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Confcommercio: “Ordinanza alcolici bene a Rimini, male a Riccione”

Sugli alcolici bene Rimini, male Riccione. Presa di posizione del Presidente Confcommercio della provincia di Rimini, Gianni Indino e di Alfredo Rastelli, Presidente Fipe Riccione, sui divieti di vendita di bevande. Il Comune di Rimini ha vietato la vendita da asporto dopo le 20 e fino al 30 giugno. Il Sindaco della “Perla Verde”, invece, dopo le 19 e fino alla fine del mese successivo. In Comuni confinanti, due provvedimenti diversi sullo stesso problema.

Il tema della movida è uno dei tanti che in questo periodo di ripartenza merita la giusta attenzione. Non si può rischiare di mandare all’aria i tanti sacrifici fatti finora – dice Gianni Indino, presidente di Confcommercio della provincia di Rimini –, a maggior ragione adesso che siamo arrivati ormai a un passo dalla stagione estiva. Né d’altra parte si poteva pensare di imporre chiusure anticipate ai locali che sarebbero stati ulteriormente penalizzati proprio nel momento in cui stanno iniziando una faticosa ripartenza. Per molti sarebbe stato il colpo di grazia. Eppure anche in questa occasione alla lettura delle ordinanze comunali non mancano le dicotomie e le differenze di regole sul nostro territorio provinciale. Provvedimenti che vanno nella direzione di diminuire il rischio di contagi, ma con regole diverse sui territori con un sistema a macchia di leopardo che rende più complicato districarsi agli operatori, ai cittadini e ai turisti.

Accogliamo con favore l’ordinanza del Comune di Rimini nella misura in cui prevede il divieto di vendita di alcolici per asporto nelle ore serali fino al 30 giugno. Questa può rappresentare una misura di forte contrasto all’assembramento di giovani senza controllo nelle strade e nelle piazze e preserva da ulteriori problemi un’area come quella del centro storico riminese divenuto luogo di socialità e svago a maggiore vocazione giovanile, anche se non possiamo non porre l’attenzione sull’asimmetria che si è andata a creare tra zone limitrofe che hanno le stesse caratteristiche, in particolare rispetto all’obbligo di servizio al tavolo dalle ore 21. 

A Riccione invece si è arrivati addirittura ad una misura oltremodo restrittiva, sia per quanto riguarda l’orario dello stop alle vendita, ovvero le ore 19 che in estate significa poco più che pomeriggio, sia per la lunghezza della validità del provvedimento che allunga le restrizioni fino al 31 luglio e quindi per buona parte della stagione estiva. Pur comprendendone gli obiettivi, non possiamo essere contenti. In poche ore abbiamo ricevuto decine di telefonate di protesta da parte degli imprenditori della Perla Verde. A Riccione l’amministrazione ancora una volta ha chiesto indicazioni alle associazioni per poi tirare dritto per la sua strada, mettendo ostacoli alle attività che chiedono a gran voce che possa tornare sui suoi passi. L’amministrazione decida se vuole avere rispetto di chi lavora e investe sul territorio oppure se vuole dettare le regole senza pensare a ciò che le sta intorno”.

Non ci spieghiamo davvero come a Riccione si sia scelto di fermare la vendita di bevande alcoliche alle 19 per i prossimi due mesi – dice Alfredo Rastelli, presidente di Fipe-Confcommercio Riccione –. Così non solo si mettono in difficoltà gli operatori che in questi mesi hanno investito sulla possibilità di fare asporto, ma anche i cittadini che ad esempio usciti dal lavoro non potranno più nemmeno acquistare il  vino per cena. Benissimo tutelare la salute e preservare le distanze, ma viviamo e operiamo in una città turistica: è inutile far leva sull’accoglienza e poi fare trovare una Riccione dove dalle 19 scatta il proibizionismo sulla vendita dell’alcol e si vietano aperitivi in piedi anche in zone con spazi tali da poter evitare assembramenti. Pensiamo che lo stop alle 20 o alle 21 sarebbe stato più congruo alle esigenze di tutti. L’ordinanza poi arriva al 31 luglio: in un periodo in cui le cose cambiano così velocemente dare limitazioni così prolungate è davvero eccessivo e blocca sul nascere ogni idea di ripartenza. Il turismo è in ginocchio e fatica a rialzarsi, ma provvedimenti di questo tipo rischiano di mettere la parola fine a molte attività che compongono l’offerta del turismo riccionese”. 

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