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Addio Nino Montanari, operaio che volle diventare educatore

Oggi alle 10 nella chiesa di Bellariva si celebrano i funerali di Francesco “Nino” Montanari, deceduto sabato scorso all’età di 74 anni. Educatore, dirigete scolastico, per anni attivo al Ceis, Montanari è stata una delle figure più note nel mondo della scuola riminese. Nino riposerà nel cimitero della sua Villa Verucchio.

Il ricordo di Giuseppe Chicchi:

Ho conosciuto Nino Montanari in due fasi della mia vita.

Da giovani ci eravamo incontrati in quella specie di cenacolo involontario che era il CEIS di Gianfranco Jacobucci che mi capitava di frequentare come studente dell’allora Istituto Magistrale Comunale. Nino in quegli anni era un operaio che voleva diventare educatore e che aveva scelto Jacobucci come riferimento.

Ne ricordo la semplicità, ma anche la capacità di ascoltare e di interloquire con quel suo parlare affrettato che segnalava insieme la timidezza e la sete di conoscenza che coltiverà per tutta la vita. Il mio contatto con lui era mediato da Angelo Signorotti, anche lui insegnante, troppo presto scomparso.

Nino divenne educatore come aveva desiderato, con non pochi sacrifici e molta passione. Fino a diventare dirigente scolastico, restando legato al Ceis attraverso la Fondazione Zoebeli. Ma anche impegnandosi in numerose attività di volontariato sociale.

Più tardi, forse quaranta anni dopo, ci siamo rivisti su sua iniziativa. Mi chiese di presentare ad una festa dell’Unità il suo romanzo “La casa della serva” del 2007. Una sorta di autobiografia non dichiarata, ambientata a Villa Verucchio, suo paese natale. Accettai la proposta perché ritrovavo nel libro la semplice, fervida, serietà di Nino, quella stessa che ricordavo dagli anni lontani del Ceis.

Da allora poi ci siamo sentiti spesso, fino al punto che gli ho chiesto di diventare uno dei miei “lettori test” per un piccolo libro che, un paio di anni fa, ho scritto su Sigismondo Malatesta. I suoi giudizi erano severi, generosi, mai banali. Potrei dire che pretendeva da me un respiro narrativo che purtroppo non possedevo, mi aiutò però a trovare il punto di equilibrio che rendesse accettabile il racconto.

Ho saputo di recente che aveva problemi di salute, mai avrei pensato che così all’improvviso ci avrebbe lasciato, privandoci della sua amicizia e della sua dedizione alla causa dei deboli.”

Giuseppe Chicchi

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