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Ancora elezioni anticipate: cosa sta succedendo a San Marino

A San Marino il “governo del cambiamento” guidato dalla coalizione vittoriosa alle elezioni del 20 novembre 2016 e al ballottaggio del 4 dicembre 2016, “Adesso.sm”, non è riuscita a portare a termine la legislatura. Il 19 settembre, alcuni giorni dopo le dimissioni in blocco di tutti i 25 consiglieri di opposizione, si sono dimessi anche i 35 consiglieri di maggioranza.

Il Consiglio Grande e Generale ha fissato la data delle elezioni anticipate per l’8 dicembre 2019.
I partiti sammarinesi hanno presentato le liste dei candidati e i programmi il 29 ottobre (saranno sei le liste in competizione) e la Commissione Elettorale ne valuterà la regolarità il 5 novembre. Dopo di che inizierà ufficialmente la campagna elettorale, in realtà aperta già da molti mesi.

Parleremo delle sei liste in competizione nel prossimo articolo. In questo proveremo a sintetizzare le vicende burrascose di questi tre anni che hanno animato la vita nella piccola Repubblica.

La coalizione vittoriosa di “Adesso.sm” era composta da “Sinistra Socialista Democratica” (SSD, che al proprio interno era divisa in “Sinistra Unita”, “Progressisti e Riformisti” e “LabDem”) con 14 consiglieri, “Repubblica Futura” (che comprendeva “Alleanza Popolare” e “Unione per la Repubblica”) con 11 consiglieri, Movimento Civico 10 con 10 consiglieri. Il premio di maggioranza ottenuto con la vittoria al ballottaggio assegnava a questa lista di coalizione 35 consiglieri su 60 del Consiglio Grande e Generale.

Il Congresso di Stato (il Governo) nominato comprendeva sette Segretari di Stato (Ministri): 3 a SSD (Guerrino Zanotti agli Interni, Simone Celli alle Finanze sostituito, dopo le sue dimissioni il 10 ottobre 2018, da Eva Guidi, Augusto Michelotti al Territorio), 2 a “Repubblica Futura” (Nicola Renzi agli Esteri e alla Giustizia, Marco Podeschi all’Istruzione e Cultura), 2 a Movimento Civico 10 (Andrea Zafferani all’Industria, Franco Santi alla Sanità).

Le opposizioni in Consiglio grande e Generale erano rappresentate dagli esponenti della altre due liste: “San Marino prima di tutto” (che comprendeva il “Partito Democratico Cristiano Sammarinese” con 10 consiglieri, il “Partito Socialista” con 3 consiglieri, il “Partito dei Socialisti e dei Democratici” con 3 consiglieri) e “Democrazia in Movimento” ( che comprendeva il “Movimento civico R.E.T.E.” con 8 consiglieri e “Movimento Democratico-San Marino insieme” con 1 consigliere).

Negli ultimi 15 anni il sistema politico sammarinese si è scomposto e frazionato più volte, dando vita nelle elezioni del 2006, del 2008, del 2012 e del 2016 ad aggregazioni politiche sempre diverse che, con grandi difficoltà, hanno tentato di governare i problemi che da tempo sono sul tavolo del Governo: i rapporti con l’Italia, l’integrazione nell’Unione Europea, le scelte di politica economica, le gestione della giustizia.

Alle elezioni del 2016 hanno votato il 59,66% degli aventi diritto, ma solo il 50,09% al ballottaggio. Ma qui c’è il problema di un elettorato diviso fra esteri e interni: gli elettori nel 2016 erano 33.985, ma di questi 11.579 erano elettori esteri (cioè residenti fuori da San Marino) e 22.406 interni. I votanti esteri nel 2016 sono stati solo 1.479 (il 12,7% degli aventi diritto), mentre degli elettori interni ha votato l’84%.

Insomma una situazione politica complessa, all’interno di una grave crisi economica, dove i partiti tradizionali (DCS, PSS, PDS) hanno perso in gran parte la loro capacità di attrazione elettorale, lasciando spazio a nuove formazioni come “Civico 10”, “R.E.T.E.”, “Repubblica Futura”, l’aggregazione di fuoriusciti dai partiti della sinistra come SSD.

La coalizione “Adesso.sm”, vincitrice nel 2016, doveva essere l’espressione del nuovo che si muoveva in politica a San Marino, doveva essere “il governo del cambiamento” che teneva fuori dal potere DCS, PSS, PDS, doveva risolvere problemi vecchi e nuovi della Repubblica. Alla prova dei fatti, per visioni diverse fra i vari raggruppamenti della coalizione, per incapacità ad affrontare i problemi dei rapporti esteri (soprattutto con l’Italia, ma anche con l’Europa), la difficile gestione della situazione del mondo bancario e dei problemi della giustizia, la coalizione “Adesso.sm” ha fallito. E la Repubblica, ancora una volta, è costretta a tornare alle urne in maniera anticipata.

Paolo Zaghini

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