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BELLARIA, TASSE RECORD PER NON FAR PAGARE QUELLA DI SOGGIORNO

Bellaria-Igea Marina, Cervia e Comacchio sono gli unici Comuni della costa dell’Emilia-Romagna che non applicano la tassa di soggiorno. Tutti gli altri sì, da Cattolica a Ravenna, passando per Misano Adriatico, Riccione, Rimini, San Mauro Pascoli, Savignano sul Rubicone, Gatteo, Cesenatico. E passando anche per maggioranze politiche di differente colore: destra a Riccione, Gatteo, Cesenatico (fino allo scorso giugno), grillini a Cattolica (da giugno), centrosinistra nel resto delle città.

Ma mentre Cervia e Comacchio avrebbero voluto introdurre l’imposta nel 2016 e sono stati bloccati dalla legge di stabilità (“Per l’anno 2016 è sospesa l’efficacia delle Leggi Regionali e delle deliberazioni degli Enti locali nella parte in cui prevedono aumento dei tributi e delle addizionali”), Bellaria-Igea Marina, dove la maggioranza è di destra, non ha minimamente pensato all’evenienza: qui, con il Comune consegnato ad un sindaco albergatore nato come politico nella filiera del turismo, la rinuncia ad una posta importante di bilancio è ideologica anche a costo di sballare i conti. Tradotto, il Comune non incassa mediamente otto euro (scarsi) per ogni turista di età superiore ai 14 anni che soggiorni almeno una settimana in un hotel 3 stelle. In soldoni, per il bilancio di Bellaria-Igea Marina, sarebbero poco più di 1 milione di euro, l’equivalente dell’addizionale Irpef introdotta nel 2015.

Un’anomalia, resa possibile dall’innalzamento ai livelli massimi del resto dell’imposizione locale, che rende i residenti della città panziniana ultratartassati. E non è la sola anomalia: il sindaco di Bellaria-Igea Marina, Enzo Ceccarelli, è anche il presidente dell’Unione Prodotto di Costa Adriatica, “anello di congiunzione fra la promozione turistica pubblica e la promocommercializzazione privata”. Cioè la mosca bianca (o la pecora nera, fate voi) Ceccarelli, cui la comunità turistica ha delegato promozione e commercializzazione della costa, ha impostato la politica fiscale del suo Comune in modo opposto rispetto agli altri sindaci.

Insomma, mentre la Bellaria di EnzoCeccarelliSindaco fa concorrenza sui prezzi al resto della Riviera, il resto della Riviera si affida a Ceccarelli presidente dell’Unione Prodotto di Costa per la cura dei suoi affari. Qualcosa non torna, evidentemente. E non è certo un caso che la nomina sia stata sancita nel marzo 2015 e risalga alla fase finale di quella particolare contingenza passata alla storia politica come il “Patto del Nazareno” tra Renzi e Berlusconi.

Detta più banalmente: la Regione aveva bisogno di intrattenere buoni rapporti con gli albergatori dopo la fine dell’era Errani, presidente molto amato anche dalle categorie turistiche, e ha scelto il personaggio di destra che, a torto o a ragione, pareva avere qualche caratteristica “trasversale”. Ovviamente la versione ufficiale è quella di un Pd non più egemone sulla costa, così realista da rispecchiare questo mutato clima politico e quindi disposto a cedere una poltrona di prestigio ad un sindaco di destra.

Ceccarelli, non c’è dubbio, è un po’ dottor Jekill e mr. Hyde: immagine accomodante al cospetto dei sindaci di sinistra, atteggiamento arrogante e padronale entro le mura di casa, implacabile strapazzatore dell’opposizione, iracondo dalla querela facile, unico sindaco ad avere incaricato (con delibera di giunta!) un legale per seguire ogni sussulto critico sui social. Un tipo dalle mille facce, ciascuna adatta ad ogni convenienza. Ovvio che, dovendo scegliere tra Ceccarelli e la pasdaran riccionese Renata Tosi, la scelta dell’assessore regionale al Turismo Andrea Corsini d’intesa col sindaco di Rimini Andrea Gnassi, sia caduta sul primo. Cioè sul sindaco che per promuovere l’arredo della sponda igeana del porto ha scelto il nome “Chiringuito”. Olè.

Onide Donati

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