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Cara AUSL Romagna, noi riminesi non vorremmo retrocessioni

Ho letto anche io con curiosità la risposta del Direttore Generale della Ausl Romagna dr. Tiziano Carradori al mio precedente articolo su “possibili Chirurgie di serie A e B nella azienda sanitaria della Romagna”.

Lo ringrazio innanzitutto per le cortesia della risposta e delle argomentazioni, ma non riesco a comprendere la sua insoddisfazione e la sua perentoria affermazione “ecco perchè ti sbagli”.

I concetti che avevo espresso erano chiari e non per forza in antitesi alle decisioni aziendali: sono il punto di vista di chi è stato in Ospedale a Rimini per 23 anni e Sindaco per 12.

Partiamo dalle Chirurgie: il ragionamento mio era ed è molto semplice. Per le chirurgie che trattano patologie ‘rare’, con pochi volumi come si dice in linguaggio tecnico, appare corretto concentrare e stabilire un Centro leader aziendale: condivido il pensiero del Direttore aziendale. Mi riferisco alla patologia neoplastica dell’esofago, del pancreas, delle vie biliari e del fegato, verosimilmente della patologia dell’ovaio, con l’Hipec da collocare dove si esegue la chirurgia ovarica (l’Hipec non pare comunque essere un approccio definitivamente consolidato nelle indicazioni in letteratura).

Ma istituire Chirurgie leader per patologie oncologiche d’organo, abbondantemente supportate da molti numeri e dalla buona qualità terapeutica nelle tre realtà provinciali (Infermi Rimini, Morgagni P. Forlì, S.Maria delle Croci Ravenna) e mi riferisco alla Chirurgia oncologica per mammella, stomaco, colon retto, rene, polmone, chirurgie d’urgenza-generale, fa nascere il sospetto che si voglia concentrare prevalentemente in alcune realtà non solo la Chirurgia Oncologica, ma anche investimenti e risorse di cui trattasi, e da qui la definizione di serie A e di serie B.

Meglio sostituire la parola leader, per queste chirurgie dai molti numeri nelle diverse realtà provinciali, con Chirurgia di coordinamento di Unità complesse, se un coordinamento fra le stesse si vuole fare. Ricordo che le Unità complesse sono autonome dal punto di vista funzionale, le altre dipendono invece, nella visione di chirurgie leader, dalla chirurgia leader stessa (con le conseguenze che abbiamo già illustrato – mancanza di decisioni autonome, minore innovazione, minore ricerca, minori finanziamenti. Perchè poi non si voglia fare una Unità complessa di Chirurgia senologica presso la realtà di Santarcangelo-Rimini, quando i numeri (e la qualità) sono oltremodo esorbitanti (ricordavo oltre 400 Neoplasie mammarie anno), a mio parere rimane un mistero. Ovvero un mistero di cui si possono facilmente immaginare le ragioni, in particolare per gli addetti ai lavori.

Per quanto attiene alle strutture dei Dipartimenti, provinciali, transmurali (ospedale-territorio) e aziendali, hai ragione Direttore: anche io concordo. L’organizzazione deve essere flessibile e adattarsi al servizio dell’utente-cittadino e a una buona funzionalità (non era comunque questa la filosofia degli anni passati). Sulla transmuralità (ospedale-territorio) non voglio dilungarmi, ma il lavoro da fare a mio parere rimane ancora immane.

Per quanto attiene alla Cardiologia, mi riferisco a quella riminese, il ragionamento è molto semplice.
La Cardiologia di Rimini è rinomata a livello nazionale e regionale per la sua eccellenza e qualità. E il merito va sicuramente a tutto il personale, ai Medici del Gruppo Cardiologico e al suo Primario, Dr. Giancarlo Piovaccari, per la sua elevata professionalità, capacità di formare Medici esperti e affetto e umanità nei confronti dei pazienti (le tre principali qualità che deve possedere il Primario-Direttore di Unità complessa). Una Cardiologia efficiente è sinonimo, per noi riminesi e per tutti in generale, di vita più lunga con migliore qualità della vita stessa.

Ecco, noi riminesi ti diciamo che non ci interessa il modello organizzativo, provinciale, transmurale, aziendale (seppure questo come tu ci insegni, sia fortemente legato agli investimenti e alla possibilità di fare rete dei professionisti), purchè qualsiasi modello si scelga non si perda in qualità delle strutture e del personale Medico e che il modello scelto poi non sia foriero di una diminuzione della qualità e cambiamento del suo personale Medico. Perchè se diminuisce la qualità o si instaura una organizzazione scorretta, c’è il rischio concreto che i Professionisti migliori se ne vadano.

C’è poi tutto il tema dell’Università, Facoltà di Medicina. Non mi sovvengono ragioni per le quali i nostri Amministratori abbiano scelto di lasciare la Facoltà di Medicina solo nelle provincie di Forlì e Ravenna: una scelta poco saggia e irragionevole.

Di questo parleremo in un prossimo intervento, ma anche questo argomento potrebbe riguardare la serie A e la serie B, Noi vorremmo evitare retrocessioni portando con forza le nostre ragioni. La struttura ospedaliera che abbiamo creato a Rimini (il Padiglione azzurro) merita sicuramente maggiore attenzione anche da parte dell’Università.

Alberto Ravaioli

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