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Anziani e disabili, ancora brutte notizie (2a puntata)

Eh sì, ancora brutte notizie per i nostri anziani e disabili non autosufficienti che usufruiscono dell’assistenza domiciliare. Ma andiamo per ordine.

Nel mio precedente articolo davo notizia che per poter usufruire del servizio di assistenza domiciliare, nel Distretto Socio Sanitario di Rimini – Nord , è stato istituita la compartecipazione da parte dell’utenza, il cui costo è da un minimo di 1,50 euro all’ora a un massimo di 10,00 euro all’ora, per ISEE che vanno dai 7.000,00 a 20.000,00 euro, mentre nulla è dovuto per chi ha un ISEE inferiore ai 7.000,00 euro.

Non si è fatta attendere la risposta della Dott.ssa Emma Petitti. Infatti l’assessore regionale, “chiamata in causa” dall’articolo, fa il punto sulle risorse messe a disposizione dalla Regione e le prospettive per i prossimi anni, ha dichiarato che: “Il finanziamento del Fondo Regionale FNRA per il 2018 ammonta a 100 milioni di euro, al fine di consolidare gli interventi su tutto il territorio regionale; per gli anni 2019 il finanziamento sarà pari a 116 e 2020 il finanziamento sarà 100 milioni”.  la vicepresidente con delega al welfare e alle politiche abitative, Elisabetta Gualmini,aggiunge che: “Sono molti gli interventi realizzati dalla Regione per costruire un welfare dedicato agli anziani e alle persone non autosufficienti, un welfare tra i più apprezzati in Italia e in Europa, orientati al mantenimento dei malati e degli anziani non autosufficienti nelle loro case evitando, laddove possibile, il ricovero nelle strutture”.

Per cui ritengo che la Regione possa fare molto su questo tema, abbiamo un ottimo bilancio sia in termini di spesa corrente che d’investimenti. Mi permetto di ricordare, se la memoria non m’inganna, che quando fu introdotto in Emilia Romagna il FRNA fu fatto attraverso l’istituzione dell’addizionale Irpef Regionale, tassa che pagano soprattutto i lavoratori dipendenti e pensionati. Invito l’Assessore Regionale a verificare, attraverso gli organi competenti, in modo puntuale come i fondi, stanziati per la FRNA, siano ripartiti nei “piani di zona del Distretto Socio Sanitario di Rimini – Nord “: sicuramente troverà delle sorprese. Ma questa è un’altra storia.

Premesso che chi eredita una casa o è proprietario della medesima non commette “peccato mortale”, inviterei “qualcuno” ad essere più morigerato sul tema, avere un tetto non può essere un punto di sfavore, per far pagare il servizio domiciliare.

Passo alle dovute considerazioni economiche (ISEE), portando ad esempio che, una famiglia composta da 5 persone di cui 2 adulti, un anziano e 2 bambini, dove i due adulti hanno un lavoro impiegatizio medio ordinario, l’anziano percepisce una pensione di fascia medio bassa e i ragazzi sono ancora in età scolare, con casa di proprietà, pagando il mutuo, due auto di media cilindrata. Ebbene tale nucleo familiare di norma ha un ISEE che si aggira intorno ai 18/19.000,00 euro all’anno, quindi certamente non naviga nell’oro, come anche due sole persone anziane con età superiore a 65 anni con pensione media non superano di norma i 15.000,00 anno di ISEE. Infatti molti comuni prevedono delle apposite agevolazioni/esenzioni per il pagamento delle tasse comunali.

Quindi li esentiamo per il pagamento dell’immondizia e li tassiamo per un servizio essenziale? Non si poteva tranquillamente aumentare la fascia ISEE? I ricchi, quelli veri, provvedono da soli…. Ma anche questa è un’altra storia.

Sul fronte sindacati tutto tace, anche se nel giugno 2017 ci fu una levata di scudi sui tagli ai centri estivi per disabili. Ci fu una protesta vibrante da parte dei sindacati e le dichiarazioni riportate sui gli organi di stampa, (cit. Altarimini art. del 15.06.2017), erano: “Un fatto gravissimo, che va a colpire le persone più deboli e che più di altre dovrebbero essere protette, una decisione assunta senza preavviso e senza discuterne con le famiglie”. Questa la dura accusa di Cgil, Cisl e Uil sulla questione dei tagli ai centri estivi di Rimini per disabili che ha mandato su tutte le furie i genitori dei ragazzi interessati.

Oggi ritroviamo le stesse sigle sindacali più altre a controfirmare le “Linee guida per la compartecipazione ai servizi sociosanitari rivolti ad anziani e disabili adulti”. Nessuna levata di scudi, questa volta. Ed è un’altra storia ancora.

Passiamo ora al gruppo “In compagnia CI.VIVO”, visto l’annuncio che, sabato 13 gennaio dalle ore 9.00 alle ore 12.30 presso la sala comunale di Via Bidente, (sopra il Conad), si terrà il primo momento formativo curato da medici, educatori ed assistenti sociali per formazione specialistica per i volontari del gruppo “In compagnia CI.VIVO”. Il nuovo gruppo si propone di ampliare la rete già esistente di supporto alle persone con disabilità, per contrastare la loro solitudine e il loro isolamento sociale. Viene organizzato un momento di formazione, (3 ore e mezza), gestito dall’equipe integrata del Servizio Disabili, rivolti sia ai volontari già aderenti al Ci.vi.vo che a coloro che vogliano mettere a disposizione una piccola parte del loro tempo, per “vivere in compagnia” con coloro che ne hanno maggiormente bisogno.

Mi chiedo solo se possano gestire correttamente soggetti ad esempio con declino cognitivo grave (morbo di Alzheimer moderatamente grave o in fase media), e che 3 ore e mezza siano sufficienti ad arrivare ad esempio ad avere la giusta formazione che ha un “Operatore O.S.S. – Operatore socio-sanitario”, il quale svolge la propria attività per soddisfare i bisogni primari della persona in un contesto sia sociale che sanitario e si adopera per favorire il benessere e l’autonomia dell’utente. Le sue attività sono rivolte alla persona e al suo ambiente di vita: assistenza diretta ed aiuto domestico; intervento igienico-sanitario e di carattere sociale; supporto gestionale ed organizzativo. Per ottenere la qualifica di OSS occorre frequentare uno specifico corso di formazione professionale autorizzato dalla pubblica amministrazione competente per territorio e superare un esame finale di qualifica. Ma anche questa è un’altra storia.

Non entro nelle polemiche tra i due Presidenti dei Distretti Socio Sanitari, ma leggendo le dichiarazioni della Dott.ssa Gloria Lisi, presidente del Distretto Socio Sanitario – Rimini Nord aprendo con stupore che: “Gli uffici sollecitavano già da tempo la politica ad allinearsi con quanto già in essere in Regione”. Ebbene se tali sollecitazioni siano realmente necessarie, derivano dal fatto che mancano i fondi, perché di questo si tratta. Mi permetto di chiedere a questo punto di rendere pubblici i piani di zona del Distretto Socio Sanitario di Rimini – Nord, con i relativi dettagli sia delle ONLUS/Associazioni coinvolte, nell’erogazione dei servizi, che come vengono spesi le somme del fondo FRNA dalle medesime. Credo fortemente che si potranno trovare due indicazioni importanti.

La prima e che, probabilmente (?!), una serie di somme nulla hanno a che vedere con i servizi di FRNA. La seconda, che riducendo la spesa corrente, possa tranquillamente essere recuperato quel 5-10%, necessario a copertura totale del servizio affinché questo resti gratuito. Questa è la vera storia, ridurre la spesa corrente, in tempi di crisi e aver capacità di spesa migliore.

Sentitamente torniamo a ringraziare la Dott.ssa Gloria Lisi per questo nuovo “regalo” e attenderemo come sempre fiduciosi delucidazioni specifiche e non risposte evasive e non appropriate.

Leonardo Carmine Pistillo

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