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Ah, ecco come si dice in inglese “patàca”

Da che cosa è uscita esattamente l’Inghilterra con la Brexit? Sì, certo, dall’Europa, lo sappiamo tutti, anche se almeno finora il contraccolpo si è sentito più oltre Manica che sul continente e gli straordinari vantaggi di cui il Regno Unito avrebbe dovuto godere dopo il divorzio da Bruxelles ancora non si vedono, oppure non sono così straordinari.

Ma viene il sospetto che la Brexit abbia tagliato fuori l’Inghilterra, o meglio, i suoi politici, anche da qualcos’altro che potremmo chiamare «decenza». La politica inglese sembra una scolaresca di figli di papà di un liceo-bene che è entrata in autogestione e combina un sacco di guai, mentre il capoclasse non sa che pesci pigliare, quando addirittura non dà pessimi esempi.

Era difficile trovare l’equivalente inglese di «patàca», ma ora si può tradurre efficacemente con «Boris Johnson». Non pago delle brutte figure collezionate e delle gaffe collezionate nel primo anno di Covid (una fra tante: aveva affermato che noi italiani accettavamo le restrizioni anti-contagio perché, a differenza degli inglesi, non ci tenevamo alla democrazia), ne ha aggiunta un’altra di rara indelicatezza: a quanto pare, il suo staff avrebbe organizzato due party in concomitanza con i funerali del principe Filippo, lo scorso aprile. BoJo si è tardivamente scusato con la regina Elisabetta, da cui già aveva incassato il perdono per averle estorto con le bugie la sospensione del parlamento inglese nel 2017 (mentire al re una volta era reato capitale che costava il supplizio).

Immaginiamo che la sovrana, che ha appena allontanato dagli impegni pubblici il suo figlio prediletto Andrea, invischiato in uno scandalo sessuale, avrebbe voluto fare anche peggio con un primo ministro così privo di tatto da darsi alle crapule in ufficio nelle stesse ore in cui lei piangeva il suo defunto sposo.

È anche vero che, a quanto pare, a Downing Street Johnson fa più il party-planner che il premier tory: pochi giorni fa ha dovuto pure fare ammenda per le mega feste alcoliche organizzate l’anno scorso durante il lockdown, quando il suo governo imponeva agli inglesi restrizioni e isolamento.

Sono solo le ultime perle di un curriculum impressionante di scandali e scandaletti, dalla fama meritata di cornificatore seriale alla complicità con ex compagni di Eton passati alla malavita, dai favoritismi ad amici e amanti alle misteriose fughe in Umbria nella villa di un oligarca russo suo intimo. Una foto del 2019 lo mostra su un divanetto dell’aeroporto di Perugia, senza scorta, afflosciato e malconcio, con l’aria di uno (riferiva un testimone) che ha dormito vestito.

La domanda sorge spontanea: come fanno gli inglesi a tenerselo? Il voto pro-Brexit ha evidenziato una certa tendenza britannica a volersi fare del male, ma così è troppo. Più che il leader dei conservatori, Boris sembra il leader dei conservati, i politici che malgrado tutto restano lì, mobili solo nel mutevole su e giù dei sondaggi, ma immarcescibili inquilini della sfera del potere.

E meno male che l’Inghilterra è una monarchia, e quindi la carica più autorevole e simbolica dello Stato è prerogativa dei primogeniti della famiglia Windsor. Se no Boris Johnson lascerebbe la poltrona da premier solo per concorrere a quella di presidente della Repubblica, come fa ora, e con una gagliardia stupefacente per un ultra-ottuagenario, il nostro Silvio Berlusconi, che potrebbe gemellarsi con BoJo per il testosterone ingovernabile, le figuracce internazionali e la passione per i party.

E al Quirinale potrebbe anche arrivarci, per la stessa ragione per cui Johnson resta a Downing Street: non c’è nessuno che abbia le capacità, e soprattutto la voglia, di impedirglielo sul serio.

Lia Celi

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