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Ancora meglio dell’olio di ricino

In natura, come si sa, i parassiti sono degli esserini ripugnanti che per sopravvivere hanno assoluta necessità di infastidire altri viventi. È tuttavia risaputo che pidocchi, zecche e sanguisughe trovano degli omologhi anche in politica, sotto forma di repellenti gruppuscoli che, per riuscire a dar segno della loro esistenza, devono attendere le “manifestazioni nemiche”, alle quali “attaccarsi” e riservare la loro congenita violenza, (solo verbale, naturalmente, perché se azzardassero quella fisica… ahi loro!).

È quanto si è verificato ancora una volta sabato mattina a Rimini, allorché una masnada di portatori insani di rigurgiti neo-fascisti s’è ritrovata a ragliare sotto l’Arco d’Augusto, maledicendo la manifestazione contro il razzismo che nel contempo si stava svolgendo in Piazza Cavour, con la significativa presenza anche del Sindaco e del Vescovo e l’avvalorante diserzione del “sovranista” Gennaro Mauro.

Ma non è di questo che intendo parlare, quanto invece di una curiosità (un po’ maliziosa, lo ammetto) che mi è insorta ricordando una notizia di lunedì 27 sui quotidiani locali: “Chissà – mi son detto – se fra i tutori dell’ordine di stanza a Rimini, costretti a sprecar tempo per tenere a bada i “signorini neri” di Forza Nuova, c’erano anche i due giovani carabinieri che il loro comandante ha meritoriamente segnalato alla Procura, per avere essi postato su Facebook materiale audio e video suscettibile di “apologia del fascismo?”.

Non c’è motivo di dubitare che la Procura, stando ai giornali, abbia avuto buone ragioni per iscrivere quel procedimento nel «registro degli atti che non costituiscono una notizia reato», preludio ad una rapida archiviazione, quasi a dire che si sarebbe solo trattato di “social-stupidità”.

A questo punto, però, mi pare d’obbligo una domanda: cosa deve succedere, in questo Paese, per vedere qualcuno incriminato di apologia del fascismo? Oppure conviene che la difesa di un “valore costituzionale” qual è l’antifascismo, visto che la negletta “legge Scelba” è da sempre irrisa, venga affidata alla pratica dello “sberleffo fai-da-te”?

Per esempio, ingaggiando un hacker che immetta dei virus in grado di trasformare automaticamente i simboli del fascismo in altrettanti simboli fallici. O, sempre a proposito di “scurrili cefali”, creandone uno gigantesco con la stampante 3D – non chiedetemi in cosa consista, ma fa un bell’effetto dirlo – che abbia il formato e la funzione di una mongolfiera pronta a decollare alla volta della Rocca delle Camminate, qualora si volesse davvero dar corso alla macabra stronzata di riaccendere nottetempo il faro posto sulla sua torre, come già durante il ventennio, allorché segnalava che il duce era tornato a casa.

«Sarà visibile da Rimini a Imola e porterà tanti turisti», ha di recente gongolato qualche altolocato frescone del forlivese. Bene, vorrà allora dire che la potente luce di quell’attrezzo renderà altrettanto visibile pure “l’omaggio supplementare” – chiamiamolo così – che la Romagna democratica sente di dover tributare al ricordo del fascismo e del suo fondatore.

C’è infine un’ulteriore “guasconata antifascista” che mi piacerebbe venisse organizzata: acquistare cioè, nei tanti negozi estivi che purtroppo la smerciano, la maggior quantità possibile di zozza cianfrusaglia rievocativa del nazi-fascismo. Organizzare quindi una vera e propria festa, nel corso della quale smaltire tutta la mondezza accumulata, con l’ausilio di appositi contenitori e usando il criterio della raccolta differenziata.

Salverei dal bidone del rusco solo un “fascio littorio” incorniciato sotto-vetro, per esporlo nella toilette della stazione ferroviaria. Sarebbe un efficace “lassativo a vista”.

Nando Piccari

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