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Avvocato di Strada dopo caso di Cattolica: “Residenza a senza dimora diritto non concessione”

L’associazione Avvocato di Strada Onlus ribadisce: la concessione della residenza in via fittizia ai senza dimora non è una concessione di un Comune, ma un diritto sancito dalla legge.

“Nei giorni scorsi – scrive la Onlus – abbiamo appreso con stupore dalla stampa locale (Il Resto del Carlino di Rimini ndr) la tormentata vicenda di Usha. A quanto leggiamo, assistita da una volontaria di Caritas, la quale ci ha confermato quanto accaduto, Usha si è rivolta al Comune di Cattolica per chiedere la residenza nella via fittizia come persona senza dimora, senza esito. Pare infatti che a Cattolica l’indirizzo virtuale per rendere possibile questo genere di iscrizioni non esista più dai tempi del Sindaco Micucci. Siamo rimasti allibiti nel leggere la risposta che Usha avrebbe ricevuto dall’Ufficio Anagrafe e cioè di rivolgersi in qualche Comune limitrofo, come Morciano: l’iscrizione anagrafica delle persone senza dimora non è una concessione da parte dell’amministrazione, ma un sacrosanto diritto da parte di colui che si trova sul territorio di quel Comune!”.

“Come sportello di Rimini di Avvocato di Strada Onlus – prosegue il comunicato – nel mese scorso abbiamo lanciato un appello rivolto a tutti i sindaci dei Comuni della provincia di Rimini, chiedendo a ciascuno di loro riscontro in merito all’esistenza della via fittizia nel proprio Comune o in assenza se avessero o meno l’intenzione di istituirla. Questo indirizzo (fisicamente non esistente ma equivalente nel valore giuridico), consente a chi non ha una sistemazione stabile ma vive di fatto nel territorio comunale di ottenere la residenza. E questo vale anche per coloro che sono nati in quel Comune: anche questi ultimi avrebbero il diritto di essere iscritti nella via fittizia”.

“Il motivo del nostro appello è presto detto: come ricordiamo spesso, essere residenti è la condizione per l’accesso a tutta una serie di diritti fondamentali oggetto della più alta protezione nel nostro ordinamento. In particolare, chi è privo della residenza non può accedere al Servizio Sanitario Nazionale (se non per cure urgenti) né avere il medico di base, non può percepire pensione o avere accesso agli strumenti di welfare (tra cui il reddito di cittadinanza). Inoltre, tema di assoluta data la prossimità alle elezioni amministrative, non è possibile esercitare il diritto di voto. Quindi chi ha nuovamente ottenuto la residenza, avrebbe potuto votare a questa tornata elettorale”.

“Sebbene moltissimi Comuni in Italia oppongano ancora resistenza all’istituzione della via fittizia, tale adempimento costituisce un preciso obbligo giuridico per le amministrazioni, come ha chiarito l’ISTAT nel lontano 1992.
A oltre un mese dal lancio del nostro appello, ci rammarica dover comunicare che su 25 Comuni (24 se non consideriamo Rimini, in cui l’indirizzo è già presente e l’iscrizione effettiva), abbiamo avuto risposta affermativa solo da 4 di questi (Misano, Riccione, Santarcangelo e Bellaria Igea Marina), altri 4 hanno protocollato la nostra richiesta ma non abbiamo ricevuto ulteriori riscontri, mentre nessuna risposta è pervenuta dai rimanenti 16. In assenza di riscontro, non è dunque dato sapere se questi Comuni ne siano del tutto sprovvisti”.

“Certo è ormai troppo tardi per poter istituire ora la via fittizia: questo significa che se vi fossero persone senza dimora presenti sul territorio dei Comuni inadempienti o comunque nati lì, nemmeno in occasione di queste elezioni amministrative potranno esercitare il proprio diritto di voto”.

“Questo è ovviamente solo uno degli aspetti drammatici, come ci ricorda la vicenda di Usha. Purtroppo per lei, occorre ricordare che anche qualora il Comune di Cattolica decidesse di istituire improvvisamente l’indirizzo per i senza dimora, ella non potrebbe comunque accedere al reddito di cittadinanza prima di 2 anni. Questo perché, nonostante le richieste di emendamenti presentate tra gli altri anche da Avvocato di Strada, il Governo non ha voluto modificare la legge nel punto in cui prevede che tra i requisiti vi sia la residenza continuativa nei 2 anni antecedenti alla domanda. Certo, per Usha ottenere innanzitutto la residenza sarebbe già un buon passo in avanti, ma non è sufficiente. Per quanto ci riguarda, porteremo avanti tutte le iniziative opportune per assicurare che i diritti di coloro che vivono in strada e privi di una residenza ricevano la massima tutela. Sui diritti degli ultimi non si gioca al risparmio”, conclude Avvocato di Strada Onlus

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