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Caccia ai topi d’appartamento, così i Carabinieri di Riccione hanno incastrato la banda

Una banda astuta e imprevedibile. Ladri che sapevano come muoversi per eludere i controlli e che godevano di una vasta rete di appoggi, più o meno inconsapevoli. Per i Carabinieri della Compagnia di Riccione non è stato facile arrivare a quei topi d’appartamento che da circa metà dicembre colpivano a raffica in provincia di Rimini – a Riccione, Coriano, Misano – ma anche a San Marino e in provincia di Forlì-Cesena. Almeno una decina i colpi che possono esser loro attribuiti, ma senza escludere che siano stati di più.

Fin dalle prime segnalazioni i militari dell’Arma avevano iniziato a sospettare di alcuni giovani pregiudicati albanesi. Ma i controlli nei loro confronti si sono subito rivelati difficoltosi, perché il gruppetto era particolarmente abile a seminare chi li pedinava. L’asso nella manica era la disponibilità di molte autovetture, alcune delle quali “pulite” cioè non immediatamente riconducibili a loro. Addirittura, uno dei malviventi, da poco giunto dalla Francia, aveva portato con se una scorta di targhe transalpine da montare sui veicoli utilizzati per confondere ulteriormente le acque. Con veloci e continui trasbordi da una macchina all’altra, più di una volta i sospettati erano riusciti a far perdere le proprie tracce.

L’area di azione della banda di ladri nelle abitazioni

Un altro fattore che ha reso difficile la cattura dei ladri è stato il loro modo di colpire, del tutto imprevedibile. La banda infatti non effettuava sopralluoghi prima dei colpi e quindi le videosorveglianze non potevano cogliere alcuna presenza sospetta di basisti o pali. I “topi” invece recitavano a soggetto. Battevano le zone periferiche e residenziali per poi scegliere sul momento la casa da svaligiare. Preferibilmente villette isolate, dove introdursi in orari fra le 17 e le 19 quando in molti stanno ancora rientrando dal lavoro. Bastava osservare che le luci erano spente e che nei paraggi non ci fosse nessuno per tentare l’assalto.

Una delle abitazioni svaligiate dai ladri

Una delle abitazioni svaligiate dai ladri

Intanto però era chiaro che alcune targhe di autovetture avevano a che fare con l’attività criminosa. La svolta avviene il 22 gennaio scorso e grazie alla collaborazione della Gendarmeria di San Marino. Anche il territorio del Titano era infatti nel mirino della banda e uno dei componenti è stato fermato e identificato presso Torraccia, non distante dal confine italiano, dopo aver utilizzato una delle auto sospette. Immediatamente allertati i Carabinieri, il puzzle a quel punto era completo. Gli investigatori sapevano ormai chi dovevano cercare, ma per incastrarli bisognava prenderli sul fatto.

L’occasione si presenta subito il giorno dopo, quando da una zona residenziale di Savignano giunge la segnalazione che una coppia rientrando dal lavoro non riusciva a entrare nella propria abitazione. Ancora non lo sapevano, ma i due ignari cittadini – non una candidata di Forza Italia, come è stato erroneamente divulgato – erano le ennesime vittime dei “topi”, che prima di andarsene dopo aver saccheggiato la casa avevano chiuso il portone dall’interno con la catena. Che si era consumato un colpo è stato invece subito chiaro ai Carabinieri del capitano Luca Colombari, comandante della Compagnia di Riccione. Scattata la retata, l’auto dei ladri è stata bloccata. Ma solo l’autista è rimasto impigliato nella rete, mentre gli altri due sono riusciti a darsela alla gambe.

Una fuga di breve durata. Nel giro di tre ore tutti i malviventi erano in manette: tutti albanesi e tutti pregiudicati per reati specifici. Arrestati Q.A. e K.A., di 30 e 29 anni, in stato di fermo L.F. di 32 anni, l’autista che era stato bloccato a Savignano; tutti accusati di furto aggravato. Il terzetto abitava a Rimini e poteva contare su numerose amicizie; per esempio uno degli arrestati è stato scovato in casa dell’amante del complice.

Recuperata anche refurtiva per circa 2 mila euro, già restituita ai legittimi proprietari, oltre agli arnesi da scasso. Le indagini proseguono per accertare quali altri colpi possano essere attribuiti alla banda e, se possibile, ritrovare altri oggetti rubati. Anche se i frequenti viaggi in Albania di uno degli arrestati fanno ipotizzare che parte del bottino possa essere già stato piazzato in quel paese.

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