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Buio, senza informazioni, orario limitato: come non valorizzare il Tempio Malatestiano di Rimini

Il Tempio Malatestiano di Rimini è sicuramente uno dei luoghi simbolo del Rinascimento italiano, progettato dal grande architetto Leon Battista Alberti, conserva al suo interno opere d’arte straordinarie di artisti come Giotto, Piero della Francesca, Vasari, Agostino di Duccio e Matteo de’ Pasti.
Peccato che tutte queste meraviglie vengano spesso ignorate dai turisti.

Vi starete chiedendo come sia possibile tutto ciò, in una città d’arte come la nostra che dovrebbe vedere nei prossimi anni, almeno nelle intenzioni dell’amministrazione comunale, un significativo aumento delle presenze legate al turismo culturale, grazie anche ai recenti interventi di restauro e valorizzazione del patrimonio storico-artistico.

Quando si entra al Tempio Malatestiano, a parte il cartello che indica l’abbigliamento permesso ed espone i vari divieti, si rimane colpiti da tre cose: la totale mancanza di descrizione delle varie opere d’arte, la poca luce, accesa soltanto durante le funzioni religiose, e l’orario di visita limitato, soprattutto considerando che si tratta di una cattedrale, e che la visita è ovviamente preclusa durante le funzioni religiose.

Consultando i siti che recensiscono le attrazioni turistiche, come ad esempio Tripadvisor, questo problema viene spesso evidenziato, talvolta anche con incredulità, dai turisti.

Per quanto riguarda il problema della mancanza assoluta di didascalie e di descrizione delle opere d’arte (solo l’affresco di Piero della Francesca è segnalato attraverso un semplice foglio posto su un leggio), comprendiamo che produrre delle audioguide di nuova generazione (costituite da tablet e cuffie), possa avere un costo elevato, visto che in questo caso servirebbe anche una persona che le noleggiasse.

In passato esistevano delle audioguide all’interno del Tempio Malatestiano, che si attivavano con una moneta e si ascoltavano attraverso dei telefoni fissi vicino all’ingresso della chiesa, ma probabilmente si sono rotte e sono state rimosse del tutto.

Un’altra soluzione potrebbe essere quella di realizzare pannelli che possano descrivere le bellezze artistiche, magari con la traduzione in più lingue: sicuramente i fondi per produrli potrebbero essere trovati attraverso donazioni private.

La soluzione più economica, invece, sarebbe quella di produrre stampati cartacei semplici, magari disponibili dietro offerta libera, da collocare sul tavolo degli avvisi, subito dopo l’entrata della chiesa.
In questo modo i visitatori, all’interno del Tempio, avrebbero una sorta di piantina che li agevolerebbe nella ricerca delle opere d’arte più importanti.

Altra soluzione, sicuramente congeniale ai visitatori più giovani, consisterebbe nella realizzazione di una app con audioguida da scaricare sullo smartphone, che possa spiegare l’interno della chiesa: in questo caso però verrebbero penalizzati i turisti meno “tecnologici”.

L’ultima soluzione, che consentirebbe probabilmente di prolungare l’orario di visita e di aumentare l’illuminazione, sarebbe quella di far pagare l’ingresso ai turisti, come avviene in tanti altri luoghi sacri.

Nell’anno 2012 il consiglio permanente della Cei ha pubblicato una nota nella quale si «riafferma il principio dell’apertura gratuita delle chiese, come luoghi dedicati primariamente alla preghiera comunitaria e personale», regola da «applicarsi anche alle chiese di grande rilevanza storico-artistica, interessate da flussi turistici notevoli».

Nonostante questa nota della Cei, in oltre 75 edifici di culto italiani, l’ingresso si paga da tempo: proprio quest’anno è stato introdotto il biglietto d’ingresso cumulativo alle chiese barocche di Lecce al costo di 10 euro (residenti esclusi), con la giustificazione che solo così sarebbe stato possibile aprire quelle chiese in maniera continuativa.

Spesso, grazie a quei proventi, si ha la possibilità di assumere personale, provvedere ai restauri delle opere d’arte, e magari offrire l’apertura di spazi aggiuntivi, come i musei diocesani, di cui a Rimini abbiamo uno splendido esempio proprio a fianco del Tempio Malatestiano, purtroppo aperto solo su richiesta.

Ma probabilmente questa scelta a Rimini non frutterebbe grandi introiti, visto il modesto afflusso di turisti all’interno del Tempio, limitato soprattutto al periodo estivo.

Per quanto riguarda l’illuminazione, gran parte delle chiese ha ovviato al problema del costo della luce, con apposite “gettoniere”, che introducendo una moneta (di solito 50 centesimi), illuminano l’opera d’arte per un determinato lasso di tempo.

Ovviamente non chiediamo di mettere gettoniere in tutto il Tempio Malatestiano, ma almeno di illuminare il crocifisso di Giotto, che si trova nell’abside, luogo poco luminoso e non accessibile, passando così spesso inosservato.

Inoltre, occorre dare una nuova illuminazione all’affresco di Piero della Francesca (che preferivamo nell’originaria collocazione della Cella delle Reliquie, nella quale si poteva ammirare anche la preziosa sinopia, ovvero il disegno preparatorio).

Infine,“last but not least”, andrebbe meglio evidenziata la tomba del padre del Tempio, Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini, che pochissimi visitatori, anche tra i riminesi, sanno individuare.

Luca Vici

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