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Auto di lusso pagate con assegni falsi e poi vendute all’estero, presa banda con base a Rimini

Pagavano auto di lusso con assegni falsi, poi le facevano immediatamente andare all’estero dove venivano rivendute. Una vera e propria banda con base a Rimini ma che agiva su tutto il territorio nazionale. Che però è stata smascherata dai Carabinieri del NOR, che alle prime luci dell’alba di oggi giovedì 21 maggio, hanno rintracciato e tratto in arresto, C. M., 37/enne di origini romagnole; F.L., 62/enne riminese; M.C. 45/enne  pugliese;  R.S. 46/enne  rumeno, mentre M.A.M., libanese di 53 anni, è stato sottoposto all’obbligo di presentazione alla PG. Gli indagati, tutti gravati da precedenti di polizia, sono ritenuti responsabili del reato di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di più delitti di truffa.

Il provvedimento cautelare, emesso dal GIP del Tribunale di Rimini su richiesta del Sostituto Procuratore Dottor Luca Bertuzzi, titolare del fascicolo processuale, scaturisce da una complessa ed articolata indagine, portata avanti con metodiche tradizionali ma anche con l’ausilio di sistemi tecnologici; l’operazione “Supercar”, come l’hanno battezzata gli investigatori.

Tutto parte dalla denuncia di una vittima della truffa, presentata nel mese di agosto dello scorso anno, per scoprire ben presto che il metodo è stato applicato molte altre volte e in tutta Italia. I veicoli usati, sempre di fascia medio-alta, venivano pagati con assegni falsi, poi intestati a complici della banda con ruoli marginali, e quindi immediatamente esportati per essere venduti all’estero. Per le vittime, una volta capito di essere state raggirate, diventava così particolarmente difficoltoso, se non impossibile, rintracciare i colpevoli.

Da parte dei truffatori, la scelta della vittima avveniva consultando gli annunci di numerosi siti di compravendita on-line, selezionando gli annunci  e contattando il venditore al fine di “tastarne il polso” e comprendere se fosse una “facile preda”. Una volta che la vittima veniva scelta sulla scorta di una presunta maggiore ingenuità captata nel corso di diversi contatti telefonici, subentrava un altro complice  il quale, presentandosi come un rivenditore di auto, contrattava la compravendita del veicolo ed incontrava personalmente la vittima. Raggiunto l’accordo, i malviventi effettuavano il passaggio di proprietà presso una agenzia di pratiche auto, solitamente nel luogo di residenza della vittima, pagando quanto concordato mediante l’utilizzo di assegni sì falsi, ma di ottima fattura. E di solito il pagamento veniva effettuaro d nel pomeriggio del venerdì, in modo che non prima del lunedì successivo una banca potesse scoprire la falsità dell’assegno. Nel frattempo il veicolo, ormai nelle mani dell’organizzazione, veniva immediatamente portato all’estero da altri complici, pronto per esser immesso sul quel mercato.

L’attività di indagine, svolta dal mese di agosto 2019 a febbraio scorso, ha consentito di documentare 40 episodi di truffa, con un danno patrimoniale per le vittime stimato in circa €. 600.000.

Uno degli arrestati di oggi dovrà altresì rispondere del reato di tentata estorsione poiché, dopo aver portato a conclusione una compravendita, non riuscendo ad esportare immediatamente il veicolo, ha ricontattato la vittima chiedendogli 800 euro in contanti per rientrare in possesso del proprio bene.

Sono attivamente in corso le ricerche dei veicoli oggetto della truffa, che saranno sottoposti a sequestro per la successiva restituzione ai legittimi proprietari.

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