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Bonadonna: ”Il Pd ha perso troppi pezzi per strada, il congresso deve essere una rifondazione”

Luigi Bonadonna, che fu ultimo segretario della Margherita e primo segretario del Pd cittadino di Rimini, in vista delle primarie e del congresso del Pd, dopo un lungo silenzio intende dire qualcosa. Perché è molto preoccupato per il futuro di quello che considera sempre il suo partito:

«Quello che sta accadendo in questi giorni nel Pd nazionale – osserva Bonadonna – per me e per molti non è una novità. Questo sfaldamento attuale parte da lontano e mina alla base l’idea stessa di centro sinistra quale forza plurale».

Perché da lontano?

«Perché a Rimini questo tipo di sfaldamento si è avuto anni fa. I primi ad essere emarginati e quindi portati a non rinnovare più la tessera sono stati tutti esponenti della ex Margherita. Ed è stata una strategia, a mio avviso miope, attuata puntando sul leaderismo, sull’uomo solo al comando e non sulla capacità di fare sintesi, di tenere non solo coese le persone, ma per dare gambe ad un progetto. E questa strategia miope ha cancellato quasi totalmente una delle due anime fondatrici del Pd. Prova né è che sul nostro territorio l’esperienza del cattolicesimo democratico, che esprimeva otto consiglieri comunali a Rimini con l’Ulivo, oggi con questo Pd ne ha eletti zero. E dunque, quando nei miei confronti si parlava di mal di pancia non si è voluto entrare nel merito delle denunce che, a distanza di tempo si sono rivelate fatti concreti. Ed è un dato oggettivo che una delle due anime del Pd oggi a Rimini è pressoché sparita. Oggi sta succedendo la stessa cosa a livello nazionale, dove però è la componente di sinistra che se ne va. Perché anche a livello nazionale il leaderismo e l’uomo solo al comando non sono in grado di fare sintesi, di praticare una politica inclusiva, ma invece portano a disgregare quello che dovrebbe rimanere unito. Un percorso che, appunto, a Rimini abbiamo già vissuto».

Quindi cosa occorre secondo lei?

«Serve riprendere le ragioni che ci portarono a fondare l’Ulivo. Perché all’epoca credemmo in quel progetto? Che cos’era? Era la creazione di un centrosinistra di governo come sintesi delle diverse istanze di quelle aree, di sinistra e di centro: unite per e nella democrazia, a cominciare dal nostro interno. Era un’operazione di unione, non di vittoria dell’uno o sconfitta dell’altro. Quindi, riprendere le ragioni dell’Ulivo oggi significa rifondare il Pd. Significa avere una mentalità inclusiva e non di spaccatura. Ed è per questo il congresso del Pd non dovrebbe essere l’occasione per una resa dei conti, un momento in cui si contrappongono diverse fazioni. Ma deve essere l’occasione per ripartire, per farsi delle domande su cosa va e cosa non va. E ripartire con le ragioni del 2007, l’anno in cui abbiamo fondato il Pd».

Luigi Bonadonna

Luigi Bonadonna

A livello locale questo come si declina? Per esempio, ora che si vota in tre comuni del riminese, quanto conta il tema delle alleanze?

«Secondo me a livello locale sarebbe utile prima di tutto riprendere i fili del discorso con tutti quelli che in questi anni se ne sono andati per tornare appunto al progetto iniziale del Pd. Dopo di che, a mio avviso ogni realtà ha una sua storia particolare. Non è pensabile il riprodurre in ogni comune dei modelli di alleanza standard. Per esempio, quello che qualcuno chiama “il modello Rimini” secondo me non esiste. Per il semplice fatto che alle elezioni comunali di Riccione, Coriano e Morciano sarà probabilmente presente il Movimento 5 Stelle, che a Rimini non c’era. Sergio Pizzolante è un amico, una persona che stimo, ma l’apertura verso il centro destra rappresentato dall’Ncd porta di nuovo alla domanda iniziale: che cosa è diventato il Pd oggi? Perché il Pd deve aver bisogno di questa stampella? Probabilmente perché in questi anni non ha saputo essere quello che doveva essere, aperto alla società, ai tanti mondi che volevano avere un punto di riferimento nel centro sinistra. Avendo perso quella mission, oggi per fare 50 più uno e vincere le elezioni ci si deve aprire a quelle realtà. Ma non è un po’ avvilente pensare solo di dover raggiungere i numeri che mancano, senza avere una propria caratterizzazione identitaria, un perché stare assieme?».

Appunto, perché stare assieme? Su quali temi?

«Innanzi tutto bisognerebbe ricominciare a parlarne, dei temi, delle cose concrete. E anche a Rimini di problemi da risolvere non ce ne sono pochi. E quando si parla di cose concrete si deve interpretare la società e coinvolgere le persone nell’impegno politico. Però lo puoi fare solo se chi dirige ha una logica di apertura, di ampliare i confini del Pd, non quelli delle sue alleanze più o meno strategiche. E di nuovo siamo al punto di partenza. Se in questi anni abbiamo abbandonato la nostra visione iniziale, se per esempio i cattolici democratici si ritrovano senza espressione in un consiglio comunale come quello di Rimini, vuol dire che un problema c’era e c’è. Perché non lo si è mai posto fino a oggi? E oggi ci ritroviamo che anche la parte sinistra del partito fa la stessa scelta di andarsene. Ma è impensabile continuare così. Poi, certo che diventa inevitabile doversi rivolgere al centrodestra per avere i numeri per vincere le elezioni. Ma intanto ci siamo snaturati, non siamo più noi stessi. Invece, prima si presentano le nostre idee e i nostri programmi e poi dopo, eventualmente, si va a verificare se possono esserci punti di intesa con parti del centrodestra, se servono. Non si può gettare la spugna in anticipo perché tanto da soli non ce la facciamo più».

Ma lei andrà votare alle primarie del Pd. E per chi?

«Sì ci andrò, ma non so ancora per chi, devo ascoltare bene. Di sicuro voglio andare a votare per quel segretario che si mette in testa di riprendere un dialogo all’interno del partito con chi se n’è andato ieri e con chi se n’è andato adesso. Proprio per tornare allo spirito dei fondatori del 2007. Quando vedrò qualcuno che si propone come segretario per tornare ad avere il partito come lo avevamo immaginato allora lavoriamo tutti insieme per quello, allora quello è il mio candidato».

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