando quanto fosse stato difficile gestire il partito negli ultimi anni, districandosi tra correnti e potentati. Il nuovo Segretario eletto Luigi Bonadonna, 34 anni, capogruppo dell’Ulivo in Consiglio Comunale, dichiarò invece di essere pronto a spendere le energie degli under 40. Venne eletto unitariamente, da un’alleanza formatasi all’interno del partito tra le varie anime. Da quella maggioritaria che faceva capo a Ermanno Vichi e a Maurizio Taormina e da quella che faceva capo a Mauro Ioli, che annoverava al suo interno il Sindaco di Rimini Alberto Ravaioli e quello di Cattolica Pietro Pazzaglini. Pur con qualche malumore e distinguo il Congresso approvò la linea di andare a costruire il Partito Democratico.
In contemporanea i Democratici di Sinistra tennero 46 congressi di sezione in diciannove giorni (dal 23 febbraio al 16 marzo 2007). Vi presero parte 1.335 iscritti su 5.445 tesserati (il 24,52%). I partecipanti furono chiamati a scegliere fra tre liste: “Per il Partito Democratico” (ottenne nel riminese il 81,67% dei voti), che ricandidava alla segreteria l’uscente segretario Piero Fassino ed era favorevole al processo unitario con La Margherita e alla fondazione del Partito Democratico; “A Sinistra. Per il socialismo europeo” (13,23%), che candidava alla segreteria Fabio Mussi ed era espressione del cosiddetto Correntone, contrario alla formazione di un partito unico con i settori moderati della coalizione; “Per un partito nuovo. Democratico e socialista” (5,10%), che aveva come primi firmatari Gavino Angius e Mauro Zani, i quali richiedevano un legame esplicito al socialismo europeo.
La discussione nei congressi fu assai vivace, se è vero che intervennero 310 delegati.
I congressi delle sezioni elessero 333 delegati al Congresso provinciale che si tenne il 23 e 24 marzo presso l’Hotel Continental. La relazione introduttiva fu tenuta dal segretario uscente Riziero Santi, in carica da cinque anni. I candidati alla segreteria provinciale indicati dalle tre mozioni furono: per la Fassino Andrea Gnassi, per la Mussi Vera Bessone, per la Angius-Zani Giovanni Benaglia. I votanti furono 310. Gnassi venne eletto segretario con 172 voti; la Bessone ottenne 52 voti, Benaglia 49 voti. Le schede bianche furono 36, 1 nulla. Gnassi aveva 38 anni e in quel momento era assessore provinciale al turismo.
La Bessone dopo i congressi di sezione commentò: “Il risultato riminese della mozione Mussi è stato comunque lusinghiero. Dimostra che c’è una parte del partito che ha dei dubbi e li esprime”. Benaglia: “I congressi di base sono stati molto partecipati con un dibattito politico di qualità molto alta. La questione non sta né su Fassino né se fare il Partito Democratico. Sta solamente in come vogliamo farlo e in che cosa deve essere questo nuovo partito”. Gnassi: “Il Partito Democratico è un progetto per la politica italiana, per il Paese. Per dare una prospettiva al Paese. Per creare un solido, stabile punto di riferimento riformista. La nostra è un’idea della politica come strumento di cambiamento. Un pensiero nuovo può nascere se le diverse culture riformiste italiane – socialista, cattolico-democratica, ambientalista – vanno oltre la parzialità delle loro singole esperienze per incontrarsi e insieme dare una rappresentanza politica unitaria al riformismo. Piaccia o no il Novecento è finito. Occorre un nuovo alfabeto”.

Andrea Gnassi e Luigi Bonadonna
Il dopo Congresso dei DS ebbe strascichi polemici che coinvolsero Nando Fabbri e Giovanni Benaglia, le riflessioni sul minor numero dei voti ottenuti da Gnassi rispetto a quelli della mozione Fassino, gli esponenti delle mozioni Mussi e Angius dovettero decidere se uscire dal Partito così come era stato deciso a livello nazionale. Giuseppe Chicchi consigliò a Gnassi di lavorare libero da condizionamenti (“dovrà pedalare certo, con la bicicletta che il congresso gli ha dato, sta a lui gonfiarla”).
A fine marzo il Sindaco Alberto Ravaioli scriveva, in una lettera aperta, ai due nuovi segretari di Margherita e DS, Bonadonna e Gnassi: “Caro Luigi, caro Andrea, perdonatemi se mi dilungo su quella che da oggi sarà comune mèta, il Partito Democratico. (…) Se la vostra età anagrafica intercetta anche simbolicamente quel sentimento di freschezza e di entusiasmo che deve caratterizzare il Pd, la vostra esperienza sia politica che amministrativa è la migliore garanzia dei valori e dei comportamenti che hanno sempre sotteso la storia e la complessità dei due partiti. Sono i valori della solidarietà, della pace, dell’Europa, della tutela dei più deboli, dello sviluppo equilibrato; sono i comportamenti del rispetto, del dialogo, del ragionamento che sa essere duro nei momenti decisivi ma comunque mai offensivo verso la persona che sta innanzi. Voi rappresentate partiti che pur nelle contraddizioni, negli sbandamenti, negli errori hanno saputo in oltre 60 anni costruire un orizzonte democratico per l’Italia e per questo territorio; hanno saputo, nel Paese e a Rimini, prima progettare e quindi realizzare un modello di sviluppo vero e partecipato. (…) Il corpo del Pd affonda le sue radici in questa storia e la mette a disposizione per interpretare e dare prospettive di sviluppo condiviso a una società in rapidissimo cambiamento. Il suo braccio è il riformismo, il suo cervello il futuro dell’Italia, le sue gambe la partecipazione, il suo sguardo la costruzione della nuova classe dirigente. Voi siete chiamati a dargli un cuore coraggioso e cosciente. (…) Questo è il Pd in cui mi riconosco e credo. Per questo Partito Democratico mi impegnerò insieme a voi”.
Paolo Zaghini