Home > Ultima ora politica > Carriere alias a Rimini, interrogazione della Lega: “No propaganda gender a scuola”

Carriere alias a Rimini, interrogazione della Lega: “No propaganda gender a scuola”

“L’introduzione surrettizia in alcune scuole secondarie di secondo grado della Romagna, fra cui il liceo artistico di Ravenna e il Liceo Serpieri di Rimini, della cosiddetta ‘carriera alias’, ovvero la possibilità per uno studente o una studentessa di essere registrati a scuola non con il nome (e il sesso) anagrafico, ma con un altro di propria scelta, non solo non ha alcuna valenza giuridica ma è addirittura in pieno contrasto con quanto ribadito sul tema dallo stesso Ministero, che nella circolare n.1972 del 2015 afferma che ‘tra i diritti e i doveri e tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo né le ‘ideologie gender’ né l’insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo’”.
Così in una nota il parlamentare della Lega Jacopo Morrone, che ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi.
“Prevedere la ‘carriera alias’ a scuola – prosegue Morrone – non solo significa dover predisporre un doppio registro, una doppia pagella, un doppio diploma, quello vero e quello finto, e già questo fatto potrebbe rappresentare un’incoerenza educativa, ma addirittura potrebbe configurarsi il tentativo, neppure tanto nascosto, di propagandare le teorie gender a scuola, rischiando di incidere negativamente sul futuro di adolescenti ancora in fase di crescita anche dal punto di vista psicologico”.
“La necessaria educazione al rispetto dell’altro contro le discriminazioni e l’intolleranza non significa indottrinare alunni e studenti dando per acquisito il superamento del concetto di ‘binarismo sessuale’. Di qui la nostra preoccupazione che la scuola diventi teatro di strumentalizzazioni da parte di certe aree politiche e gruppi di pressione per legittimare battaglie ideologiche minoritarie. Allarmano anche la reticenza e le timidezze di insegnanti, dirigenti scolatici o genitori che, nel dibattito sulla vicenda, sembrano autocensurarsi o limitare la propria libertà ad esprimere dubbi per timore di essere investiti da accuse infondate dei cultori del pensiero unico politicamente corretto”, conclude l’ex sottosegretario leghista di Forlì.

Ultimi Articoli

Scroll Up