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Parcheggi scambiatori: a Rimini un’idea che proprio non ingrana. Bignami, il Pd e il sindaco che “deve rispondere al partito”: una storia che a Rimini non esiste


Bandi per le spiagge: a Rimini nessun indennizzo ai concessionari uscenti. Lo ha deciso il governo


15 Marzo 2026 / Maurizio Melucci

Bandi per le spiagge: a Rimini nessun indennizzo ai concessionari uscenti

I concessionari balneari di Rimini non hanno diritto ad alcun indennizzo per le strutture degli stabilimenti. Non è una scelta politica locale ma la conseguenza diretta della normativa nazionale e dell’assetto urbanistico previsto per la spiaggia riminese.

Giovedì scorso è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto-legge 11 marzo 2026, n. 32. Il provvedimento non disciplina direttamente le concessioni balneari, ma introduce un passaggio decisivo: impone al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di emanare entro trenta giorni uno schema nazionale di bando-tipo per le gare. L’obiettivo è uniformare le procedure su tutto il territorio nazionale e renderle coerenti con quanto previsto dalla legge sulla concorrenza del 2022.

Le amministrazioni concedenti dovranno adeguarsi a questo schema. In altre parole, i bandi per le concessioni demaniali non potranno più essere scritti in modo discrezionale dai singoli comuni.

La legge sulla concorrenza del 2022 stabilisce chiaramente i principi che devono guidare le gare. Si tratta dei principi già fissati dal diritto europeo: libertà di stabilimento, trasparenza, pubblicità, imparzialità, parità di trattamento e tutela della concorrenza. È la stessa impostazione che deriva dalla direttiva servizi dell’Unione europea e dalla consolidata giurisprudenza europea.

Le gare dovranno valutare, tra gli altri elementi, la qualità del progetto turistico, la sostenibilità ambientale, il valore degli investimenti e l’esperienza professionale degli operatori.

Un punto centrale riguarda gli indennizzi. La legge prevede che il concessionario uscente abbia diritto a un indennizzo a carico del concessionario subentrante, ma solo per gli investimenti non ancora ammortizzati. Non si tratta quindi di manutenzioni ordinarie o straordinarie, ma di veri e propri investimenti realizzati sulla base di progetti autorizzati dall’amministrazione concedente. Inoltre il valore deve risultare da scritture contabili o documentazione fiscale.

Il governo ha cercato di introdurre questo meccanismo anche in relazione all’articolo 49 del Codice della navigazione, che stabilisce che le opere di difficile rimozione alla fine della concessione diventano proprietà dello Stato senza alcun indennizzo. Il nuovo sistema collega invece l’eventuale indennizzo al valore residuo degli investimenti non ammortizzati.

Per la Riviera riminese, però, la questione si chiude prima ancora di aprirsi. Il motivo è semplice: sulla spiaggia di Rimini non esistono opere di difficile rimozione. Tutti i manufatti presenti negli stabilimenti sono strutture di facile rimozione e, soprattutto, devono essere smontati per consentire l’attuazione del nuovo Piano dell’arenile.

Il piano urbanistico della spiaggia prevede infatti la demolizione delle strutture esistenti e la realizzazione di nuovi stabilimenti secondo i parametri del nuovo assetto dell’arenile. Gli stabilimenti attuali non costituiscono quindi un compendio da trasferire al nuovo concessionario. Vengono smontati e sostituiti da nuovi progetti.

In queste condizioni non esiste alcun bene da indennizzare. Se le strutture sono rimovibili e devono essere eliminate prima della nuova assegnazione, non c’è un investimento immobiliare residuo che possa essere trasferito o compensato.

La conclusione è netta: nel caso di Rimini gli indennizzi non si applicano.

Questa vicenda dimostra anche un’altra cosa. Per oltre quindici anni il dibattito sulle concessioni balneari è stato dominato da proposte irrealistiche che hanno rallentato le riforme e fatto perdere competitività al turismo balneare italiano. Alla fine ha prevalso ciò che era inevitabile sin dall’inizio: il diritto europeo e le regole della concorrenza.

C’era chi lo diceva da anni, ma eravamo pochi. Molti altri hanno preferito raccontare una storia diversa. Oggi la realtà dei fatti è davanti a tutti.

 

Parcheggi scambiatori: a Rimini un’idea che proprio non ingrana

Era aprile 2022 quando il Comune di Rimini, insieme al gruppo Conad, annunciava il nuovo parcheggio scambiatore in fondo a via Fada, nella zona di Lagomaggio: 159 posti auto gratuiti in via Giuliani, in un’area che il gruppo aveva deciso di mettere a disposizione dell’amministrazione comunale.

L’idea era semplice: lasciare l’auto lì e raggiungere la spiaggia con navette gratuite.

Sulla carta funzionava. Nella realtà, molto meno.

Il parcheggio infatti non è mai davvero decollato come scambiatore. Le auto che si fermavano erano poche. Con il tempo l’area ha preso un’altra piega: sempre più mezzi in sosta, soprattutto camper e furgoni, molti di proprietà di riminesi. C’era chi nei camper ci viveva e chi utilizzava lo spazio per altre attività poco chiare.

Alla fine è intervenuta la Polizia Locale con uno sgombero. Poco dopo Conad ha colto l’occasione per chiudere definitivamente – o almeno così pare – il parcheggio.

In realtà non si tratta neppure del primo tentativo andato a vuoto. Negli anni diverse amministrazioni comunali, già dai tempi del sindaco Ravaioli, hanno provato a utilizzare aree esterne al centro storico per creare parcheggi scambiatori e facilitare l’accesso alla città, soprattutto nei periodi di maggiore afflusso: Natale, grandi eventi, fine settimana affollati.

Il risultato è sempre stato più o meno lo stesso: poche auto, nonostante parcheggio e navette praticamente gratuiti.

Eppure tra le lamentele più ricorrenti dei riminesi c’è proprio la mancanza di parcheggi in centro.

La realtà però è un po’ più sfumata. A parte alcune giornate e orari di punta, al parcheggio Italo Flori, per esempio, un posto si trova quasi sempre. Certo, è a pagamento.

Probabilmente il problema è un altro. A Rimini – ma non solo – ci piace parcheggiare il più vicino possibile a dove dobbiamo andare. Possibilmente a pochi metri.

Curiosamente, quando siamo in altre città, non abbiamo alcun problema a lasciare l’auto lontano e fare anche qualche centinaio di metri a piedi.

A casa nostra, invece, quei metri sembrano improvvisamente diventare chilometri.

Bignami, il Pd e il sindaco che “deve rispondere al partito”: una storia che a Rimini non esiste

A volte basterebbe informarsi un po’ meglio prima di parlare. Oppure, più semplicemente, conoscere la realtà dei fatti.

Il deputato di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami, intervistato dal Resto del Carlino sulla ricandidatura del sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad, ha scelto una lettura piuttosto curiosa della situazione politica riminese.

«Gli va riconosciuto di aver tentato un dialogo col governo, su alcuni temi. Solo che poi deve rispondere al partito», ha dichiarato. Aggiungendo che su sicurezza e altri temi «nel Pd va così».

È una ricostruzione interessante. Peccato che non abbia molto a che fare con ciò che accade realmente a Rimini.

Il sindaco Sadegholvaad non deve “rispondere al Pd” nel senso evocato da Bignami. Per una ragione molto semplice: il Partito democratico riminese condivide pienamente l’azione amministrativa del sindaco. Non c’è nessun conflitto nascosto, nessuna linea imposta dall’alto, nessun braccio di ferro interno.

C’è, più banalmente, una maggioranza che sostiene il proprio sindaco. Una dinamica piuttosto normale nelle amministrazioni locali.

Bignami cita anche Michele de Pascale e la vicenda dei centri per i rimpatri, come esempio delle presunte contraddizioni del Pd. Anche qui la ricostruzione appare più simile a una narrazione politica che a una descrizione accurata dei fatti.

Il punto, però, è un altro.

Prima di spiegare come funzionerebbe il Pd a Rimini, forse sarebbe utile guardare a come ha funzionato l’opposizione in città negli ultimi anni. Perché se c’è un dato evidente nella politica riminese è proprio questo: il centrodestra, in Consiglio comunale, è stato sostanzialmente irrilevante.

Poche proposte, poche iniziative politiche significative, nessuna vera alternativa amministrativa. Più che un’opposizione, una presenza.

Per questo le dichiarazioni di Bignami suonano un po’ curiose. È difficile fare la lezione sulla politica riminese quando il proprio campo, in città, non è riuscito neppure a costruire una proposta credibile di governo.

Forse sarebbe più utile partire da lì.

Perché prima di spiegare agli altri come funzionano i loro partiti, bisognerebbe capire perché il proprio, a Rimini, continua a non funzionare.

 

Maurizio Melucci