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Biotestamento, critiche della Papa Giovanni XXIII al testo di legge

Giovanni Paolo Ramonda, presidente dell’Associazione papa Giovanni XXIII di Rimini, esprime numerosi dissensi e forte preoccupazione riguardo legge sul “fine vita” attualmente in discussione in parlamento. Ecco il documento firmato da Ramonda:

Il testo che dal 13 marzo è all’esame della Camera “Norme in materia di consenso informato e disposizioni antcipate di trattamento” porta con sé consistenti modifche alle prime stesure della
proposta. Numerosi sono gli aspetti su cui si è contrari ad iniziare dal titolo che reca il termine “disposizioni” e non più “dichiarazioni” anticipate di trattamento, ad indicare di impartire precise e imprescindibili prescrizioni.

Così l’articolato pur affermando che va promossa e valorizzata la relazione di cura e fducia tra paziente e medico, eleva ad atto fondante di tale relazione il consenso informato, erigendo così il principio di autodeterminazione ad unico caposaldo della cura, facendo venir meno il necessario equilibrio tra libertà del paziente e autonomia professionale e responsabilità del medico.

Il criterio base dovrebbe essere la pianificazione condivisa delle cure, da cui giungere all’elaborazione del consenso informato, nel testo tale fondamentale aspetto è relegato all’articolo quarto mentre andrebbe indicato in testa alla legge.

Aspetto ancor più grave è che si sancisce il diritto di rifiutare qualsiasi tratamento diagnostco o sanitario senza specificare lo stato di salute del paziente, non si fa riferimento, infatti, a gravi patologie o situazioni di malati terminali.

Preoccupa, infne, che nel ddl si preveda la possibilità ricorrere al Giudice Tutelare nel caso in cui il rappresentante legale del minore o incapace rifuti le cure ritenute dal medico appropriate e necessarie, e si attribuisce tale potere allo stesso rappresentante legale e al medico, mentre dovrebbe essere attribuita tale possibilità ai parenti, alla persona stabilmente convivente, ai responsabili dei servizi sanitari e sociali pubblici e privati che hanno in cura la persona. Pensiamo alle persone con disabilità gravissima accolte nelle nostre case famiglia, per cui qualcuno potrebbe rifiutare le cure e non permettergli una vita che per chi vive e si prende cura di loro ogni giorno ha una dignità e un valore altissimo.

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