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Area vasta turismo, Destinazione Romagna perde i pezzi

Nei giorni scorsi si è aperto un dibattito sull’area vasta della sanità. L’occasione è stato il cambio al vertice della direzione generale dell’Ausl Romagna. Il sindaco di Rimini Andrea Gnassi ha contestato la nomina del nuovo direttore generale preoccupato per un possibile ritorno al passato. In sostanza Gnassi pensava (pensa) che dietro alla nomina di Tiziano Carradori ci possa essere l’idea di ritornare alle vecchie Ausl provinciali archiviando l’Ausl unica. Preoccupazione subito smentita. Ma non è di questo che vogliamo parlare,

Questo dibattito ci dà l’opportunità di parlare delle aree vaste esistenti in Romagna.

In Romagna di aree vaste ve ne sono 5: Sanità (Ausl Romagna), Ambiente e rifiuti (Hera), Mobilità (Start Romagna), Risorse Idriche (Romagna Acque) e Turismo (destinazione Romagna).

Tutte queste aree vaste sono state decise dalla politica-istituzioni, ma la gestione è diversa. Quattro su cinque sono gestite da tecnici, con dietro aziende ed autority.

Destinazione Romagna, che vede insieme istituzioni e rappresentanze economiche del turismo, è gestita invece dalla politica-istituzioni.

Il presidente di Destinazione Romagna è attualmente il sindaco di Rimini Andrea Gnassi. E’ questa area vasta che nei fatti rischia di implodere sotto i colpi del campanilismo di qualche realtà comunale.

Non sono supposizioni, ma una lettura degli atti. Già a settembre 2018 Chiamamicittà.it  aveva segnalato questo rischio.

Il Comune di Rimini decise di sostituire Rimini Turismo, che si occupava di informazione e accoglienza turistica, con una un’altra azienda (in partecipazione con Fiera di Rimini). La nuova azienda (una D.M.C, Destination Management Company) si occupa “oltre che dell’attività di informazione ed accoglienza turistica e reservation anche delle attività di promo-commercializzazione (in sostanza un soggetto che si occupi a tutto tondo di destination management)”.

Una struttura in aperto contrasto con l’impianto regionale. Infatti la legge regionale N.4 del 2016 che riorganizza le politiche regionali del turismo individua nelle destinazioni turistiche “l’organizzazione della promo-commercializzazione del turismo dell’Emilia-Romagna”. Le destinazioni turistiche sono di area vasta. La Destinazione turistica Romagna comprende le province di Rimini, Forlì-Cesena, Ravenna e Ferrara.

Era evidente che la scelta del Comune di Rimini avrebbe messo a rischio l’area vasta del turismo in Romagna.

Le preoccupazioni manifestate ora sono diventate realtà.

In una nota di qualche settimana fa, le due associazioni più rappresentative del mondo del turismo, Confcommercio e Confesercenti dei territori di Cesena, Forlì e Ravenna, hanno definito l’accordo costitutivo della DMC Romagna. Un soggetto che opererà come una vera e propria impresa, con precise policy aziendali basate su un business plan sviluppato sino al 2023.

Un soggetto, viene spiegato, “aggregante, che si pone quale interlocutore privilegiato con il sistema di governance turistica, sia a livello locale che sovra-locale, e che vuole essere il collettore delle varie opportunità di sviluppo turistico territoriale dell’area di riferimento”.

La sede, altro campanello di allarme per il sistema turistico romagnolo, è presso l’aeroporto di Forlì, che dovrebbe essere operativo dal 2021: “destinato a diventare l’hub di riferimento per i flussi incoming in Romagna”, scrivono i proponenti della nuova struttura turistica.

Appare evidente che le politiche di area vasta stanno subendo un colpo forse letale.

La parte privata a nord di Bellaria, ha di fatto già deciso di disimpegnarsi da destinazione Romagna presieduta dal sindaco di Rimini Andrea Gnassi.

L’unica struttura di area vasta, in questo caso regionale, rimane l’APT, che dovrà moltiplicare gli sforzi per tenere uniti i territori. Un lavoro che sta già facendo da mesi in modo positivo,  ma che dovrà intensificare in futuro. Lo stesso assessore regionale Andrea Corsini dovrà intensificare l’impegno per mantenere unita la Romagna turistica. D’altra parte è sempre stato un convinto sostenitore della Destinazione Romagna.

Alla base della decisione degli operatori privati del nord della Romagna c’è un’insofferenza sempre più marcata per il mancato coinvolgimento da parte del presidente di Destinazione Romagna, Gnassi, nelle scelte operative e di programma sulle politiche di area vasta.

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