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Avvocato Salvatore Di Grazia: “Gnassi deve essere difensore di tutti i bambini”

Riceviamo e pubblichiamo dall’avvocato Salvatore Di Grazia

“Leggo la tempestiva presa di posizione del Sindaco Gnassi a difesa delle famiglie “arcobaleno”, così suggestivamente definite quelle composte da persone dello stesso sesso. E’ una iniziativa più che legittima, perché è espressione sia della sua libertà di pensiero, che appartiene a tutti i cittadini, sia del ruolo istituzionale. Ogni sindaco, infatti, è il primo “difensore dei bambini” anche di quelli che, senza averlo richiesto, compongono le famiglie diverse da quelle “naturali”. Uso queste termine senza toni spregiativi, ma solo per sottolineare che nello scontro tra natura e cultura privilegio la prima, libero chiunque di pensare che leggi di natura non esistano e che essa può essere piegata o vanificata da elaborazioni del pensiero di singoli o di gruppi.

Devo però osservare che una siffatta tempestività l’avrei gradita dal Sindaco se si fosse degnato di rispondere alla accorata istanza di due nonni ai quali, che per decisione discrezionale del Servizio Sociale, di cui il Sindaco è la massima autorità, è impedito di avere relazioni con la loro nipotina fin dalla sua nascita, nonostante un provvedimento del Tribunale che impone l’inizio della loro frequentazione.
Se il Sindaco vuole essere il “difensore dei bambini”, e l’istanza è rivolta anche all’Assessore ai Servizi Soiali Gloria Lisi, mamma e cattolica dichiarata, avrebbe dovuto prendere atto che questa bambina è rimasta orfana due volte: dalla mamma naturale e da quella affidataria. Sissignori: poiché il Tribunale, deludendo le aspettative di molti ha dichiarato la bambina non adottabile, l’affidataria l’ha brutalmente rifiutata, non accettando un affido che sapeva essere temporaneo e l’impegno a collaborare con la famiglia d’origine, come era previsto, purtroppo solo a parole, nel contratto di affido. Oggi la bambina, due volte orfana, dovrebbe essere stata messa in una struttura in attesa di una idonea famiglia affidataria. Se l’idoneità deve essere certificata da chi ha ritenuto idonea la precedente, c’è poco da sperare”

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