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A Rimini i lockdown migliorano l’aria ma il PM10 non cala

Cala in maniera significativa uno dei principali inquinanti dell’atmosfera, il biossido di azoto (NO2), in flessione, seppur meno marcata, i valori del pm10. È la fotografia che emerge analizzando l’andamento dei valori dei due inquinanti rilevati dalle due centraline presenti a Rimini, Flaminia e Marecchia nel corso del 2020.

L’”effetto Covid”, cioè l’impatto delle misure introdotte per l’emergenza Coronavirus che hanno fortemente limitato gli spostamenti, è evidente rispetto alla concentrazione nell’aria del biossido d’azoto, elemento che più rapidamente risponde alle variazioni delle emissioni derivanti dal traffico veicolare. A partire dal marzo scorso, con l’inizio del lockdown, si sono registrati valori molto al di sotto della media prevista, in particolare per la centralina Flaminia. Un divario che si è andato sottigliando dall’estate in poi, ma che risulta comunque evidente anche negli ultimi mesi dell’anno.

Diversa invece la situazione per quanto riguarda il Pm10: anche in questo caso l’andamento dei valori registrati delle due centraline appaiono inferiori alla media prevista, ma in misura molto inferiore rispetto al biossido d’azoto.

“Se infatti il biossido d’azoto è più ‘sensibile’ al traffico e alle emissioni dei veicoli, sul Pm10 influiscono anche le emissioni legate al riscaldamento degli edifici – spiega l’assessore all’ambiente Anna Montini – Non a caso, come risulta dalle elaborazioni realizzate da uno studente neolaureato con una tesi su questo tema, Paolo Francesco Duminuco, soprattutto nei mesi invernali il cosiddetto ‘effetto Covid’. Questo è dovuto anche ad un crescente utilizzo da parte delle famiglie di sistemi riscaldamento domestico a biomassa, come le stufe a pellet di vecchia generazione o a legna”. Il calo meno marcato del Pm 10 dipende anche dalle condizioni climatiche.

“Il 2020 è stato un anno poco piovoso – aggiunge Montini – e sappiamo bene quanto la pioggia abbia un effetto benefico sulla qualità dell’aria. Ecco perché le nuove disposizioni della Regione Emilia Romagna hanno introdotto il ‘meccanismo predittivo’ ARPAE per l’attivazione delle misure emergenziali ex ante, che non saranno più attuate dopo 3 giorni consecutivi di superamento dei limiti ma quando le condizioni meteo climatiche previste innalzano le probabilità di superamento dei limiti del Pm10 nei tre giorni successivi”.   

“La sfida adesso è quella di tenere nella giusta considerazione questi numeri e queste analisi, scaturite da una situazione di emergenza straordinaria – prosegue l’assessore Montini –. La pandemia, a detta di tutti gli studiosi, segna un nuovo corso della storia, uno di quegli scarti bruschi e improvvisi che mutano in via permanente comportamenti, abitudini, stili di vita. C’è sicuramente un aspetto per così dire romantico, effetto della pandemia, nel senso che tutti noi abbiamo riscoperto ciò che si tendeva a dare quasi per scomparso naturalmente nelle città: le botteghe di vicinato, la tecnologia finalmente amica, l’aria pulita, la riscoperta di un tessuto di relazioni umane anche là dove non arriva l’intervento pubblico. Questo è positivo ma non basta perché poi c’è la necessità di progettare e realizzare quei servizi che possono strutturalmente dare risposte essenziali alle esigenze della società post Covid. Il tema della salute, prima di ogni altro. Il tema della salute al centro della comunità sarà fondamentale per le città nei prossimi 20 anni. Davanti a una svolta storica, il tema di fondo è quello della responsabilità, la responsabilità di fare scelte radicali. E questo vuol dire pianificazione strategica. Dobbiamo considerare il 2020 come l’anno zero su cui misurare le nostre azioni per contribuire ad un progressivo miglioramento strutturale della qualità dell’aria che respiriamo, che ha molto a che fare con la salute individuale e collettiva. L’obiettivo per il futuro, ad esempio, deve essere quello di tenere bassa la curva di concentrazione di biossido d’azoto riequilibrando la percentuale dei mezzi di trasporto, rendendola meno dipendente dal solo mezzo privato e dunque promuovendo la mobilità sostenibile, investendo così come stiamo facendo in infrastrutture per pedoni e ciclisti, servizi di trasporto elettrico in sharing, potenziamento del trasporto pubblico ‘green’ a partire dal Metromare. Azioni che consentono non solo di ‘liberare’ l’aria dagli inquinanti, ma contribuiscono sostanzialmente ad una migliore qualità della vita. A questo si deve affiancare una sensibilizzazione rispetto alle abitudini ‘ambientalmente sostenibili’, che riguardano anche la riduzione dell’utilizzo delle biomasse per il riscaldamento domestico. Sappiamo bene dunque che la situazione sull’intero bacino padano resta critica e l’Europa guarda al nostro Paese con attenzione. Per questo serve il massimo sforzo da parte di tutti, mettendo a sistema ogni azione possibile”.    

 

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