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Ma che bel mestiere fare il cameriere

Se torno a nascere, giuro, faccio l’Alberghiero. Anzi, se potessi ricominciare da capo ora, e se la professione non richiedesse vigore ed energia fisica, oltre che competenze tecniche, mi ci iscriverei per il 2019-2020. Così, entro qualche anno, potrei provare una sensazione mai provata in una vita da giornalista e scrittrice: essere contesa e richiesta da più datori di lavoro, vedere il terrore nei loro occhi all’idea che io possa trovare un’offerta migliore e lasciarli a piedi all’inizio della stagione.

Il mio mestiere me ne ha date di soddisfazioni, per carità, ma questa mai. Perché di penne più o meno buone ce n’è tante in giro, e i lettori della carta stampata sono molto meno esigenti e reattivi di fronte a un pezzo scritto male di quanto lo sono i clienti di un ristorante o di un albergo alle prese con un pessimo servizio.

Senza contare che ormai, nuova legge sul copyright o no, sulla rete si può leggere praticamente di tutto a scrocco, e, come dice il proverbio, nessuno compra la mucca se può avere il latte gratis.

Morale: se fossi una brava cameriera o receptionist o cuoca, non dico chef, basta meno, oggi me ne starei a vagliare proposte di lavoro da tutta Italia, a cominciare dalla Riviera, e magari qualcuna dall’estero. E invece, leggendo l’articolo del Resto del Carlino sui patemi degli albergatori alla ricerca di personale sufficientemente preparato – cioè che sappia che quando si rifà un letto la coperta va sopra il lenzuolo e non viceversa e che se a un avventore cade la forchetta dal tavolo non basta raccogliergliela e restituirgliela dopo essersela strofinata sui pantaloni, ma portargliene una nuova – posso solo rosicare.

Un’amica pasticcera mi raccontava la sua odissea alla ricerca di una specialista in cake design e decorazione: quelle brave sono più contese delle star del calcio. Certo, i loro cachet non raggiungono quei livelli, ma nemmeno vengono pagate cinque euro a pezzo, come succede a molti giovani giornalisti.

Ho cercato di spiegare la dura legge del mercato del lavoro ai miei figlioli, ma hanno reagito esattamente come avrei reagito io alla loro età, se qualcuno mi avesse consigliato di lasciar perdere Lettere classiche e di cercare un mestiere nell’industria dell’ospitalità: scrollate di spalle e occhi al cielo.

Ho anche provato a lasciare strategicamente in giro per casa l’aureo libretto pungola-giovani di Alberto Forchielli, Muovete il culo!, ma ho avuto la pessima idea di collocarlo in bagno e temo che i figli l’abbiano interpretato come un invito a non prolungare le sedute sul wc.

E siccome non sono i soli ragazzi italiani a sottovalutare quel tipo di professione (l’unica, secondo Forchielli, che garantirà in futuro lavoro e carriera, sia in Oriente che in Occidente), i nostri albergatori per ora si litigano i giovani egiziani, seri, agguerriti e già temprati nei grandi resort di Sharm e Hurgadha. E pure discendenti di Ramses e Nefertiti: vuoi mettere lo stile?

Lia Celi

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