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Benaglia:”La crisi del Pd non è colpa di LeU”

Egregio Direttore,
il suo giornale assolve in pieno la funzione primaria della stampa libera, che è quella di garantire pluralità e libertà di opinioni, superando qualsiasi steccato di partito. Stupiscono, perciò, le critiche di chi ritiene che sia una specie di foglio di propaganda anti Pd, lamentandosi del troppo spazio concesso a esponenti estranei. Se fossi in loro, più che protestare, mi interrogherei sul motivo della così scarsa produzione di commenti ed interventi da parte degli esponenti del proprio gruppo dirigente.

Fatta questa doverosa premessa, vengo al cuore del mio intervento che trae spunto dagli articoli apparsi in questi giorni sul tema delle alleanze a sinistra e il ruolo che gioca, in questo senso, la coalizione elettorale di Liberi e Uguali. In particolare, mi sembra centrale, quello di Nando Piccari nel quale lui stesso sollecita una risposta a una domanda che, in effetti, è molto precisa. Conosco Nando da molti anni, e a lui mi lega senza dubbio un rapporto di rispetto e di stima. Perciò mi prendo la libertà di criticare, bonariamente si intende, l’approccio che usa nello scrivere i suoi pungenti corsivi i quali sono connotati, a mio parere, da quello che, nella Chiesa Cattolica, è noto come il principio dell’ “extra ecclesiam nulla salus”. Al di fuori della Chiesa, in questo caso il Pd, non vi è salvezza. E così, più prosaicamente, si scampa alla sua ironia solo se si resta all’interno del Partito Democratico. Per quelli fuori, invece, non vi è salvezza ma solo una penna appuntita che spesso, e volentieri, prescinde persino da ciò che si dice o scrive.

E dire, invece, che ci sarebbe fin troppa ironia da fare su molti compagni del proprio Partito. Ad esempio nei confronti di quelli che, finchè uno è potente, magari pure segretario, porgono a lui omaggi incondizionati. Poi, appena cade in disgrazia, o peggio, non ricopre più alcun ruolo rilevante, si affannano a criticarlo, quasi fosse un dovere. Per dire, quando comandava D’Alema, erano tutti Dalemiani ed era un sacrilegio rivolgergli qualche osservazione contraria. Stessa cosa con Fassino, Veltroni e, soprattutto, Bersani che qua dalle nostre parti era una specie di messia. Se fossi in vena di polemica (e le assicuro egregio direttore che non lo sono), potrei tirare fuori un documento a firma di molti maggiorenti locali nei quali, riferendosi al primo Renzi, si sosteneva, che “non possiamo confondere il rinnovamento con il giovanilismo alla moda”. Tutti bersaniani di complemento, all’epoca. Oggi tutti renziani, ca va sans dire.

Mi rendo conto, però, di essermi dilungato troppo su un tema di fatto marginale. Vedo, quindi, di dare una sterzata e ritornare sul percorso principale.

Se non ho inteso male (in caso contrario me ne scuso e sono pronto a rettificare quanto scriverò) Nando Piccari pone la seguente domanda: Perché voi di LeU preferite far ritornare al governo la destra piuttosto che il PD?”. La risposta è insita nella domanda: “nessuno vuol far ritornare al governo la destra semplicemente perché la destra è già oggi al Governo e ce l’ha messa il Pd!”.
Forse che mi sbaglio in questa mia affermazione? Non credo e vi è pure l’evidenza empirica. Il patto del Nazareno, che ha avuto il grandissimo merito di resuscitare Berlusconi fino a farlo diventare il probabile prossimo vincitore delle elezioni, l’ha fatto Renzi e il Pd.

Il Governo con Verdini e Alfano lo ha fatto il Pd e non certo LeU e nemmeno Civati. Casini, che non è un moderato di centro sinistra, a Bologna lo candida il Pd. Un interrogativo, a questo punto, lo pongo io: se a Bologna il Pd perde è colpa di LeU oppure di una scelta completamente assurda fatta dai propri dirigenti nazionali? Non cito, per non infierire, la necessità di inserire in lista l’onorevole Pizzolante, che mi sembra provenire da una storia diversa rispetto a quella del PD: aggiungo solo che la via di Damasco è trafficata quando si parla di posti di potere.
Dato questo quadro forse è più utile ribaltare su chi se ne è andato via la colpa di una sconfitta. Sarebbe più utile, invece, processare il proprio gruppo dirigente, probabilmente inadeguato a guidare un Partito.

E poi, francamente, quale sarebbe la sedicente politica di sinistra del Pd da mandare al Governo?
Forse quella di Minniti che ha realizzato un gigantesco lager a cielo aperto in Libia, foraggiando milizie locali che non sono molto più democratiche di Gheddafi, salvandosi l’anima, poi, facendo un ponte aereo con 100 persone a bordo, quando ce ne sono decine di migliaia che vengono torturate per non far protestare i benpensanti italiani? E’ di sinistra il Renzi che, per seguire quattro voti in più, scrive nei suoi libri che dobbiamo aiutarli a casa loro? E’ di sinistra un governo che per finanziare l’abolizione dell’Imu sulla prima casa, comprese ville e castelli, taglia la sanità pubblica e il fondo della non autosufficienza? E’ di sinistra un governo che fa quella porcheria della riforma costituzionale, paventando crisi economiche in caso di suo rigetto e bastimenti di cervelli italiani in fuga? Tutte cose peraltro non accadute anzi, ci si vanta pure della crescita economica dell’ultimo anno, a costituzione del 1948 pienamente vigente.

E sarebbe sinistra di Governo quella che fa una legge sulle trivelle e di fronte ad un referendum abrogativo rilancia con un “ciaone”? E’ sinistra anche quella del Job’s Act? Quella che passa le informazioni sulle riforme delle Banche Popolari agli amici per fargli guadagnare due spicci in più? Vogliamo chiedere agli insegnanti se è sinistra di Governo da tutelare quella che ha realizzato la riforma denominata, con una certa dose di ironia, “della Buona Scuola”? Ed è una sinistra di governo che dialoga quella che, di fronte alle critiche, risponde con un bel “me ne frego” oppure chiamando in causa gufi, rosiconi ed ammenicoli vari? Quella che ha realizzato la riforma delle Province, fatta con i piedi, non abolendole nemmeno, tra l’altro, ma creando solo una enorme confusione di ruoli? E’ una politica redistributiva di sinistra quella di togliere il canone Rai?

Chiudo, riprendendo in parte il senso dell’intervento di Alberto Ravaioli che, mi pare di capire (anche qui se ho sbagliato sono disposto a chiedere perdono), verte sul concetto che LeU vuole far fuori Renzi per riprendersi il Partito Democratico.

Tranquilizzo subito: obiettivi di LeU sono altri. Anche Perché Renzi mi sembra che si stia facendo fuori abbastanza da solo. E poi, non penso sia da attribuire al gruppo di LeU la colpa di ritrovarsi un Partito che, in tre anni passa dal 40% delle elezioni europee, a perdere tutte le elezioni successive di qualsiasi ordine e grado fino ad arrivare a sperare di prendere almeno la quota Bersani del 2013, cioè un misero 23%.

Forse il problema è da ricercare da altre parti. Ripeto un concetto già detto in precedenza, tramutandolo in un consiglio: processate la vostra classe dirigente, che vi ha portato a questi livelli. Gli altri c’entrano poco.

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