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A BELLARIA DOVE IL PRESENTE ABOLISCE IL PASSATO

L’immaginazione al potere si nutre di atti burocratici strepitosi. Quando nell’albo pretorio del Comune di Bellaria-Igea Marina entra una delibera c’è da tenere il fiato sospeso. La sorpresa è sempre in agguato.

L’ultima, in ordine di tempo, è la decisione di giunta numero 124 del 19 luglio 2016 (ma prima ce ne sono state altre, ne parleremo). L’atto sancisce che “la maggioranza dei soggetti interpellati è contraria alla ricollocazione dell’opera Passatopresente”. E così il monumento sulla “Esaltazione dei valori, della lotta e dei sacrifici sostenuti per l’Indipendenza e la Liberazione del nostro paese” resta in magazzino, dove era stata spedita nell’aprile 2014, alla vigilia delle elezioni.

“Passatopresente” del maestro Luigi Poiaghi vinse nel lontano 1978 un concorso nazionale che completò l’ingresso principale della nuova sede comunale. Ora la grande “gabbia” è stata oggetto di una sommaria valutazione estetica che ha decretato, coram populo, che quella roba di ferro e sassi del Marecchia è brutta, inadatta, incomprensibile. Meglio celarla alla pubblica visione. La giunta, in realtà, intendeva ricollocare il grande monumento dopo averlo distrutto per utilizzare la sua base come portabandiere. Solo che gli è venuto in mente di “consultare” la città, di fatto di svolgere un referendum su una materia ostica come l’arte e il suo significato. E da Ponzio Pilato fino alla Brexit, si sa, non sempre il popolo ha scelto il meglio. Infatti il referendum ha sancito per il monumento bellariese l’oblio eterno.

La fantasiosa delibera spiega che tutti i 5 quartieri, più o meno all’unanimità, si sono dichiarati contrari alla ricollocazione del monumento. Anche perché, se ha ragione Belligea News, la domanda era rivolta ai cittadini in questi termini:  “Vi sta bene che sia collocato nel parco, di fianco alla grande quercia, posto occupato attualmente dalle giostre dei bimbi?”. Contrarie pure AIA Federalberghi, Cooperativa Bagnini, Confcommercio, Confartigianato, Società Cooperativa Marinara. Invece parere favorevole alla ricollocazione dell’opera è stato espresso da Confesercenti, CNA, Associazione di categoria Bar di spiaggia, al pari dell’Anpi.

Stessa storia in Consiglio comunale: 5 consiglieri favorevoli alla ricollocazione e 10 contrari. Che poteva fare la giunta se non prendere atto? È la democrazia, bellezza. O no?

L’Anpi locale non ci sta a questa furba semplificazione. Del resto altro esito non potevano dare le consultazioni di quartieri tutti a maggioranza di destra. Né potevano esprimersi in modo differente categorie grandi elettrici di EnzoCeccarelliSindaco, Associazione albergatori in testa. Allora la verità è che con questa soluzione il Comune “abdica al proprio compito di direzione politica e culturale della città”, dice l’Anpi. Che giudica la rimozione prima e la mancata ricollocazione ora, come “un danno morale e materiale alla città, a tutte le donne e a tutti gli uomini che si sono sacrificati nella lotta di Liberazione dal nazifascismo, perché noi oggi fossimo tutti più liberi”.

Dialogo impossibile, evidentemente. L’opera scomposta (in sostanza dei ferri arrugginiti e qualche decina di grossi sassi) continuerà a giacere nel magazzino del Comune. Dove, comunque, “viene monitorata”, ha spiegato il vice sindaco Roberto Maggioli. Meno male.

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