Home > Intervista > Autismo a Rimini, 480 casi e i genitori si aiutano fra loro

Autismo a Rimini, 480 casi e i genitori si aiutano fra loro

Imparare a conoscere l’autismo. Le diagnosi su questa patologia per tanti versi ancora misteriosa, che si manifesta nei primi anni di vita, sono in continuo aumento. Parliamo di circa 500 mila famiglie in Italia,mentre  nel mondo un nuovo nato su 90 è autistico e 3 su 4 dei diagnosticati è maschio. Non si sa ancora da cosa sia causato, né perchè colpisca di meno le femmine. Provoca difficoltà enormi nell’interagire con altri, deficit della comunicazione verbale e non verbale,  ristrettezza d’interessi e comportamenti ripetitivi. D’altra parte, i gradi di questa sindrome possono essere molto differenti, da un livello quasi impercettibile a situazioni gravissime, mentre l’autistico è spesso dotato di grande intelligenza. In Italia esistono molte associazioni che cercano di venire incontro alle esigenze dei genitori che hanno un figlio autistico, come l’Associazione Omphalos di Fano che Chiamamicittà.it ha intervistato qualche mese fa, e come Rimini Autismo, che esiste dal 2004. La Presidente di questa onlus si chiama Alessandra Urbinati e a lei abbiamo chiesto di parlarci di questa realtà riminese.

Alessandra Urbinati

Da quanto ricopre la carica di Presidente?

«Io faccio parte dell’associazione da otre 7 anni, prima ero consigliere e poi, negli ultimi anni, ho assunto questa carica».

Quante persone a Rimini soffrono di questa patologia?

«Sono circa 350 minori e 130 adulti».

Quanto è difficile per i genitori occuparsi di figli con autismo?

«È la prima forma di disabilità a livello mondiale con numeri in aumento. È una condizione estremamente complessa, che coinvolge la famiglia, la vita, la scuola e la quotidianità. Noi cerchiamo di supportare le famiglie, aiutando i ragazzi con progetti specifici e allo stesso tempo diamo una mano anche ai genitori, con dei progetti chiamati “di sollievo”, in cui ragazzi possono essere seguiti da degli educatori preparati che li fanno uscire nei week end, dando così un sollievo anche alla famiglia stessa».

A proposito di educatori, da quante persone è composta la vostra associazione?

«350, forse anche di più. È una onlus fatta da genitori, ma ci sono anche tanti volontari, simpatizzanti, amici, quindi diciamo che ci sono tante persone che ruotano attorno a questa associazione che, ricordo, è composta da famiglie».

Operate su tutto il territorio nazionale?

«Sì, ci sono anche iniziative anche a livello nazionale. Siamo stati chiamati a Roma a discutere in Senato quando è stata approvata la legge sull’autismo».

Collaborate con altre associazioni del territorio?

«Certamente, il nostro è un lavoro di rete. Collaboriamo con il Centro Autismo, con le istituzioni e anche altre associazioni di Cesena, Forlì e Ravenna».

Prima ha parlato di “progetti di sollievo”; ne realizzati anche di altri tipi?

«Ne abbiamo davvero tanti. Ce ne sono alcuni di più ampio respiro come il progetto Autismo Friendly Beach, che mira a creare un turismo, un’accoglienza per persone con disabilità. Siamo partiti formando la nostra riviera per persone con disturbo autistico, perché i numeri ci sono e le necessità anche. Questa iniziativa, poi, si è estesa e si allargato in tutta la costa, con l’inserimento di ragazzi come aiuto bagnini in spiaggia. Abbiamo vinto un bando Europeo, per cui abbiamo esportato questo turismo accessibile in Spagna, Croazia e Cornovaglia. La nostra mission è far conoscere l’autismo, perché siamo ben consci del fatto che noi possiamo lavorare tanto per migliorare le competenze dei ragazzi, ma se non c’è una sensibilità, una conoscenza diffusa del disturbo, avremo sempre pochissime possibilità di inserire i nostri figli nella società».

Per ulteriori info: www.riminiautismo.it

Nicola Luccarelli

Scroll Up