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Il cane, cacciato dalla chiesa, è metafora di condizione di malessere


A stag cum e’ chen in césa


23 Maggio 2026 / Beppe e Paolo

A stag cum e’ chen in césa (Sto come il cane in chiesa)

In questa frase idiomatica il cane, cacciato dalla chiesa dove voleva seguire il padrone, è metafora di una condizione di malessere per l’essere umano. Può essere un malessere fisico: un dolore, una malattia, ecc., ma la nostra idiomatica si riferisce in prevalenza ad una condizione psicologica negativa, ad un disagio, ad un trovarsi fuori posto. Alla domanda: “Cum stet?” oppure: “Cum vàla?” (Come stai? Come va?), la risposta malinconica è appunto ispirata alla condizione dell’animale cacciato dalla chiesa. Va però detto che il Codice di Diritto Canonico non vieta la presenza di animali in chiesa, si affida al buon senso del Parroco e al comportamento dell’animale e del suo proprietario.

In ambiente rurale si trova un’altra idiomatica di significato simile: “A stag cum e’ pess te pajer” (sto come il pesce nel pagliaio), sono a disagio, sono in difficoltà come il pesce che si trova nel luogo più asciutto che si possa immaginare, il pagliaio.

Interessanti i due sostantivi: “chen” e “césa”, entrambi ricchi di significati indiretti. La chiesa come luogo della speranza, della fede, ma anche luogo simbolo del potere dello Stato Pontificio. Il cane, amico dell’uomo, spesso bizzarro, rumoroso, può mettere in difficoltà lo svolgimento dei riti religiosi. L’incerta fama del cane spiega l’ostracismo praticato al tempo in cui nasce la nostra frase, basti pensare a quante parole composte di significato negativo provengono dal povero animale: accanirsi, canaglia, canea, ecc. Negli ultimi decenni tuttavia la fama del cane è migliorata al punto da indurre Papa Francesco, con un filo di ironico rimprovero, a dire: ”In Italia ci sono più veterinari che pediatri!”.

 

Beppe & Paolo

 

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