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A Rimini lo Scientifico batte il Classico: in latino

Lo so che ci sarebbero tante cose più importante, drammatiche e urgenti di cui parlare: la guerra, la cronaca nera, le eterne polemiche sul 25 aprile e su Bella ciao, canzone divisiva solo se sei fascista o se non ti è piaciuto La casa di carta.

Forse proprio l’alluvione di temi forti e fortissimi mi fa gettare a pesce su una notizia minore per chiunque, eccettuato il giovane Omar Li Causi, i suoi familiari e un po’ di vecchi tromboni fieri della loro militanza tra i banchi del liceo classico, categoria alla quale appartengo. Ebbene, il riminese Omar, diciannove anni, ha appena vinto il Certamen Sallustianum, concorso nazionale di traduzione dal latino cui partecipano studenti di tutta Italia.

Cosa rende la sua vittoria così speciale? Che Omar non frequenta il Classico, tradizionale vivaio dei latinisti in erba, bensì lo Scientifico, l’Einstein, nella fattispecie. Quest’ultimo, sbalorditivo dettaglio sulla stampa locale mette in ombra perfino l’orgoglio campanilistico: «Studente dello Scientifico trionfa tra i latinisti del Classico», titola il Corriere di Rimini, trasformando la notizia nell’equivalente del cane che morde l’uomo o dell’astemio che arriva primo in una gara di sommelier.

Ora, alzi la mano qualunque ex studente del Giulio Cesare che non provi una fitta di mortificazione e non si domandi cos’è successo al suo blasonato istituto per subire un simile smacco: farsi sconfiggere sul proprio terreno da un ragazzo del liceo di via Fada, dove si va non solo perché oggi le Stem sono il biglietto da visita per le carriere più interessanti e redditizie, ma anche perché non si ha tutta questa passione per Sallustio, Tacito e Ammiano Marcellino e per le regole dell’ablativo assoluto.

Poi però si scopre che allo scientifico latino lo si fa eccome, e pure sul serio (e lo sapevo da prima della vittoria di Omar: sono madre di un ex studente dell’Einstein, che dopo la maturità ha scelto un facoltà umanistica e con quel po’ po’ di allenamento prende bei voti con un filo di gas).

Fatto sta che ora noi poveri classicisti riminesi ci sentiamo come gli azzurri sbattuti fuori dal Mondiale di calcio dalla Macedonia del Nord. Passi restare indietro in matematica e in scienze, che al Classico non sono mai state materie d’elezione. Ma latino, via. Se non riusciamo più nemmeno a essere i più bravi nella lingua di Cicerone, noi classicisti che ci stiamo a fare? E a quei cervelloni iper-razionali dello Scientifico alla fin fine cosa servono le cinque declinazioni, i pluralia tantum i verbi deponenti? Non gli bastano i loro numeri e le loro incomprensibili formule? Se a Omar piace tanto il latino («migliora le capacità di analisi, e i suoi autori trattano temi attualissimi», come spiega giudiziosamente in un’intervista) non poteva direttamente venire a studiare al Classico e guadagnare la vittoria al povero Giulio Cesare, che deve accontentarsi del “veni vidi”, perché il “vici” ormai è appannaggio dello Scientifico?

L’Einstein scoppia di iscrizioni, vince regolarmente alla Campanella, adesso si porta a casa pure il Certamen Sallustianum. E in souplesse, visto che Omar Li Causi, a quanto pare, ha sbrigato la pratica (traduzione di un brano, più commento) in tre ore sulle cinque concesse. Ora il Classico, per “lavare l’onta”, dovrà mandare una sua rappresentanza alle Olimpiadi della matematica o della fisica e acchiappare una medaglia.

Impresa impossibile? Come diceva il signore cui è intitolato il liceo di Omar Li Causi, “chi dice che qualcosa è impossibile non deve disturbare chi ce la sta facendo”. Probabilmente anche Giulio Cesare sarebbe d’accordo.

Lia Celi

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