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Arlotti: “Votare in Primavera”. Basta privilegi previdenziali

Sono fermamente convinto della necessità che il Governo Gentiloni abbia la fiducia e che il Parlamento approvi in tempi rapidi la legge elettorale per andare al voto in primavera (anche se non avrò maturato il diritto alla pensione da parlamentare)”. Lo afferma il deputato riminese del Pd Tiziano Arlotti che, a proposito di pensioni, sottolinea: “La Legge di Bilancio del 2017 (approvata da Camera e Senato e ora legge) ha previsto per tutti i lavoratori la possibilità di andare in pensione di anzianità o di vecchiaia cumulando i periodi di contributi su diverse posizioni previdenziali senza più l’onere di pagare le ricongiunzioni adottando il sistema ‘pro quota’”. Già nel 2015 l’on. Arlotti si era speso per l’eliminazione dei privilegi, scrivendo una lettera alla presidente della Camera Laura Boldrini e ai Questori per chiedere una modifica del regolamento previdenziale dei deputati (i vitalizi sono stati aboliti a partire dal 2012). Una modifica sollecitata il 15 settembre dello scorso anno. “Con i vecchi regolamenti, fortunatamente superati, oggi, essendo arrivata la legislatura a metà mandato – aveva ricordato Arlotti tutti i deputati al primo mandato avrebbero acquisito il diritto al vitalizio. Un diritto, o meglio, un privilegio palesemente iniquo ma credo che si debba andare oltre perché è giunto il momento di cambiare nettamente il trattamento previdenziale dei deputati, apportando una modifica radicale che stabilisca in via definitiva che il deputato stesso, per il periodo in cui è in carica, si vedrà trattenuti i contributi che la Camera verserà sul suo conto previdenziale in modo che il deputato vada in pensione, al pari di tutti i cittadini, con un vitalizio con gli stessi limiti di età e di anni contributivi. Ciò tra l’altro permetterebbe di risparmiare contributi figurativi per chi è in aspettativa non retribuita. Perché mai un deputato dovrebbe avere una pensione specifica? Nell’attuale XVII legislatura ci sono ben 413 deputati, che hanno meno di cinque anni di incarico e questo permetterà di dare una spallata definitiva ad un trattamento di privilegio che non ha, a mio modesto parere, alcun motivo di continuare ad essere perpetuato”.

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