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Arrivano 2 milioni di euro per i buoni spesa, la ripartizione Comune per Comune in provincia di Rimini

Approvata l’ordinanza della Protezione Civile che stanzia 400 milioni vincolati, ossia destinati esclusivamente ad aiutare quei cittadini che in questi giorni di emergenza “non hanno soldi per fare la spesa”, come ha spiegato il Presidente del Consiglio Conte. Il provvedimento mira a bloccare sul nascere una eventuale emergenza sociale che potrebbe derivare dalle difficoltà di una fascia della popolazione a reperire risorse e beni di prima necessita a seguito delle misure restrittive statuite per contrastare la diffusione del coronavirus.

Ciascun comune può acquisire buoni spesa per l’acquisto di generi alimentari presso gli esercizi commerciali selezionati. I Sindaci dei comuni individuano la platea dei beneficiari del contributo, tra i nuclei familiari più esposti ai rischi derivanti dall’emergenza epidemiologica da COVID-19 con priorità per quelli non già assegnatari di sostegno pubblico.

Questo il riparto tra i comuni della provincia di Rimini

Si tratta di una cifra importante se si tiene conto come ha scritto il sindaco di Gemmano e Presidente della Provincia Rziero Santi che per “Gemmano significano 9,196 euro. Se consideriamo un costo medio a persona per pasto di 3 euro (acquisto derrate) significa che il comune di Gemmano potrà dispensare 3.096 pasti. Ovvio che questo tipo di aiuto va unicamente a chi versa in stato di emergenza cioè non ha ne introiti ne risparmi per poter mangiare. Oltre a questi il Comune passa i prodotti per l’igiene e le medicine. La polemica politica che qualcuno prova a montare in queste ore mi pare del tutto strumentale e di questi tempi anche un po’ stucchevole”. Per l’intera provincia di Rimini il numero di pasti acquistabili senza altri contributi è di oltre 600mila.

Tali risorse dedicate potranno essere inoltre rafforzate da ciascun comune  con donazioni defiscalizzate di generi alimentari o di buoni d’acquisto o buoni sconto da parte di privati, di produttori, dei distributori.

Per sostenere le casse comunali interviene il secondo provvedimento del Governo. Da 4,3 miliardi. Queste non sono risorse aggiuntive, ma un’anticipazione del Fondo nazionale dei Comuni (il nome, “Fondo di solidarietà”, nasce anni fa e non c’entra con l’emergenza, perché riguarda l’aiuto che i Comuni con più risorse fiscali danno agli enti più poveri) che ogni anno vale. L’anticipo è un meccanismo ordinario, che è avviene tutti gli anni. L’anno scorso fu deciso il 20 marzo. Straordinario è il contesto, ed è ovvio che anche questi soldi aiuteranno i sindaci nelle spese emergenziali mentre le Casse si svuotano per l’impossibilità di incassare tributi, tariffe e canoni. Proprio per questa ragione, una parte importante delle risorse servirà alle spese ordinarie della macchina amministrativa che non riescono a essere alimentate dalle entrate proprie degli enti.

La ripartizione tra i comuni della provincia

 

 

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