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CANNABIS, SONDAGGI E PREGIUDIZI

Leggo su chiamamicitta.it i risultati di un sondaggio sulla cannabis.  Alla domanda: sei favorevole o contrario alla liberalizzazione delle droghe leggere? La maggioranza assoluta il 56% risponde no. Il 27% è favorevole, 16% non prende posizione.

Provo a commentare questi dati. In primo luogo la domanda mi sembra mal posta, non si tratta di “liberalizzazione” ma di legalizzazione.

La differenza è importante. La situazione attuale è caratterizzata da una amplissima diffusione della cannabis, infatti nello stesso articolo si sostiene che il 10% degli italiani fra i 18 e 65 anni, circa 4 milioni, sarebbero consumatori abituali di cannabis. Secondo dati del Istituto Superiore di Sanità i consumatori di tabacco sarebbero 11 milioni con un consumo medio di 13 sigarette. Non molti di più dei consumatori di cannabis, visto che questi dati vanno oltre i 65 anni che segnano il limite per il consumo di cannabis.

Come si vede la legge proibizionista non ha impedito la circolazione di cannabis ne l’assimilazione della cannabis all’eroina ne ha scongiurato l’uso, anzi, il consumo abituale di cannabis (sostanza vietata) pone quotidianamente 4 milioni di italiani nella condizione di trasgressori della legge. Possiamo considerare che questa situazione corrisponda ad una liberalizzazione di fatto della cannabis. Proprio per questo serve una regolamentazione cioè una legalizzazione della situazione attuale.
Ma, si dice, il sondaggio mostra una opinione pubblica nettamente sfavorevole. E allora come si fa?

Io credo sia importante ragionare sulla situazione attuale partendo da dati di fatto. E’ un dato di fatto che l’uso della cannabis coinvolga una consistente minoranza di cittadini italiani. E’ altresì un dato di fatto che il consumo di cannabis che si aggira attorno al 2,4% della popolazione mondiale(120 milioni di persone circa: stime ONU) sia aumentato nonostante vi sia la prevalenza di una legislazione repressiva ispirata dalla ideologia proibizionista.

Questi fatti ci devono fare riflettere: una scelta ideologica ci porterebbe ad una affermazione come quella attribuita ad Hegel: “Se i fatti contraddicono la teoria, tanto peggio per i fatti”.

Infatti se continuiamo con il proibizionismo sarà peggio per i “fatti” in ogni senso: aumento della repressione ,aumento dei processi e delle carcerazioni senza diminuzione del consumo. L’effetto è un crescente distacco di una parte consistente dei cittadini dalla legalità.

Credo sia ragionevole pensare ad un cambiamento globale di strategia. La cannabis è di fatto liberalizzata, circola ovunque, dunque è utile prendere atto di questa realtà e regolamentarla.
Nel passato è già successo con il caffè ed il tabacco.
Come è noto, il proibizionismo nei confronti dell’alcool negli anni 20 negli USA fu abolito perché aveva ottenuto solo il risultato di fare proliferare la mafia.

E’ arrivato il momento di provare la riduzione del danno come politica globale sulle droghe e la legalizzazione della cannabis è un passo logico e razionale in questa direzione.
Credo sia necessario un tono pacato e non urlato per convincere l’opinione pubblica di una scelta ormai indispensabile.

Leonardo Montecchi

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