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Chi era Amati, “padre della patria” di Riccione

Rodolfo Francesconi – Alberto Spadoni “SEBASTIANO AMATI. Genealogia di una famiglia e di un città”, Raffaelli

“Questa che vi accingete a leggere, e che gusterete quanto un buon romanzo storico, è la biografia di Sebastiano Amati (1860-1934), marinaio in gioventù, poi esponente politico, pubblico amministratore, imprenditore turistico e sanitario di successo: un visionario pragmatico che intuì molto per tempo le potenzialità di quello che era allora un piccolo, povero e oscuro borgo di contadini e pescatori, e ne promosse infaticabilmente la crescita e l’autonomia. È la biografia del più importante tra i padri fondatori della Riccione moderna che si trasformerà nel corso della sua esistenza, e grazie soprattutto a lui, in una florida e ben nota località balneare”. Così Piero Meldini nella sua Prefazione.

I due Autori sono imparentati con il protagonista di questa storia e usufruiscono per costruire questo avvincente racconto storico di un ricco archivio di carte familiari. La loro capacità narrativa, unita ai documenti riportati alla luce, costruiscono un libro di storia vero, seppur assai particolare.

Attraverso le vicende dei familiari allargati, e poi quelle di Sebastiano Amati, Francesconi e Spadoni ci forniscono ampi quadri di vita economica, politica e amministrativa di Rimini e di Riccione, a cavallo fra fine Ottocento e gli anni ’30 del Novecento.

“Sebastiano Amati fu tanto importante per lo sviluppo turistico di Riccione che le sue ‘gesta’ riempiono una buona porzione di tutte le ricerche sulla storia della città. Egli non fu solo il proprietario del primo esercizio alberghiero di prestigio che sorse sulla Marina di Riccione; non fu solo un Amministratore Pubblico di vaglia, ricoprendo, via via, le cariche di Consigliere e Assessore al Comune di Rimini, Consigliere della Camera di Commercio, Dirigente di Comitati e di Sodalizi, responsabile di gestioni delicate ed importanti nei periodi delle terribili congiunture della grande guerra e del terremoto. Egli arricchì e completò queste attività pubbliche con intuizioni felici, con idee moderne, con progetti brillanti per lo sviluppo del turismo di cura e soggiorno. Questo bagaglio … culturale lo espresse e lo sostenne con gli scritti e la parola, si battè perché divenissero patrimonio comune e per trasformarsi, poi, in linee programmatiche ed operative dello sviluppo dell’economia riccionese”.

Riccione nel 1910 aveva 4.200 abitanti, con circa 15.000 turisti annui. Nel 1925 Riccione aveva 7 alberghi e 56 pensioni.
E allora elenchiamo un po’ di queste iniziative (private e pubbliche) dell’Amati protagonista del libro: la famiglia costruisce il primo Ospizio Marino, l’Amati-Martinelli; convince il Comune di Rimini a realizzare la strada che porta dal Paese al mare, la “Viola” (oggi Viale Ceccarini); ottiene la fermata del treno in una Riccione e che allora era ancora solo una frazione di Rimini; fonda e presiede dal 1887 la Società di Mutuo Soccorso; collabora alle iniziative filantropiche di Maria Ceccarini Boorman (soprattutto per la costruzione dell’Ospedale); è tra i promotori dell’idea della costruzione della strada litoranea da Rimini a Riccione; costrusce all’inizio del nuovo secolo il Grand Hotel Amati; nel 1905 contribuisce a far nascere la Società “Pro Riccione” per ottenere l’indipendenza da Rimini; nel 1907 diviene il direttore dell’Ospizio Comasco (e lo rimarrà sino al 1932). Sostenitore del Partito Radicale, formazione politica nata alla fine dell’800 come frazione dissidente della Sinistra e che si sviluppò soprattutto in età giolittiana, pur rimanendo sempre una forza minoritaria nello schieramento liberal-democratico.

Pacifista e umanitario. Questo era Sebastiano Amati, anche quando nel 1926 fu “costretto”, per far sopravvivere le sue numerose attività economiche, ad iscriversi al Partito Fascista.

Dunque un altro libro che rafforzerà la storia del “mito” riccionese costruito sulle capacità dei “pionieri”, contro la volontà dei riminesi che non volevano far crescere la frazione riccionese: “l’indipendenza” da Rimini venne ottenuta solo nel 1922.

Paolo Zaghini

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