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ACQUA BENE COMUNE, MA NON OVVIO

Aprire il rubinetto ed usare l’acqua per fare ciò che ci serve è uno dei gesti più consueti della nostra vita quotidiana. Pensare di averla razionata o peggio ancora portata con le autobotti – succede ancora anche in Italia – sarebbe per le nostre abitudini un colpo pesante alla nostra qualità della vita.

Purtroppo avere poca risorsa idrica, o non averla per nulla è il problema quotidiano di circa 750 milioni di persone che abitano il nostro pianeta.

Noi abbiamo la fortuna di non avere questo problema. Certo, questa fortuna dipende dalle condizioni climatiche e naturali. Ma anche dall’aver saputo salvaguardare, potenziare ed integrare le varie fonti di acqua disponibili nel nostro territorio.

Riguardo l’acqua, da parte delle amministrazioni locali sono state fatte scelte negli anni passati che non erano semplici né scontate. La scelta di base fu di costituire una sola società proprietaria di tutte le fonti della Romagna.

E’ Romagna Acque una Spa (non quotata in borsa) a capitale interamente pubblico (Comuni o società interamente pubbliche). Una garanzia per i cittadini che prevalga sempre l’interesse collettivo e non quello aziendale privatistico.

Ha il suo peso anche la lungimiranza di avere fatto investimenti strategici, come la diga di Ridracoli che ha fornito solo nel 2015 55.148.604 metri cubi di acqua per usi civili. Ma anche il recente investimento sul nuovo potabilizzatore Standiana di Ravenna, che prevede una produzione annuale per il 2016 di circa 11 milioni di metri cubi.

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In questo modo si è in grado di soddisfare tutte le esigenze della Romagna. Dei suoi abitanti e dei suoi turisti. Un fabbisogno che nel 2015 è stato 105.658.003 metri cubi di acqua

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In primo luogo dobbiamo sapere che usiamo circa 170 litri di acqua al giorno per abitante. Tanta. Per cucinare, lavarsi e tutti gli altri fabbisogni.  L’acqua non è un bene inesauribile e pertanto tutto ciò che possiamo fare per risparmiarne l’uso è utile e necessario.

Per queste ragioni abbiamo fatto questa piccola ricerca che sulla distribuzione dell’acqua in Romagna. Essere talvolta consapevoli da dove proviene l’acqua che tutti i giorni esci dai nostri rubinetti può essere utile.

Iniziamo da quanta ce ne serve ogni mese:

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Da notare i mesi estivi, dove si raggiungono i picchi più alti nei consumi,  ovviamente dovuti alle presenze turistiche.

Di questo fabbisogno, circa il 35% è coperto dall’acqua prodotta dalla diga di Ridracoli.

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Al di là del confronto fra i dati, la considerazione complessiva è che quest’anno – a differenza di quanto è accaduto in un passato neanche troppo lontano – la disponibilità complessiva della risorsa idropotabile in Romagna non crea alcun problema, nonostante la diga di Ridracoli abbia avuto negli ultimi mesi del 2015 un apporto non eccezionale.

“Ma l’entrata in funzione nello scorso settembre del nuovo potabilizzatore Standiana di Ravenna, che prevede una produzione annuale per il 2016 di circa 11 milioni di metri cubi, ha rafforzato l’intero sistema – spiega Tonino Bernabè, presidente di Romagna Acque -. Oggi la Società è in grado di variare molto più che in passato le fonti di approvvigionamento: il che ci permette prima di tutto di affrontare con grande tranquillità le eventuali situazioni siccitose. Ma il secondo obiettivo è quello di attenuare progressivamente il prelievo da falda, per diminuire lo stress del sottosuolo: anche questo è un risultato importante, soprattutto nel riminese, dove i prelievi sotterranei sono sempre stati storicamente corposi”.

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