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Camion vela antiabortisti, la Romagna si mobilita. Dieci associazioni sottoscrivono appello

Prima i manifesti contro la pillola RU486, a metà dicembre, poi i camion vela contro l’aborto comparsi in giro per le strade di tutta la Romagna a inizio febbraio. L’iniziativa è dell’associazione Pro Vita e Famiglia che ha intrapreso la campagna a livello nazionale ma in Romagna, nelle tre Province del territorio sindaci e  associazioni – molte sono riminesi – hanno sottoscritto un appello per chiedere di interdire il transito dei mezzi con pubblicità anti abortiste. La premessa è che la pillola è un medicinale sicuro e raccomandato dall’Aifa mentre l’aborto come è noto è regolato dalla legge 194.
Tanto che quello sottoscritto in questi giorni è un appello in difesa della legge 194 e contro «campagne estremiste e violente sul corpo delle donne» è stato lanciato da 36 realta’, tra associazioni, categorie e sindacati di tutta la Romagna, per trovare «in poche ore larga condivisione da parte di istituzioni e forze politiche» di Forli’. La richiesta arriva dopo la comparsa di manifesti anti abortisti in citta’. A promuovere l’appello, tra gli altri, il gruppo Parita’ di Genere Forli’, il Tavolo permanente delle associazioni contro la violenza di Forli’, Cgil e Uil Forli’, ma anche Legacoop Romagna, Anpi provinciale Forli’-Cesena, Libera Forli’ Cesena, Casa Madiba network Romagna, Ipazia Cesena, Rimbaud Cesena, Pride off Rimini, Arci gay «Alan Turing» Rimini, Non una di meno Rimini, Casa delle donne di Ravenna. Inoltre, anche i sindaci di Forlimpopoli e Castrocaro, Milena Garavini di Forlimpopoli e Marianna Tonellato e i «colleghi» di Bertinoro e Santa Sofia, Gabriele Fratto e Daniele Valbonesi hanno sottoscritto l’appello.
I sottoscrittori auspicano ulteriori adesioni dalle istituzioni, «per evitare che il nostro territorio diventi ostaggio costante di campagne estremiste e violente sul corpo delle donne». Non solo: «attendiamo che si aggiungano prese di posizione politiche e della societa’ civile, a quelle gia’ arrivate- insistono- per una risposta coesa e partecipata a difesa del diritto all’autodeterminazione delle donne, con l’impegno di vigilare sui contenuti veicolati negli spazi pubblici delle nostre citta’, affinche’ tornino ad essere strumenti di informazione e non di violenza e discriminazione». Infine, un appello diretto alle donne perche’ si mobilitino e agli organi di informazione «affinche’ si preoccupino di veicolare contenuti privi di strumentalizzazioni, a garanzia dei diritti e della salute delle donne».

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