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Basta larghe intese e strette vedute: basta un sì

Nell’esporre le ragioni del mio “sì” al referendum vorrei soffermarmi su quello che, secondo me, è il punto cruciale della riforma: non il taglio dei costi e delle poltrone, perché farlo vorrebbe dire porsi sullo stesso piano del M5S, che oltre quel tema ha ben poco da dire; vorrei invece focalizzare la mia attenzione sulla stabilità politica che comporta questa riforma costituzionale, primo motore e premessa ad ogni visione d’insieme, a qualsiasi sguardo lungimirante e disegno d’ampio respiro.

Uno dei cavalli di battaglia del fronte del “no” è lo spauracchio di una possibile deriva autoritaria, scongiurata tra l’altro anche dagli stessi costituzionalisti che hanno firmato il documento contro la riforma, ma poco importa. A farla breve, per loro, governare per 5 anni consecutivi è sinonimo di dittatura, mentre invece farlo per poco più di un anno, ricorrendo inevitabilmente alle larghe intese, di nobile democrazia. Curioso, no?

In 70 anni di Repubblica, l’Italia ha visto susseguirsi 63 governi: un governo dura in media un anno e un mese, poco più dell’aspettativa di vita di un allenatore del Palermo, con Zamparini alla presidenza. A parte gli scherzi, non possiamo più permettercelo. Il cancro della politica italiana è stato proprio questo: governi di larghe intese e strette vedute, concentrati sul presente e non sul futuro; un fiato corto che non ha permesso manovre d’ampio respiro, di alzare lo sguardo al di là del proprio naso; un’eterna campagna elettorale che porta più facilmente ad interventi contingenti, d’immediato tornaconto, piuttosto che a riforme strutturali – che è stato, tra l’altro, l’evidente limite anche del governo Renzi.

Da cosa nasce quest’endemica instabilità del nostro Paese? Dalla classe politica? Anch’essa ha le sue colpe, senza dubbio; ma è soprattutto l’intero assetto istituzionale ad incentivare questa dinamica. Proprio da qui nasce il famoso “inciucio” all’italiana, e lo sproporzionato potere contrattuale di partiti e partitini che non hanno alcun riscontro elettorale, ma possono permettersi di ricattare politicamente qualsiasi possibile maggioranza.

Giunti a questa considerazione, come è possibile continuare a sostenere ancora il proporzionale – come sta facendo il M5S? Come si può contestare l’Italicum, e allo stesso tempo contestare che venga cambiato? Come si può criticare, giustamente, gli inciuci fra partiti, e allo stesso tempo proporre l’habitat ideale della palude e dello stallo politico? Come può il fatto che Renzi non sia stato eletto dai cittadini – come è normale che sia, dato che è il Presidente della Repubblica indicare e nominare il Presidente del Consiglio, ma lasciamo stare – essere uno dei vessilli del “no”, quando proprio la riforma scongiura ogni governo tecnico o di scopo?

A dire sempre “no” si finisce inevitabilmente per negare se stessi e la propria storia.

Sono decenni che stiamo prendendo la rincorsa per saltare questo ostacolo, perché dovremmo ritrarci proprio ora che è finalmente giunto il momento di spiccare il volo? Diamo al partito che vince le elezioni la possibilità di governare per 5 anni consecutivi, che esso sia il M5S, la Lega, FI, il PD o chiunque altro.

Non confondete il referendum del 4 dicembre con le prossime elezioni politiche. Scegliete “sì” o “no” pensando al solo quesito referendario e non a Renzi, che non merita certo tutte queste attenzioni. Se siete contrari all’attuale governo avete tutto il diritto di non votarlo alle prossime elezioni, ma questo – per l’amor del cielo! – non è il momento di fare i bambini capricciosi.
Siamo giunti ad un momento cruciale della storia del nostro Paese, ed occorre che ognuno si assuma le proprie responsabilità. Ci siamo quasi… stiamo per saltare l’ostacolo, e stavolta basta davvero poco per cambiare davvero: basta un sì.

Edoardo Bassetti

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