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Caro Giorgio, ma a Rimini non era possibile un altro calcio?

Un altro calcio è possibile. Ma è possibile a Rimini?

Questa mattina mi sono svegliato pensando a tutto quello che ho sentito e letto ieri sera.
Tifare Rimini non è mai stato semplice, non credo sarà mai semplice, ma dovrebbero esserci dei limiti e delle condizioni che non dovrebbero venire mai meno.

Non parliamo di una casa, di un’auto, di un investimento esclusivamente finanziario in cui si pondera il peso economico, s fa una valutazione costi/benefici e siamo a posto. Qui parliamo di un qualcosa che riunisce tante persone dietro a un ideale, per futile che sia.

La nostra maglia, la squadra della nostra città… Non è importante per noi dare a questi simboli un valore economico assoluto o pesarli attraverso una valutazione prettamente finanziaria, perché sono i valori che ci riuniscono, non il loro prezzo.

Tu Giorgio questo lo sai bene. Quando difesi a spada tratta la tua gestione dalle sirene targate Mestrovic, fosti proprio tu a dire che il Rimini può avere un prezzo, ma che era impossibile stabilire un valore a un qualcosa che è arricchito in primis da elementi non economici, ma morali.

E adesso? Caduti uno ad uno tutti i capisaldi del progetto originario, ci troviamo di fronte alla gestione di quello che è la proprietà di un bene, in primis morale, come il Rimini, alla stregua di un pacchetto azionario che si vende o si ricompra inseguendo logiche strettamente finanziarie, senza nessun coinvolgimento emotivo.

Sundas, mister bitcoin (che ho rimosso volutamente in fretta), Nicastro e Penta, Mongardi… Non accomuno volutamente Rota, perché quando un’impresa del territorio si rende disponibile io sono sempre felice e ben disposto (quindi se sarà, benvenuto e forza Alfredo!) ma in generale a me pare una sorta di asta. Il Rimini è bandito e offerto semplicemente al miglior offerente, in barba a tutti i valori cui il progetto originale si ispirava.

Ci siamo sentiti tante volte telefonicamente e non ho mai lesinato la comprensione, da un punto di vista umano, della situazione complicata che eri tenuto a gestire. Ed è proprio quella comprensione che adesso fa a pugni, nella mia coscienza, con il non aver compreso per tempo che di umano e di ossequioso verso il Rimini c’era probabilmente ben poco.

Se pur c’e’ stato qualcosa, adesso siamo appiattiti a mere strategie e speculazioni economiche. Fa male rileggere oggi il progetto originale targato agosto 2016… Fa male in particolare a quelli come me che ci avevano creduto.

Emanuele Pironi

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