Home > Cultura e Spettacoli > A Rimini, il Sessantotto

A noi riminesi piace pensare che la nostra città sia un posto dove ‘le cose succedono prima’. Beh, magari alcune cose; altre invece ci mettono moltissimo. Tra le prime, per dire, almeno in nella nostra regione, il grattacielo, il primo grande magazzino all’americana (l’OMNIA); anche a livello azionale, la prima mega discoteca (l’Altro Mondo), la prima isola artificiale nonché stato indipendente (l’Isola delle Rose) il primo rock-club degli anni ’80, lo Slego, il primo festival internazionale di teatro innovativo… dice, anzi strepita: obietto! questo non vale, il Festival è di Santarcangelo! Verissimo, ma Rimini lo sostiene e partecipa con generosa preveggenza dalla rifondazione del ‘78 . Tra quelle che ci hanno messo moltissimo, per dire, il teatro comunale.

Anticipazioni e ritardi che ci dicono moltissimo del ‘carattere’ di Rimini; eccellenze e arretratezze in qualche modo complementari e che ci servono per ‘comprendere’ il luogo che abitiamo nella sua complessità. E quando dico ‘Rimini’ non intendo solo il territorio comunale, ma tutta la fascia della metropoli balneare.

Dice: e allora? Cosa c’entra il ’68? C’entra moltissimo! Perché il ’68 riminese è stato tanto precoce da cominciare nel ’67, ed è stato uno dei più vasti, intensi e duraturi d’Italia; certamente senza confronti con quelli di città, come Rimini, senza università.

E’ per via di questo forte imprinting territoriale che la ricerca che un gruppo di eccellenti scrittori sta portando a termine in queste settimane si chiama A Rimini il ’68…, prima il luogo, Rimini, poi il tempo, il Sessantotto. Una base comune di luogo e di tempo cui aggiungere una desinenza: A Rimini il ’68 degli studenti medi, A Rimini il ’68 e il rock, A Rimini il ’68 e il cinema, e così via, su commissione dell’Istituto Storico diretto da Alberto Malfitano e l’attiva collaborazione e co-progettazione dell’Assessorato alla cultura.

Ancora non possiamo scoprire tutte le carte, ma una sì: una bella mostra di Davide Minghini, per decenni fotografo del Carlino, aperta da fine ottobre, assieme alla presentazione del libro e a molto altro.

Le sue foto degli studenti – e della città – nel ’68. Non ci basta: con l’esperta collaborazione dei dioscuri di ‘ Rimini sparita’ cerchiamo altre foto; foto della Rimini ‘americana’ degli anni ’60, foto di luoghi e di persone: punitivi grembiuli neri per le femmine, obbligatori fino al ’68; poi minigonne, eskimo, jeans a zampa d’elefante, maxi-cappotti, maglioni irlandesi di lana grezza, montoni importati dall’Asia Centrale e così via.  E le auto e i motorini, le partite e i campioni, gli amori di spiaggia e gli oratori e le mucche caroline che piovevano dal cielo.

Da Chiamamicittà.it, che generosamente collabora, lanciamo un concorso – anche se ancora non conosciamo il premio!

Si chiama Il ’68, chi l’ha visto? Mettici la faccia!

Da domani, a cadenza regolare il giornale pubblicherà diverse foto di quegli anni: pochi i volti noti, molti quelli riconoscibili ma ancora senza nome. Vogliamo dare un nome a quei volti: ma non è lo zio quello? Mamma, vieni a vedere, per me quella sei tu! Nonna, non mi hai mai detto che portavi la minigonna!

Inviate le vostre foto a redazione@chiamamicitta.it.

E allora…partecipiamo numerosi! Potremmo vincere un premio fantastico, anche se ancora non sappiamo bene cos’è: un po’ come il ’68.

Fabio Bruschi

(nella foto in apertura: 1968, 31 ottobre: gli studenti davanti al Liceo Classico “G. Cesare” occupato)

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