HomePersonaggiAntonella Spada, un’artista dalla maturità straripante

Figlia d'arte, fin da piccola ha coltivato il talento naturale ereditato. I suoi acquerelli sono "fotografie" in 4K


Antonella Spada, un’artista dalla maturità straripante


30 Maggio 2026 / Marco Valeriani

C’è stato un tempo in cui, trovandomi a dibattere con un’amica molto più esperta, ho sinceramente provato a capire la pittura. Il nodo di fondo era piuttosto complesso: non riuscivo a distinguere, nelle forme, ciò che i critici esponevano nei cataloghi. Il risultato diveniva pertanto scoraggiante. E a dirla tutta stavo per abbandonare, invece…

Ho conosciuto meglio Antonella Spada in occasione della chiusura forzata da Covid-19. Mi affascinava il suo modo di rendere le cose semplici, quelle a cui siamo abituati, dei veri habitat esplorativi di colore e tratto. M’immergevo nelle creazioni fino a sentire la materia trattata: sensazioni a pelle a volte struggenti e in certi casi addirittura “sconvolgenti”. Da allora, nutrito a pazienti consigli, il modo di osservare una tela o un “banale” – si fa per dire – acquerello si è amplificato. Anzi, mi riesce meglio. Proprio perché lasciandomi trasportare dal senso del disegno sottostante, ne ricavo una lettura personale. Non è soltanto il mi piace o il non mi piace a guidare il cervello; bensì la capacità di attraversare l’opera e guardarla dal lato opposto quasi avessi tra le mani una specie di “stargate” emotivo.

Negli ultimi anni, per lavoro e per diletto, ho partecipato a numerose mostre e rassegne in qualità di “utente-cronista”. Stravolgendo l’innata propensione a gettare là qualche riga frettolosa con il solo obiettivo di far contento chi si prendeva la briga d’invitarmi. Il modo di approcciarsi all’arte della Spada è di ben altra pasta madre. E di quelli che non fanno mai sentire  in soggezione chi usa altre “armi” nel proprio mestiere.

Chi fa quadri – per usare un termine semplice e diretto – si può sbizzarrire tra pennelli, matite, materiali e sostanze quasi estremi, addolcendo o ingigantendo curve, rettilinei, panorami, crepe, rughe, muscoli e organi vari. Antonella Spada ne padroneggia diversi (ad esempio il binomio acquerello-gessetti, oppure polvere di grafite-fusaggine-acquerello, acquerello su carta giapponese, acquerello su carta di bambù) arrivando a stratificare un’infinità emozionale da colpo di fucile.

Sono passati 5 anni dai nostri primi incontri – a rate e mascherati – imposti dal Coronavirus. Una lenta risalita, per il sottoscritto, dal sottoscala dei “non capisco un’acca”. Ed è adesso, a mio umile, modestissimo giudizio, che la Spada ha raggiunto una maturità artistica formidabile. Direi inarrestabile. Non c’è sfoggio di “io so fare e tu no”; di contro c’è appunto il governare una rotta evocativa da eccellente capitano di vascello.

Vorrei, anzi vorremmo, poter aver l’occasione di ritrovarci tutti attorno a un bel “compendio” dei suoi lavori – in modo da apprezzarne la traiettoria e l’esplosione verso l’alto – invece che continuare a rincorrerla sui Social. Anche se ogni volta si rimane – sfogliandone i post sulla pagina Facebook – quasi intimoriti dalla carnalità delle opere amplificata dai pixel. Ci riusciremo a rivederla esposta a Rimini? La speranza – con i nuovi spazi dedicati all’arte pronti all’inaugurazione sul colle di Covignano – è l’ultima a morire. La freccia è in viaggio.

Antonella Spada vive e lavora a Rimini. Figlia d’arte, il padre pittore, ha respirato fin da piccola un’atmosfera che l’ha condotta a sviluppare il talento naturale ereditato. La sua pittura si caratterizza per l’uso di materiali diversi, caffè, bitume, foglia oro, gesso, matita…