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Ascoltiamo il saggio cinese: trasformare il problema in opportunità

Sarà mica vera la storia dell’«anno bisesto anno funesto»? Anche i meno superstiziosi cominciano ad avere dei dubbi. Partito (così sembra) da un paio di pipistrelli cinesi, il coronavirus sta provocando un cataclisma planetario dagli effetti imprevedibili come natura e soprattutto come durata. E a quanto pare nessun governo sa che pesci e che provette pigliare, anche se le nostre autorità centrali e locali, essendo state le prime a rivelare loro malgrado in mondovisione la loro impreparazione, hanno fatto sì che nei giorni scorsi l’Italia venisse additata come paese-untore in preda alla psicosi.

Ora anche la Germania e la Svizzera hanno i loro focolai domestici e anche lì c’è l’assalto ai supermercati e l’accaparramento di mascherine e disinfettanti, si capisce che il vecchio gioco dello scaricabacillo dei tempi della sifilide («mal francese» per gli italiani, «male napoletano» per i francesi, «male polacco» per i russi, «male cristiano» per gli arabi e così via) adesso non funziona più.

Il coronavirus non fa differenze fra gli esseri umani, non bada all’etnia, al genere, all’orientamento sessuale e al censo. Non è il solito familista: può colpire uno o due membri di uno stesso nucleo familiare, non necessariamente i più anziani o i più deboli, e non filarsi per niente gli altri. Gira il mondo, si ambienta alla grande in tutti i continenti e non ha un ego ipertrofico, visto che per molto tempo si è lasciato scambiare per una banale influenza nascondendo con civettuola modestia la sua natura di flagello incurabile, ancorché quasi sempre guaribile.

Insomma, non è né sovranista, né populista, né esibizionista, né xenofobo. Non sta sui social ed è virale lo stesso. Insomma, rifiuta tutto quello che sembra rappresentare lo spirito del nostro tempo, però in quattro e quattr’otto ha conquistato il globo terracqueo.

Mentre nei laboratori virologi e biologi stanno cercando un vaccino o un farmaco in grado di neutralizzare il coronavirus, perché non proviamo a imparare qualcosa da lui, che è così avanti? E se, oltre a romperci clamorosamente le scatole e a complicarci la vita, il morbo venuto dall’Oriente volesse dirci che nessun muro lo può fermare.

Eppure può essere battuto dalla collaborazione fra gli scienziati, che per sua natura è aperta, inclusiva, flessibile, cosmopolita. Si dice che il segreto del successo sia trasformare i problemi in opportunità. Allora forse dovremmo cercare di guardare al Covid-19 non solo come un nemico da battere, ma anche come uno sgradevole ma efficace maestro di strategia alla Sun-Tzu. Che peraltro era cinese come lui (un caso? Io non credo).

Lia Celi

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