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Attenti al sole che picchia

«Il sole d’agosto/ti ha dato alla testa…»: era l’incipit di «Sei diventata nera», una fortunata canzonetta con cui a metà degli anni ’60 “Los Marcellos Ferial” mi tenevano compagnia da un vicino juke-box nelle mie estati lavorative da “stagionale del remo” all’allora Bagno 5. Quel tormentone mi è tornato in mente leggendo, in questi giorni di calura, alcune notizie giornalistiche che fanno pensare ad un colpo di sole. Oggi mi limiterò ad evidenziarne due.

Innanzi tutto la stronzata – eh sì, quando ci vuole ci vuole! – di quei bagni della Riviera che hanno esposto, o esporranno, la bandiera inglese in segno di protesta per il recente pronunciamento negativo della Corte di Giustizia Europea in materia di concessioni demaniali marittime; oltreché, più in generale, per l’atteggiamento non proprio di apertura finora tenuto dall’Europa su tale questione. La motivazione della protesta è sacrosanta, sia chiaro; ma la risposta che si è scelta risulta  molto simile ad una “pagliacciata alla Tafazzi”

Le Associazioni promotrici affermano infatti di voler esporre «la bandiera britannica per significare il disagio che si prova a vedere stravolto il concetto di Unione Europea che abbiamo sempre sognato». Peccato che nessuno abbia mai informato i loro dirigenti di un piccolo particolare: l’Europa che, al contrario, sognano coloro che in Gran Bretagna hanno promosso e votato la brexit, avrebbe già da tempo cacciato a pedate gli attuali nostri bagnini dalla spiaggia, in nome di una brutale concezione iper-liberista che, come già oggi succede nel Regno Unito, pretende che anche la gestione del più essenziale dei servizi sociali sia sottoposta ad agguerrita gara fra privati. Incredibilmente, poi, le medesime Assciazioni aggiungono «non costringeteci ad evocare Brexit»: come se esporre la bandiera britannica non apparisse già di per sé, più che “una evocazione”, addirittura “una invocazione” della brexit!

Insomma – tenuto conto delle abissali differenze, ma per farmi capire – sarebbe come se si scegliesse quale testimonial della protesta contro la pena di morte quell’orripilante figuro di Erdoğan, che si appresta a reintrodurla in Turchia per poter “assassinare legalmente” i suoi avversari politici.

Passando ad altro rischio di insolazione, credo che qualcuno – magari il loro mentore Mario Ferri – farebbe bene a procurare un berrettino in grado di proteggere dal solleone sia il consigliere comunale della destra Luigi Camporesi, rimasto grillino nel cuore e nei modi, sia il di lui “padre spirituale” Bruno Sacchini. Il primo, che ad occhio e croce si direbbe sappia di economia quanto basta a leggere le bollette di acqua e luce, ha preso invece ad avventurarsi in ardite dissertazioni “a modo suo” su temi di grande rilevanza, quali Fiera ed Aeradria. La sensazione è in tali occasioni egli tenti una propria rielaborazione di altrui veline, fornitegli all’insegna del “va avanti te che mi scappa da ridere”. Col risultato, però, che quelle sue recite rischiano di procurargli ogni volta una querela, e questo non va bene.

Invece Sacchini, a cui sono “storicamente affezionato”, comincia a preoccuparmi perché sta progressivamente scivolando, di articolo in artico, dal “giornalisticamente malmostoso” all’ingrugnito bofonchiante, con la prosa che gli si “invrucchia” fino a diventare un vero e proprio soliloquio, in cui non mancano nefaste premonizioni, inappellabili scomuniche e lugubri anatemi. Nel suo ultimo articolo su “La Voce”, Sacchini, oltre a riproporre la ricorrente premonizione secondo cui Gnassi avrebbe i giorni contati, si presenta con due ansiogene novità: una scomunica per Vittadini, che avrebbe tradito la Compagnia delle Opere per avvicinarsi a Renzi; un’aggressione…a scoppio ritardato all’ex segretario dell’ex PCI, racchiuso nel titolo del suo delirio: «Enrico Berlinguer il vero malfattore della politica italiana».

Peccato che nell’aprile del 2011 un cinguettuolo Sacchini avesse testualmente scritto, vantandosene, del suo passato di  «elettore del PCI di Longo e Berlinguer».

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