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Beer Attraction: dagli chef romagnoli piadine e passatelli “vegan ok” con farina di piselli e lupini

Questo pomeriggio a BeerAttraction è stato presentato “Dovilio 1907”, nuovo format di locale ideato da NiPfood – Nazionale Italiana Pizzaioli. La linea guida di “Dovilio 1907” parte dal presupposto che oggi sempre più persone pranzano e cenano fuori casa ma, soprattutto, dedicano alla “pausa” sempre meno tempo, esigendo di conseguenza un servizio veloce e nello stesso tempo di qualità. Proprio per questo motivo, Nipfood ha creato una gamma di servizi a base di pizza e prodotti già pronti, ma di alta qualità, stesi a mano e cotti su pietra con impasti antichi e funzionali, 100% made in Italy. In questo modo, pizze, dolci e gelati dovranno essere solo infornati, conditi e serviti al cliente. “Sai di buono”, ad esempio, è una linea di prodotti di cucina vegetale creatada due chef romagnoli, Carla Casali e Matteo Giannotte, “Vegan ok” dove la piadina è assolutamente di legumi, in diverse sfumature: da quella realizzata con la farina di piselli a quella di lupini, oppure di lenticchie, alimenti che caratterizzano anche un primo tipicamente romagnolo come i passatelli.

Una tappa di gusto per “Mister Voyager”

Allo stand della FIC, Federazione Italiana Cuochi, è intervenuto anche Roberto Giacobbo, giornalista, noto conduttore del programma Voyager su Rai Due. “Sono molto colpito dall’organizzazione di questo evento – ha detto –  che arriva fino ai minimi dettagli, e dalla struttura della fiera: davvero eccezionale e funzionale”. Il piatto preferito di Voyager? “La carbonara! Pensi che sono riuscito anche a prepararla sull’Isola di Pasqua, e che oggi è uno dei piatti in menu”. E la birra? “Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un’evoluzione davvero importante della birra artigianale, facendo un giro nei padiglioni ho visto proposte davvero deliziose e innovative, come la birra.. al miele!”.

Baladin vince Il concorso birra dell’anno di Unionbirrai

La migliore sintesi di tradizione e innovazione nel settore brassicolo si chiama Baladin. Lo ha deciso la giuria internazionale di Birra Dell’anno (FOTO ALLEGATA, N.D.R.) Che chiude oggi la sua XII edizione al BeerAttraction della fiera di Rimini incoronando il noto dei produttori italiani quale “Birrificio Dell’anno 2017”. Il prestigioso riconoscimento, ottenuto dalla sommatoria dei punteggi, mette in evidenza non solo l’indiscussa eccellenza del brand piemontese, ma più in generale la rapida evoluzione del settore.

“Inventive e incredibili”, le birre italiane secondo Tom Carroll

Tra i membri della giuria Birra Dell’anno ha trovato posto anche lo statunitense Tom Carrol, un giudice internazionale (BJCP), autore di libri sulla birra, che scrive sulle colonne del “Los Angeles Time” e tiene persino un corso di studi alla UCLA di Los Angeles. “Voi italiani – ci spiega – partite da modelli internazionali, come quello delle birre belghe, per arrivare a un risultato molto interessante. Credo che creatività e fascino siano la vostra cifra. Utilizzo una parola italiana per descrivere le birre artigianali italiane: ‘favolose”. Dopo avere bevuto le birre in concorso il mio commento è stato: magnifico. Credo che, tornato negli USA, cercherò di fare conoscere questa positiva esperienza e mi adopererò per far conoscere di più le vostre birre”.

Far sistema per crescere sui mercati internazionali

Luigi Cremona (FOTO ALLEGATA, N.D.R.) non ha certo bisogno di presentazioni. E’ una delle grandi firme del giornalismo enogastronomico italiano. Da 25 anni cura le guide ai ristoranti e ai vini italiani del “Touring Club” e a BeerAttraction è intervenuto in qualità di giurato dei Campionati della Cucina Italiana, organizzati da FIC: “Questa manifestazione – ci dice – è importante perché nel nostro Paese i cuochi sono tutti molto creativi, bravissimi nel lavoro con pochi coperti. Ma manchiamo ancora nella professionalità e nella managerialità che consente di muoversi su numeri più grandi. Siamo cioè bravissimi a stupire con le nostre grandi materie prime e la nostra fantasia, ma poi finisce che il business lo fanno altri. Invece, dobbiamo aiutare i piccoli – in questo caso i birrifici italiani – a fare sistema e avere più forza per presentarsi sul mercato internazionale. Qui, tra birra e food, si danno ai cuochi e alla ristorazione indicazioni sul rigore, la precisione, e il valore del lavoro di gruppo. E’ l’unico modo cha abbiamo per fare crescere ancora di più la nostra cucina”.

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