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Appello dal Pd in Regione per i profughi bosniaci: “Situazione inaccettabile che lede diritti umani”

“Non possiamo rimanere insensibili o inerti di fronte alla situazione drammatica in cui versano in queste ore i profughi bosniaci, quasi tremila persone tra giovani, donne, anziani e bambini che dormono in edifici abbandonati e campi improvvisati nel nord-ovest della Bosnia-Erzegovina con casi di congelamento, ipertermia e altri gravi problemi di salute”. Così la Consigliera regionale Nadia Rossi motiva l’interrogazione Pd rivolta alla Giunta dell’Emilia-Romagna affinché solleciti il Governo e le istituzioni europee ad agire per fornire aiuti alle persone e risolvere la situazione nel rispetto dei diritti umani.

Un appello “all’umanità e la richiesta di non lasciare che una questione così grave passi in secondo piano. Proprio l’emergenza pandemica – si legge nel documento – ha provocato un inevitabile aggravamento della condizione migratoria in Europa”.

“Anche in questo momento di crisi politica – dichiara la Consigliera regionale – non possiamo far prevalere l’egoismo e rimanere inermi di fronte a situazioni drammatiche che ledono pesantemente i diritti umani”.

Più di mille di questi migranti vivevano nel fatiscente campo di Lipa, devastato da un incendio e ora chiuso dalle autorità bosniache, mentre si sono aggiunti altri duemila profughi della rotta balcanica che da tempo cercano di passare la frontiera e proseguire il viaggio verso l’Europa occidentale. L‘Agenzia delle Nazioni Unite per la migrazione ha esortato la Bosnia a trovare in tempi brevi soluzioni alternative.

“Tutto questo sta nuovamente accadendo in territori dell’Unione Europea, che abbiamo costruito non solo per la tutela e la promozione dei diritti umani fondamentali dei cittadini europei, ma anche per la promozione dei diritti umani in tutto il mondo – è la considerazione di Nadia Rossi, che conclude – Non si può ignorare che l’annoso problema dell’immigrazione rimarrà ingestibile se non si rimette mano alla revisione delle norme in materia e la creazione di un sistema di accoglienza stabile per non doversi sempre ridurre a gestire la migrazione come una vicenda di emergenza”.

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