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Asshotel Emilia-Romagna: “Estate buona ma ci aspettavamo molto meglio”

Una buona stagione estiva ma al di sotto delle aspettative degli imprenditori del turismo e sui cui bilanci hanno pesato la mancanza di personale e i costi delle bollette e delle forniture.

E’ quanto emerso dal coordinamento di Asshotel-Confesercenti Emilia-Romagna riunito, alla presenza dei rappresentanti di tutte le province della regione, per esaminare l’andamento dell’estate appena conclusa alla luce dell’indagine commissionata dall’associazione al Centro Studi Turistici di Firenze sulla percezione degli operatori del ricettivo.

“Dopo due difficilissimi anni dovuti alle conseguenze della pandemia – è stato evidenziato nel rapporto – la stagione estiva ha registrato una ripresa, soprattutto del flusso turistico straniero, ma ben al di sotto delle aspettative”. In particolare, a incidere, in negativo, sono stati, “il costo delle fornitore e dell’energia ma anche la mancanza di personale ha messo in difficolta grande parte del comparto”. Inoltre non hanno aiutato anche “il prezzo della benzina, la ripresa dei contagi da Covid, il caos degli aeroporti e l’aumento dell’inflazione che, insieme alla situazione di incertezza generale, hanno contribuito a una riduzione dei consumi preoccupante”. E proprio costi di gestione e la mancanza di personale, hanno contribuito ad anticipare la chiusura di molte attività stagionali.

“Certo, la stagione estiva è andata complessivamente bene, ma i margini che ci aspettavamo per poterci riprendere dagli ultimi due anni sono stati disattesi – osserva Fabrizio Albertini, presidente di Assohotel- Confesercenti Emilia-Romagna – l’aumento delle materie prime e delle bollette, in alcuni casi triplicati, ha pesato in maniera significativa sugli introiti” Quindi, argomenta, “senza interventi immediati a sostegno delle imprese molte strutture ricettive rischiano di chiudere: luce e gas sono beni primari per le attività turistiche, quanto cibo, vestiti e casa per il singolo individuo; per questo occorrono incentivi stabili e consistenti per quanti scelgono di riconvertirsi ad impianti non energivori, semplificandone le procedure burocratiche; a ciò vanno aggiunti l’abbattimento dell’iva e l’aumento del credito d’imposta”.

(ANSA)

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