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Apprendimento digitale: Preply fotografa l’Europa e declassa l’Italia. La classifica

I.P.

Secondo i dati elaborati da Preply, piattaforma di apprendimento digitale che da remoto mette in relazione tutor privati e studenti, c’è un paese tra i 27 dell’Unione Europea in cui studiare o semplicemente perfezionare una nuova lingua entro i confini nazionali è piuttosto semplice grazie all’ambiente favorevole di tipo pubblico e privato. Questo paese non è l’Italia, semplicemente perché si piazza al penultimo posto. Ma non è nemmeno la Francia o la Germania. E neanche il Regno Unito, escluso dall’indagine perché ormai fuori dall’UE per effetto della Brexit. Questo paese si chiama Lussemburgo.

Il Lussemburgo è grande più o meno come la provincia di Piacenza e tra i suoi confini si parlano tre lingue ufficiali: lussemburghese, francese e tedesco. In altre parole, esiste già una certa inclinazione socioculturale all’apprendimento di nuovi idiomi per via della tradizione storica. Il Lussemburgo è uno stato di origine piuttosto recente, nasce nel 1867 dopo l’indipendenza dalla dominazione germanica, con evidenti e durevoli influenze transalpine e teutoniche, per cui la debole identità nazionale è il motivo principale del suo multilinguismo spinto. Il 100% dei bambini comincia ad apprendere una nuova lingua dalla scuola primaria pubblica con risultati eccellenti e, sebbene internet sia il propulsore di conoscenza del nuovo millennio, il 98,4% dei lussemburghesi possiede una TV tra le mura domestiche favorendo in questo modo l’accesso a serie televisive e programmi sottotitolati che permettono di perfezionare il lessico di una lingua straniera e allenare l’orecchio.

Il resto dell’Europa se la passa come segue. Al secondo posto dello studio troviamo la Svezia e al terzo la Danimarca. Quarta posizione per la Finlandia e quinta per Cipro. L’Italia, che vanta sul territorio nazionale ben 47 lingue non ufficiali e numerosissime minoranze, si piazza al 26° posto, penultima a precedere esclusivamente la Bulgaria. Due dati e una curiosità: in Italia il 95,3% dei bambini comincia studiare una seconda lingua a scuola ma negli anni successivi cala il livello qualitativo di conoscenza mentre tra i paesi dell’UE resta una delle nazioni con il minor numero di programmi sottotitolati. Singolare, infine, il caso del sito web del Governo consutabile esclusivamente in italiano.

Dal punti di vista dei dati, Preply ha elaborato statisticamente 18 indicatori raggruppati in sette aree mediante un processo di standardizzazione. Si tratta del plurilinguismo, della formazione durante la scuola primaria, dell’accesso allo studio di nuove lingue mediante la tecnologia digitale, dei sottitoli/doppiaggio/voiceover, della diversità linguistica e delle lingue ufficiali parlate entro i confini nazionali. Kirill Bigai, CEO di Preply sostiene fermamente che la conoscenza di una seconda o una terza lingua è un fattore competitivo e strategico per il successo personale nel ventunesimo secolo. Le relazioni di lavoro e le semplici interazioni si evolvono in direzione globale e la conquista di nuove opportunità sociali e progressi di carriera non possono prescindere dalla conoscenza di nuovi idiomi. È questa la direzione che anche l’Italia deve intercettare per il rilancio delle nuove generazioni.

Photo by Waldemar Brandt on Unsplash

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